Una mostra per Valentino Zeichen nella storica casa del poeta

La Casa del Poeta, nel cuore del Borgetto Flaminio di Roma – Via Flaminia, 86 (angolo museo Explora) – riaprirà il 6 giugno 2023 alle 18:30 per ospitare la mostra dei ritratti di tanti artisti che hanno dedicato a Valentino Zeichen.

RitrattidiZeichen, Ideata e curata dalla figlia, Marta Zeichen con la collaborazione di Sacha Piersanti ed Emanuele Marchetti e le proiezioni di video e foto di Dino Ignani.

Verranno presentate le opere fotografiche, pittoriche e grafiche di Rino Bianchi, Elisabetta Catalano, Leonardo Cendamo, Monica Cillario, Michele Corleone, Maximo Cosentini, Gianluca Costantini, Leonardo Crudi, Milo De Angelis, Agnese De Donato, Claude De Dimanche, Marco Fedele di Catrano, Daniele Ferroni, Sandro Fogli, Stefano Fontebasso De Martino, Giovanni Giovannetti, Mireille Hoster, Dino Ignani, Uliano Lucas, Riccardo Mannelli, Marcello Mencarini, Stefano Montesi, Gianfranco Mura, Marilena Nardi, Tullio Pericoli, Paola Pertempi, Luigi Ontani, Dominique Radziwill, Luigi Serafini, Eric Toccaceli.

Le opere ritraggono Valentino Zeichen in diversi momenti della sua vita di uomo e di poeta. L’iniziativa è stata concepita per richiamare l’attenzione sul destino di un luogo centrale della memoria artistica e culturale romana dell’ultimo mezzo secolo, ovvero la dimora, situata all’interno del Borghetto Flaminio alle pendici di Villa Strohl-Fern, dove Valentino Zeichen vergò tutta la sua opera poetica, e che, ancora oggi, attende un preciso riconoscimento istituzionale.

RitrattidiZeichen
Idea e Curatela: Marta Zeichen
Con la collaborazione di Sacha Piersanti e Emanuele Marchetti

Proiezioni foto e video: Dino Ignani

Con il supporto di RAM radioartemobile Inaugurazione: 6 giugno 2023 | 18:30
Sede: La Casa del Poeta | via Flaminia 86 (angolo museo Explora) 00186 Roma Continua a leggere

Rossella Or. Recital di versi in chiave di sol

Rossella Or. Foto di scena

C O M U N I C A T O       S T A M P A

Rossella Or, attrice e poetessa, è stata protagonista dell’avanguardia teatrale romana degli anni ’70. Ha lavorato con Memè Perlini, Simone Carella, Giuliano Vasilicò, Giorgio Barberi Corsetti, Leo De Berardinis, Mario Prosperi, ottenendo un immediato e notevole successo, e ha successivamente iniziato una serie di lavori in proprio di rara intensità (con recupero della parola) di cui ha curato, anche, testo e regia.

Di lei scrisse il critico teatrale Nico Garrone: “Rossella, se venisse a patti con il galateo della rappresentazione, sarebbe una straordinaria Figliastra, o la delirante Contessa dei Giganti della Montagna. Ma ieri sera ci ha fatto pensare, o sognare, a qualcosa di più: ad un immaginario incontro nell’aldilà tra i fantasmi di Eleonora Duse e di Antonin Artaud.”

Nel 2000 è stata protagonista del film “Estate Romana” di Matteo Garrone (molto intensa una sua scena con Victor Cavallo), e ha recitato in “Regina Coeli”, diretta da Nico D’Alessandria. Si è sempre dedicata alla letteratura e alla poesia, ed ha pubblicato suoi testi sulle riviste Nuovi argomenti, Le voci della luna, Italian poetry, Inchiostri, Le reti di Dedalus.

Nel 2019 ha pubblicato il suo primo libro di poesie: “L’ACQUA TENDE ALLE RIVE – POESIE 2011-2017” per Editrice ZONA – Collana Rossocorpolingua a cura di Cetta Petrollo, con postafazione di Carlo Bordini, suo grande amico.

RECITAL DI VERSI IN CHIAVE DI SOL – Testi poetici editi e inediti, uno spettacolo di voce e corpo all’insegna della parola scritta e detta, nella forma in cui Rossella deciderà di rappresentarla sul palco. Erede di una tradizione teatrale storica, la sua poesia è tuttavia pura e per certi versi inesplorata. Chi può venga a sentirla e vederla. È un’esperienza! Continua a leggere

Centenario della nascita di Giorgio Manganelli

Giorgio Manganelli narratore, critico, giornalista, saggista. Demistificatore, visionario. Mai solo ed esclusivamente scrittore. Scrittore della scrittura. Scrittore della menzogna della letteratura. «Buffone», come ogni scrittore che sceglie «in primo luogo di essere inutile».
Nato a Milano nel 1922, quello di Manganelli, scomparso a Roma nel 1990, fu come un «ricatto dalle parole», come egli stesso lo definì in Laboriose inezie (1986), un’immersione completa nella letteratura, un mondo di segni costruito come un gioco geometrico di ripetizioni. Un entretien erudito, un io autobiografico mentre si costruisce e distrugge nelle combinazioni. Quasi a scrivere sempre lo stesso libro, fin dal 1964, anno in cui uscì nella collana I narratori di Feltrinelli la sua prima opera, Hilarotragoedia. Dalla gestazione complessa, come la storia delle sue numerose edizioni: in origine un piccolo quaderno di appunti su volere dello psicoanalista Ernst Bernhard, poi due edizioni per Feltrinelli e in ultimo la ristampa per Adelphi nel 1987.

Giorgio Manganelli

Libro e non romanzo, “trattatello” e non storia, come era nello spirito delle tesi del Gruppo 63 a cui Manganelli partecipò, dove il romanzo provocava “ripugnanza” e “fastidio”.

Cos’è dunque questa prima opera che segnò l’esordio letterario di un uomo di 40 anni? In qualche modo un’autobiografia, un viaggio negli inferi per la «natura discenditiva» dell’uomo, per l’eredità «sciamanica» della letteratura che ha a che fare con gli spiriti, con l’Ade — «Dall’infima cima sporgiti, abbandónati al tuo precipizio. Sii fedele alla tua discesa, homo. Amico». Da un’origine sicuramente psicologica, il materiale di quest’opera risale agli anni milanesi dal 1947 al 1949, anni in cui Manganelli, come Alda Merini, conobbe la “tragedia” della malattia mentale e della follia.

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A Roma la conferenza stampa del Premio Strega Poesia

Il 26 ottobre 2022, alle ore 11.30, nasce il Premio Strega Poesia

 Dopo lo Strega Europeo, lo Strega Giovani e lo Strega Ragazze e ragazzi arriva un premio dedicato alla valorizzazione dei poeti troppo spesso trascurati dai media, dai lettori e talvolta anche dalla critica, ma che stanno guadagnando sempre più spazio sui social grazie agli instapoet e ad altri fenomeni.

Il Premio Strega continua così quell’operazione di allargamento dei suoi orizzonti voluta dal linguista Tullio De Mauro, a lungo presidente della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e del Comitato direttivo del Premio Strega, che ha cercato di portare il Premio sempre più vicino ai lettori e ai ragazzi delle scuole di tutti gli ordini proprio attraverso il ‘Premio Strega Giovani’ e il ‘Premio Strega Ragazze e Ragazzi’.

Un’eredità portata avanti e rilanciata ora dall’attuale presidente Giovanni Solimine e dal direttore Stefano Petrocchi con il Premio Strega Poesia, il cui regolamento e caratteristiche verranno svelate nella conferenza stampa di domani a Roma.

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Ilaria Palomba, la forza del corpo

Ilaria Palomba / Credits foto Dino Ignani

Nota di Luigia Sorrentino

Pubblichiamo in esclusiva alcune poesie inedite di Ilaria Palomba scritte dall’autrice nella stanza del CTO, Centro traumatologico ortopedico di Roma, nel quale è ricoverata dal 3 maggio 2022.

I versi, in stile “confessionale”,  non sono il racconto o la cronaca del salvataggio o del l ricovero in emergenza, ma sono la reale e autentica esperienza di chi ha attraversato la morte ed è ritornata alla vita.

Ogni verso qui, rivela forza, azione, pensiero, resistenza.

Poesie con le quali Ilaria investe le vicende del nostro tempo e consegna al lettore un’altra, inedita figura della vita, quella che ci osserva dal margine della vita, e lo fa con una poetica che ci tocca nell’intimo e ci coinvolge profondamente.

Ilaria Palomba ricoverata al CTO di Roma, 14 settembre 2022

sperimentare l’invisibile 

Il silenzio è una fuga
strofa che trama
non fidarti – farà
di te spariglio – lei
come tutti i mostri
legata a un desiderio
spezzato, ha lottato
e ha perso. Non ti perdona
la vittoria – su cosa poi?
nei luoghi del nulla
il tempio – di cosa?
delle abbandonate.
Ferita – tu – lepre
tra fauci di iene
giurasti fiducia
sacrificarsi i figli.
Non ti perdonano
la giovinezza, l’amore.
Di questo tuo corpo
faranno macello.

5 luglio 2022

In zone tormentate
ho patito l’assenza
ma né i suicidi né
i morti metteranno
mai piede qui.
L’aria del mattino è
calda di un tepore
umido e rovente eppure
io sento il freddo del
trapasso. Chi mi vuole
viva non sa quale regione
mi tocca attraversare
Il corridoio con i vassoi
pieni di pillole e siringhe
il rumore dei vassoi.
Il corridoio che mi guarda
spietato e io immobile.
Poi la sesta vita (se resisti
al presente e non urli).
Tu dove sei?

24 luglio 2022

Ieri ho scoperto di non essere
più in grado di scrivere a penna.
L’incidente si incide in me
ogni giorno con un volto diverso.
Una volta prendevo appunti
con la velocità di un missile,
anche questa dote è stata cancellata.
Ho ritrovato però l’abbraccio sperato
il mio tu si è moltiplicato e non è
più persecutorio, non solo. Il
persecutore interno è il più cattivo
di tutti. Ogni tanto dovrei affacciarmi
a guardare un tramonto e dirmi:
tu ce la farai. Uscirai di qui come
uscirai dal dolore, dall’incantamento
e dal delirio. Attanagliata da ricordi
e desideri infranti, anche tu dirai:
ho sofferto ma ora basta. Il corpo
obbedisce solo all’infinito. Oggi
è un’illusione della coscienza.

30 luglio 2022

Di tanto in tanto mi trucco
per illudermi di esser fuori.
Fuori dalle punture di eparina
alle sette di sera, fuori dal
confronto con la mia schiena
o con la mia gamba – quale delle
due? – mi trucco perché uscirò
non importa se stasera o tra sei
mesi – forse anche dieci – uscirò
e non avrò dolori che non siano
l’intimo dolore di aver perduto
persone di cui sembro essermi
dimenticata, e altre che ho
asfissiato con una fantasmatica
invadenza. Non sono capace
di mantenere alcun rapporto
a partire da quello con me stessa.
Ricordi quando ci mostrammo le
cicatrici sui polsi? Guardammo
poi la folla ascoltando Purcell.
Tu sei tutti loro e da nessuna parte.
Cosa sto aspettando?

3 agosto 2022

Quattro mesi fa ero intubata,
mi trasferirono qui per
la riabilitazione, ma le
gambe non sembravano
volersi riabilitare.
E neanche la schiena.
Chiedevo sempre
ai miei di cambiare
ospedale, come se
cambiare ospedale
significasse qualcosa.
In stanza con me
due ragazze che
consideravo più
allenate alla vita.
La stanza cambia
ogni volta che qualcuna
va via. Diventa più
grande o più piccola,
muta colore, ma sono
mutazioni infinitesimali.
Oggi la ragazza che
si è buttata dal quarto
piano ha camminato
con un deambulatore
sul pavimento della palestra.
Probabilmente si è
sentita una bambina,
era molto buffa da vedere
una delle sue gambe
non riusciva a muoversi
correttamente. La degenza
è ancora lunga, e ho
sempre voglia di fuggire,
ma ho la sensazione che
quando andrò via avrò
nostalgia del reparto
come di una cosa
intima da non dire
a nessuno.

18 agosto 2022

Mi sono truccata di lacrime
ho indossato lo sguardo
più feroce che potessi
per dire alla Vita: Questa
volta sarò più forte di te.
Lei mi ha risposto:
l’ho sentita sibilare
poi urlare forte più
forte che potesse
ma non parlava la mia lingua.

25 agosto 2022

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Presentazione del libro postumo di Alberto Toni

Nota al testo

di Roberto Dedier

Al momento della sua scomparsa, nell’aprile del 2019, Alberto Toni stava lavorando a un nuovo libro di poesie, che aveva provveduto a riportare in un file in formato Word, denominato «Nuove poesie 2018-2019».

A dispetto della genericità del titolo, il file non conteneva dei semplici testi in ordine cronologico di stesura o di trascrizione, ma una vera e propria raccolta per la quale erano stati ipotizzati il titolo Tempo d’opera e una scansione testuale, che a una più attenta lettura si fonda su alcune evidenze contenutistiche.

Sono presenti, infatti, citazioni, eserghi, allusioni che nel loro insieme costituiscono una fitta rete non solo intertestuale, più o meno esplicita, ma anche interculturale, specie nei confronti dei linguaggi dell’arte.

L’autore, inoltre, aveva abbozzato una possibile ripartizione in sezioni, restaurando così una pratica che era rimasta estranea a Vivo così (2015), ma che era stata ampiamente ripresa ne Il dolore (2016) e in Non c’è corpo perfetto (2018) e che ha quasi sempre caratterizzato il suo modus operandi.

Ad apertura del libro, infatti, era presente, dopo il titolo, l’occhiello «Tempo 1». La compattezza e la coerenza del testo, nel suo insieme, non hanno consentito di individuare i possibili termini di chiusura o apertura di nuove sezioni, con ogni probabilità da intitolarsi «Tempo 2» etc., né di stabilire quante potessero essere nelle idee del poeta. Il quale, non avendo potuto portare a termine la revisione del testo con la cura estrema che gli era consueta e che aveva dimostrato in altre occasioni, non ha lasciato segnalazioni in merito.

È certo che Tempo d’opera, per quanto concluso, fosse rimasto nel computer ancora in una fase progettuale; non embrionale, ma ancora non del tutto stabilita e soprattutto senza alcuna proiezione editoriale.

Si può ipotizzare che la non prossimità di una pubblicazione (del resto era appena apparso Non c’è corpo perfetto, che reca il finito di stampare del dicembre 2018) non comportava alcuna premura di definizione; al resto ha pensato la malattia, per cui il file ha necessariamente comportato alcuni interventi correttivi, invero minimi.

Sono stati emendati evidenti refusi rispondenti ad altrettanti errori di battitura, nonché la punteggiatura, perlopiù per le stesse ragioni; sono stati uniformati gli spazi tipografici tra i versi che vanno a costituire strofe diverse; sono stati sciolti dubbi interpretativi (e di conseguenza di grafia) su alcuni omografi.

L’interruzione di pagina ha risolto le rare incoerenze circa gli incipit e gli explicit di alcuni testi di più ampio respiro strutturale.

Quello che consegniamo ai lettori è dunque un testo che riproduce l’ordine del file, con la sola responsabilità, in assenza di altri testimoni e di altre indicazioni interne, di aver escluso l’occhiello «Tempo 1», rinunciando così a stabilire sezioni sicuramente aleatorie.

Vorrei infine ringraziare quanti hanno consentito che l’ultimo libro di Alberto vedesse la luce. Patrizia La Via, anzitutto, che non solo mi ha affiancato nella revisione del testo e nella correzione delle bozze, ma che ha atteso che superassi remore e perplessità dovute a un eccesso di vicinanza; Roberto Maggiani e Giuliano Brenna, che non hanno invece esitato ad accoglierlo nelle loro edizioni e a seguirlo con amorevole attenzione. Continua a leggere

I “Depositi piovani” di Luccioli

Massimo Luccioli

In mostra le opere visionarie di Massimo Luccioli

Nota di Fabrizio Fantoni

 

La prima impressione che offrono le opere di Massimo Luccioli è di condensare con rinnovata energia le lezione della più importante produzione artistica del novecento.

Le sue superfici ci restituiscono la matericità di Alberto Burri, la forza evocativa di Leoncillo e la poesia visionaria di Lucio Fontana.

Le opere di Luccioli ponendosi al confine tra scultura e pittura ci portano a contatto con l’inconscio, con la materia archetipica, a volte magmatica, che si muove al di sotto o al di là del visibile.

Il gesto artistico che sorregge le creazioni di Luccioli, seppur animato da un’ irriducibile istintualità, risulta sempre contraddistinto da un controllo e da una raffinata sostenutezza formale assai desueta nel panorama artistico contemporaneo.

Un artista da scoprire ed apprezzare in questa inedita mostra.

Volto di uomo

MASSIMO LUCCIOLI
Depositi piovani
A cura di Mario Finazzi

9 giugno opening
Aleandri Arte Moderna
Roma

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Il virtuosismo tecnico di Antonio Finelli

Antonio Finelli

 “Oltre la realtà”.

Il mondo artistico di  Antonio Finelli

Intervista di

Fabrizio Fantoni

 

Artista tra i più valenti della sua generazione, Antonio Finelli (classe 1985) si contraddistingue per la sbalorditiva perizia tecnica con cui esegue i suoi disegni.

Le sue figure, che si stagliano nette sulla carta, portano con loro la caducità e la fragile bellezza delle farfalle: volti segnati dalla vecchiaia ritratti con lenticolare precisione, immagini che sembrano emergere dal fondo della memoria per mostrarsi  ai nostri occhi un’ultima volta prima di scomparire definitivamente.

Il virtuosismo di Antonio Finelli non è fine a se stesso ma, al contrario, è il mezzo per andare oltre il visibile ed indagare le nascoste armonie che sorreggono i rapporti tra gli uomini.

 

Disegno di Antonio Finelli

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Ritratti di Poesia 2022

Dopo la sospensione causata dalla pandemia, torna a Roma l’8 aprile 2022Ritratti di Poesia” con un vasto programma di incontri con poeti italiani e internazionali.

La rassegna di poesia a cura di Vincenzo Mascolo, si terrà all’Auditorium di Via della Conciliazione, 4 a partire dalle ore 9:30.

Arrivano in Italia dalla Scozia la poeta Kate Clanchy con l’afghana Shukria Rezaei per un incontro a cura di Giorgia Sensi. Dalla Francia, Sylvie Fabre presentata da Fabio Scotto. Riceve il Premio Internazionale Fondazione Roma-Ritratti di Poesia Titos Patrikios, uno dei maggiori poeti greci. Giorgia Sensi cura anche l’incontro con il poeta Ilya Kaminsky di origine Ucraina. Dalla Bielorussia Valzhyna Mort, dagli Stati Uniti Ishion Hutchynson, dalla Spagna José Carlos Rosales, dalla Palestina Najwan Darwish e dalla Germania Susanne Stephan.

Riceve il Premio Fondazione Roma-Ritratti di Poesia Maurizio Cucchi. Continua a leggere

La ristampa di “Cuore” di Beppe Salvia

Beppe Salvia

Interno Poesia ristampa l’attesissimo libro di poesie di Beppe Salvia Cuore diventato introvabile, che uscì postumo nel 1987, a cura di Arnaldo Colasanti a circa tre anni dalla tragica scomparsa dell’autore.

Dall’introduzione
di Sabrina Stroppa

 

[…]

All’inizio del 1984 escono su “Braci” sedici poesie sotto il titolo di “Cuore”: diventerà il titolo generale di un libro che Salvia prepara nei primi mesi del 1985, e che raccoglie una serie di poesie pubblicate in rivista tra il 1979 e il 1984.

La sezione eponima comprende una delle sue liriche più belle, “A scrivere ho imparato dagli amici”; e saranno proprio gli amici dopo la morte di Beppe, avvenuta il 6 aprile dello stesso anno, a ritrovare i dattiloscritti preparatori tra le sue carte. Il libro apparve solo alla fine del 1987, postumo, per l’editore rotondo, a cura di Arnaldo Colasanti, come primo numero della collana di poesia “Novelettere” da lui diretta. Nella premessa, Colasanti indicavano i versi di Salvia “lo spalancarsi di una potenza e di una unicità lirica” sostenute da “una lingua di magistero, di studio delle cose e degli uomini”. Gino Scartaghiande, che contribuì all’allestimento del volume, ragionando su quella “grande poesia” degli anni Ottanta e Novanta che ebbe le sue radici nei Settanta parla di cuore come di uno dei ‘veri libri’ dell’epoca: “un libro straordinario, miracoloso, impensabile e dieci anni prima”.

Il volumetto ebbe, subito, almeno due lettori di eccezione. Pietro Tripodo, in una presentazione del luglio 1988, indicava in “Cuore” la capacità di “disporre diversamente da prima l’attuale, giovane universo della res publica literatum: leggendo minutamente i versi, sottolineava l’affollarsi di una “iperattività retorica” che è “un tempo risultato e sostanza di poesia”, una “rabbia della forma” espressa da varie insistite “Tessiture formali”, sole in grado di sopportare “l’urto nervoso […] di un’intollerabile urgenza”.  Andrea Zanzotto, riconoscendo nell’autore una voce importante tra quelle dei giovani poeti che stavano facendo un “salto qualitativo […] verso nuove forme”, ravvisava nella poesia di Salvia una “sconcertante luce” capace di creare un “inquietante sfondo di allontanamento”, e insisteva sul quid arduo e sfuggente che leggeva nelle sue prove più composte.

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I graffiti su tela di Cy Twombly

Cy Tombly

La seducente “spontaneità pensata” di Cy Twombly

di Marco Amore

Cy Twombly non ha bisogno di presentazioni. L’astrattismo delle sue opere dal sapore apparentemente infantile ha affascinato intere schiere di appassionati di arte contemporanea, rendendolo un artista dallo stile immediatamente riconoscibile tanto dagli operatori di settore che dal grande pubblico del circuito mainstream. Graffiti su tela grezza e lino, vivide sfumature e screziature, fioriture estatiche che si alternano e si amalgamano a grafemi illeggibili e grondanti macchie di colore, dando origine a stratificazioni di senso che coniugano il piacere estetico all’intellettualità del classicismo, senza tuttavia scadere in inutili complessità concettuali. L’opera di Twombly ricorda la produzione di un bambino alle prime armi con il disegno: campionature della prima infanzia che urlano un forte cromatismo, tocchi di colore che sporcano la superficie, colano dove parole asemiche, segni graffiati, tornano alla genesi dell’elemento grafico anche quando pretendono di svelare l’indicibile impulso primordiale attraverso l’impiego di scarabocchi espressionisti.

Un lavoro di una complessità inaudita, perché costringe a spogliarsi degli schemi mentali acquisiti, a disimparare le regole del figurativo apprese in anni di istruzione obbligatoria, per tacere della preparazione accademica, avvenuta in lunghi e prolifici anni in cui Twombly viene in contatto, tra gli altri, con un maestro dell’informale come Franz Kline (1910-1962), per abbandonarsi a una spontaneità pensata, profondamente meditata, eppure non per questo meno spontanea, quella che a suo tempo il critico d’arte Gillo Dorfles definì «precisione dell’impreciso». Ammirando le opere di Twombly, come la tela esposta alla Galleria d’Arte Moderna di Torino, Roma (Il muro) [1962, olio, smalti, graffiti e carboncino su tela], non a caso posizionata di fronte a una seduta atta alla contemplazione per i visitatori, non può sfuggire il parallelo con il testo del fanciullino pascoliano: quella natura irrazionale e intuitiva che si nasconde dentro di noi per condurci alle verità basilari del vivere, che è impossibile imbrigliare in schemi mentali rigidi, assetti di pensiero acquisiti che condizionano i nostri processi cognitivi, impedendo una vera libertà di espressione che né Twombly né il poeta decadente avevano tentato di spezzare attraverso modalità di pensiero divergenti, quanto piuttosto nell’unico modo funzionale e possibile, ovvero ricorrendo a una sorta di kènosis laica, una totale spoliazione dell’Io dall’esperienza esistenziale.

Cy Tombly

«Ogni linea», dice Twombly, «è la sensazione della sua stessa realizzazione», e seguendo le variopinte tracce indelebili che si rincorrono sul bianco/nero di una mente libera tanto da convinzioni che da convenzioni, appare chiaro che non sbocciano da un profondo ripensamento del vissuto, né da una sua interpretazione; che l’interiorità di chi le ha abbozzate ha un’importanza solo marginale, tanto quanto la sua personalità: sono l’espressione del loro stesso apparire, senza orpelli né virtuosismi egotistici, con tutta l’energia che riescono involontariamente a trasmettere indefessamente a chi le guarda. Eppure con l’informalità processuale di questo modus operandi, figlio di una tradizione tipicamente americana, intravista nell’iterazione simbolica di elementi propri dell’espressionismo astratto, convive il desiderio di ispirarsi all’area mediterranea e alla sua storia, all’origine del mito greco e latino, oltre a un incessante bisogno di liricità. Stupendi i richiami al simbolico di Mallarmé su sfondi chiari o in alcuni titoli scultorei, il bisogno di solitudine ricercata per abbandonarsi alla creazione, che necessita di uno stato di flusso e di estasi creativa. Continua a leggere

L’albero della cultura

A Roma, domenica 10 ottobre all’Orto Botanico, nell’ambito di URBAN NATURE, si terrà la Prima Edizione de L’ALBERO DELLA CULTURA, il progetto che promuove, nello stesso tempo, Ambiente e Cultura.

Presenta la manifestazione, Max Laudadio. Testimonial Raphael Gualazzi.

Nel corso della giornata all’Orto Botanico di Roma dedicata a Ambiente e Cultura saranno premiati Piero Angela, (per la parte scientifica) e Umberto Piersanti (per la parte umanistica).

La manifestazione avrà inizio alle ore 12.00 e terminerà alle 18.00.

Il progetto è promosso dall’Accademia Mondiale della Poesia con il patrocinio di WWF, ANCI, Confassociazioni, e inoltre in collaborazione con il Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, Pandion Editore, Sinapsi Group e Tallone Editore, nell’ambito della manifestazione Urban Nature.

LA GIORNATA DELL’ALBERO

Alle 12.00 si terrà la messa a dimora dell’Albero della Cultura cui seguiranno letture poetiche di alcuni poeti italiani contemporanei: Nicola Bultrini, Claudio Damiani, Mariella De Santis, Simone Di Biasio, Nina Maroccolo, Vincenzo Mascolo, Plinio Perilli, Gabriella Sica, Luigia Sorrentino, Sara Ventroni, Isabella Vincentini, Zingonia Zingone.

Alle 16.30, poi, presso la Sala Conferenze del Museo Orto Botanico, si svolgerà la cerimonia di consegna del Premio Albero della Cultura a due personalità di spicco del panorama italiano, Piero Angela, divulgatore scientifico e Umberto Piersanti, umanista e poeta.

Nel pomeriggio si terrà il concorso di poesia sul tema “Lo spirito degli alberi”, presentato da Paolo Lagazzi, presidente della giuria del concorso.

Seguirà una lettura di poesie sulla natura di Marcia Theophilo, poetessa brasiliana più volte candidata al Nobel per la letteratura accompagnata al pianoforte dal Maestro Christian Deliso, Direttore d’Orchestra, e dalle immagini di Giuliano Grittini, artista e fotografo ufficiale di Alda Merini. Oscar di Montigny, manager, scrittore e divulgatore internazionale, invierà per l’occasione un video messaggio sul tema della gratitudine quale rivoluzione necessaria.

Concluderà la cerimonia Raphael Gualazzi, Testimonial del progetto.

Altri Testimonial del progetto sono artisti e personaggi del mondo dello spettacolo quali Fabio Armiliato, Enzo Decaro, nonché personalità del mondo della finanza e dell’impresa come Angelo Deiana Presidente di Confassociazioni che sarà ugualmente presente alla cerimonia di premiazione.

IL PROGETTO 

Nato nel 2020 da un’ idea di Christian Deliso, il progetto L’Albero della Cultura è una risposta alla pandemia che ha colpito in modo particolare il mondo culturale e artistico.

L’ Italia è il Paese per eccellenza della cultura e un modello culturale per tutte le altre nazioni del mondo. Purtroppo a causa della pandemia il nostro paese sta vivendo un momento di grande difficoltà soprattutto in questo ambito.

Si è pensato dunque di ripartire dalla Cultura, come simbolo di rinascita e segno di speranza per tutti coloro che sentono la necessità e che credono che la cultura vada coltivata, custodita e protetta affinché ci si vita sul pianeta.

La manifestazione prevede l’assegnazione, ogni anno, di un premio a due personalità che in ambito umanistico e scientifico hanno contribuito alla promozione dei temi legati alla difesa e alla valorizzazione dell’ambiente e della cultura in un senso ampio.

La Giuria di esperti nell’ambito dell’Arte e della Scienza include scienziati, giornalisti, artisti, e letterati quali Paolo Lagazzi, Paolo Ruffilli e Claudio Damiani.

Il premio che verrà consegnato è una scultura realizzata dal Maestro Mauro Olivotto alias Lampo, artista e artigiano, in collaborazione con Sinapsi Group di Davide Battistini.

Saranno coinvolte le scuole di vario grado e verrà studiato un percorso con le maestre che avvicini gli studenti al tema dell’ecologia della difesa dell’ambiente e dell’importanza che riveste la cultura a tutti i livelli. Tale progetto sarà presentato da Anna Lisa Tiberio assieme al Raggruppamento Carabinieri Biodiversità.

La regia della cerimonia inaugurale è di Alfonso de Filippis, attore e regista.

L’organizzazione generale é affidata all’Accademia Mondiale della Poesia, diretta da Laura Troisi manager culturale.

Per informazioni e prenotazioni: accademiamondialepoesia@gmail.com

IL PROGRAMMA Continua a leggere

Milo De Angelis al Festival Letterature

Milo De Angelis/ Credits ph. Viviana Nicodemo

Oggi, sabato 24 luglio alle 21:00 il poeta Milo De Angelis aprirà la quarta serata del Festival Internazionale di Roma, Letterature. A seguire i racconti di Mario Desiati, Muriel Barbery, Nathalie Léger e Assaf Gavron.

Completamente rinnovato il Festival a cura di Andrea Cusumano e Lea Iandiorio con la regia di Fabrizio Arcuri, torna per la sua Ventesima edizione nella ambientazione dello Stadio Palatino. La serata conclusiva di domenica 25 luglio inizierà con la riflessione “a braccio” di Erri De Luca, a seguire i racconti di Erri . Concluderà la serata e chiuderà il Festival l’intervento di Stefano Massini.

Qui l’intero programma del Festival.

Il tema di Letterature: “Leggere il mondo” attraverso gli interventi di poeti e scrittori, ma anche di altre voci, non solo della letteratura e della poesia.

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La luce incerta di Sandro Penna

Sandro Penna, fotografato a Roma nella sua casa in Via della Mola de’ fiorentini, sul lungotevere

 La vita… è ricordarsi di un risveglio
 triste in un treno all’alba: aver veduto
 fuori la luce incerta: aver sentito
 nel corpo rotto la malinconia
 vergine e aspra dell’aria pungente.

 Ma ricordarsi la liberazione
 improvvisa è più dolce: a me vicino
 un marinaio giovane: l’azzurro
 e il bianco della sua divisa e fuori
 un mare tutto fresco di colore.

 ***

 Mi nasconda la notte e il dolce vento.
 Da casa mia cacciato e a te venuto
 mio romantico amico fiume lento.

 Guardo il cielo e le nuvole e le luci
 degli uomini laggiù così lontani
 sempre da me. Ed io non so chi voglio
 amare ormai se non il mio dolore.

 La luna si nasconde e poi riappare
 — lenta vicenda inutilmente mossa
 sovra il mio capo stanco di guardare.

 ***

 Felice chi è diverso
 essendo egli diverso.
 Ma guai a chi è diverso
 essendo egli comune.

 ***

 Tu morirai fanciullo ed io ugualmente.
 Ma più belli di te ragazzi ancora
 dormiranno nel sole in riva al mare.
 Ma non saremo che noi stessi ancora.

 ***

 Talvolta, camminando per la via
 non t’è venuto accanto a una finestra
 illuminata dire un nome, o notte?
 Rispondeva soltanto il tuo giudizio.
 Ma le stelle brillavano ugualmente.
 E il mio cuore batteva per me solo.

 ***

 Io vivere vorrei addormentato
 entro il dolce rumore della vita.

 da: Sandro Penna, Poesie, Milano Garzanti, 2000

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In memoria di te, Alberto Toni

Alberto Toni, per gentile concessione della famiglia

A un anno esatto dalla scomparsa del poeta italiano Alberto Toni, (1954-2019) pubblichiamo il ricordo della sorella di Alberto, Alba Toni.

 

COMMENTO DI ALBA TONI

Avevo un fratello fantastico, amatissimo, era il mio unico fratello, la mia vita. Alberto Toni, uno dei più importanti poeti contemporanei, è stato mio fratello. Con lui ho vissuto fintanto che ho potuto averlo accanto, questa dicotomia tra la figura istituzionale del poeta e l’affetto fraterno profondo che ci legava. Alberto muore il sei aprile 2019, lo scorso anno, dopo una malattia feroce quanto fulminante, consegnandomi in un istante alla solitudine di un mondo tanto familiare ma anche d’improvviso estraneo, assente.

Ci vorrà del tempo per capire come recuperare quel linguaggio condiviso da noi e che possa essere compreso anche da altri, qualcosa che stia in bilico tra quello che eravamo insieme e quello che era lui, da solo.

Ho ripreso recentemente alcuni suoi inediti, inediti nel senso pubblicati non su libri, che sono usciti in edizioni originali simili a piccole stampe colorate di rosso, si tratta di una piccola raccolta intitolata Gatteria, dalla Collana Exemplar di Poesia diretta da Francesco Guadagnuolo che esce in prima edizione nell’ottobre del 1995. Continua a leggere

Ritratti di Poesia 2020


Appuntamento il 21 febbraio prossimo, a Roma per la prima volta all’Auditorium Conciliazione, con la XIV edizione della grande rassegna poetica internazionale “Ritratti di Poesia”, promossa e organizzata dalla Fondazione Cultura e Arte, ente strumentale della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale. Grande concerto dedicato a Battisti in chiusura.

La XIV edizione della manifestazione internazionale «Ritratti di poesia» cambia sede, trovando spazio, quest’anno, nel foyer dell’Auditorium Conciliazione, a pochi passi dal Vaticano. La rassegna, unica nel suo genere, è stata ideata nel 2006 dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale che, attraverso la Fondazione Cultura e Arte, promuove e realizza l’evento.

Il 21 febbraio prossimo, come di consueto, la manifestazione vedrà avvicendarsi per più di dieci ore consecutive, dalla mattina alla sera, incontri, reading, interviste, confronti ed idee, il tutto nel segno della poesia e del suo rapporto con le altre espressioni del genio umano. La grande novità di quest’anno è l’evento serale di chiusura della manifestazione: il concerto – ad ingresso libero fino ad esaurimento posti – dal titolo “Emozioni. Viaggio tra le canzoni di Mogol e Battisti”, con la partecipazione di Mogol e del cantante Gianmarco Carroccia, accompagnati sul palco dell’Auditorium da un’orchestra dal vivo di 16 elementi. Continua a leggere

[Macroletture] Milo De Angelis

Per [MACROLETTURE] ciclo di incontri di poesia a cura di Maria Ida Gaeta, domenica 17 novembre 2019 alle 11.00 all’Auditorium MACRO Asilo, (Museo d’Arte contemporanea di Roma) Milo De Angelis leggerà degli estratti dall’ultima sua raccolta di versi “Tutte le poesie 1969-2015” (Mondadori, 2017). Continua a leggere

Vanni Scheiwiller 20 anni dopo

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In occasione del ventesimo anno dalla scomparsa di Vanni Scheiwiller (Milano, 8 febbraio 1934 – Milano, 17 ottobre 1999) la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e contemporanea, ospita un convegno a cura di Giuseppe Appella e Laura Novati, dal titolo “Vanni Scheiwiller e l’arte da Wildt a Melotti”, dedicato al grande editore di poesia del Novecento, critico d’arte e intellettuale. Continua a leggere

Per Alberto Toni, in memoria

Alberto Toni / Credits ph. Dino Ignani

Piove a dirotto e là sullo scoglio
dei miei segreti c’è tutta la solitudine
del mare. Sì eccomi piccolo e solo
mentre mi giri intorno, amore. Sai
la fatica delle parole che ritornano
a frotte nei giorni della conta e del
destino segnato. Inseguo l’altra faccia
della medaglia, la lieve incrinatura
del legno.

Alberto Toni, da “Mare di dentro” (Puntoacapo, 2009)

*

Qualcosa dovevamo perdere,
un granello appena stinto,
sembra ieri. La ragione non sfugge,
no. Nell’incavo degli anni, appena
una memoria raccolta, in chiusa,
come distorta, sfilacciata. Chiedi
aiuto e ti ritrai, rimargina il viso
ogni cosa.
Ti batti per un pensiero buono,
ancora per noi, nel sentiero aspro
del margine. Che vedi? Che scomponi
con le mani in attesa di dirci: non andate?

Alberto Toni, da “Il dolore” (Samuele Editore, 2016)

NOTA A MARGINE

 

Il 6 aprile scorso è scomparso prematuramente l’amico e poeta Alberto Toni.
Le poesie qui proposte, scelte da Giovanni Ibello, sono l’occasione per ricordare un evento recente che ha coinvolto in prima persona i giovani allievi di Alberto, gli alunni dell’Istituto Comprensivo “Alberto Sordi” di Roma dove Alberto Toni ha insegnato per anni. Continua a leggere

Alla Casa delle Letterature “Tempo riflesso” di Corrado Benigni

Pietre vive

Volevamo uscire dal silenzio

ma non eravamo mai entrati.

Pietre vive le parole,

unica traccia di quello che abbiamo cercato.

Agli alberi abbiamo chiesto in prestito la voce,

ai sassi il volto per dare forma al visibile.

Dall’acqua abbiamo imparato la pazienza dell’attesa,

dal ghiaccio che si muove seguendo la corrente.

Perché nel movimento impercettibile della polvere

è scritta la meccanica dell’universo,

la conta del tempo che non torna.

 

Corrado Benigni /Credits ph. Dino Ignani

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Il primo blog di poesia della Rai

William Kentridge Tevere eterno

William Kentridge, fiume Tevere  Triumphs and Laments, 20 aprile 2016 – credits Ph. Fabrizio Fantoni, ombra supplicante Luigia Sorrentino

 

L’IDENTITA’ DELLA POESIA

DI Luigia Sorrentino

 

La mia esperienza di blogger è cominciata nel settembre 2007. Intendevo creare in rete, sul sito di Rai News 24, un luogo di confine nel quale custodire, difendere e  proteggere, l’identità dei poeti e della poesia.   Volevo, insomma, determinare un luogo ove fosse riconosciuta l’identità dei reietti, sempre respinti e costretti a vagare nella solitudine e nell’isolamento. Desideravo un luogo di sguardi. Volevo depositare il seme di una presenza, mettere radici su quel confine e lasciare la traccia di volti emersi dal magma della parola, in tutta la loro verità.

Il primo blog di poesia sul sito della Rai, è diventato in breve tempo, un luogo di forza sul quale si è fermato lo sguardo di coloro che, come me, volevano stupirsi, meravigliarsi. Finalmente i volti dei poeti emergevano in tutta la loro potenza espressiva, in uno scatto autobiografico e fotografico. Grazie, devo dire, anche, alla collaborazione del fotografo e poeta, Dino Ignani, alcuni di quei volti, sono stati, via via, sempre più riconoscibili. Un grazie enorme anche a Viviana Nicodemo, attrice, regista e  fotografa straordinaria: ci ha donato scatti e intuizioni indimenticabili. Grazie a poeti come Antonella Anedda, Silvia Bre, Franco Buffoni, Nanni Cagnone, Alessandro Ceni, Giuseppe Conte, Maurizio Cucchi, Milo De Angelis, Vivian Lamarque, Franco Loi, Mariangela Gualtieri, Valerio Magrelli, Umberto Piersanti, Davide Rondoni, Patrizia Valduga, Gian Mario Villalta, per citare solo alcuni dei più importanti poeti italiani contemporanei che ci hanno offerto i loro contributi e talvolta, anche testi inediti e anteprime editoriali. Grazie al loro prezioso contributo il blog si è accresciuto e affermato come luogo privilegiato della grande poesia italiana.

Nel 2007 lavoravo a Rai News 24 e avevo realizzato  per i programmi di approfondimento culturale interviste televisive (oltre che con i poeti italiani già citati) con alcuni dei maggiori poeti  noti a livello internazionale  fra i quali, il poeta siriano Adonis, il grande poeta francese Yves Bonnefoy, l’inglese Tony Harrison, le polacche Julia Hartwig e Ewa Lipska, i Premi Nobel Seamus Heaney, Derek Walcott e Orhan Pamuk, il Premio Pulitzer Mark Strand e il poeta candidato al Nobel, Adam Zagaiewski e molti altri.

ORHAN PAMUK

Nel settembre 2006, quindi un anno prima di iniziare l’esperienza di blogger, avevo avuto l’ occasione di incontrare a Napoli per un’intervista per RaiNews24, lo scrittore turco Orhan Pamuk pochi giorni prima che l’Accademia di Svezia gli conferisse il Premio Nobel per la Letteratura.

Orhan Pamuk, che in Italia aveva pubblicato romanzi come Il mio nome è rosso, Neve e Istanbul, mi aveva profondamente colpito perché al centro della sua opera di scrittore,  aveva messo il tema dell’identità, un argomento poco riflettuto e quasi per niente esplicitato nella letteratura contemporanea in quegli anni. Per me fu illuminante scoprire in quel preciso momento storico, che a porsi domande così importanti sulla propria individualità, su quella della propria nazione in relazione a altre culture e minoranze etniche, non fosse un poeta laureato, ma uno scrittore. La riflessione e l’osservazione dell’opera di uno scrittore nato e vissuto in Turchia che si è battuto per il riconoscimento dei dei diritti umani, dei crimini contro l’umanità, mettendoci “la faccia”, sapendo perfettamente quali erano i rischi che correva, è stata per me una lezione fondamentale. Pamuk mi ha fatto comprendere che anche la poesia e i poeti dovevano andare in quella direzione  rimettendo in discussione il proprio ruolo e la propria posizione nella storia di questi anni.

Fin da adolescente, avendo vissuto a Napoli e nella provincia, ho sempre sentito di avere qualcosa in comune con il popolo turco. Basti pensare che ancora oggi, alcune parole della lingua napoletana sono identiche a quelle turche: ad esempio,  “avash” in napoletano, in turco pronunciato “javash”,  hanno lo stesso significato: “abbassa”, “non correre”, “fermati”. E’ il “tono”, l’autorità con cui la parola viene pronunciata che fa assumere alla stessa parola diversi significati, ma il senso è lo stesso.

Ho ancora negli occhi la prima volta che vidi Istanbul. Il meraviglioso Palazzo Dolmabahçe, il primo palazzo in stile europeo di Istanbul, situato nella parte occidentale della città a ridosso del Bosforo, ex residenza di Ataturk, e poi le stradine di Sultanahmet, l’università,  il venditore di acqua, i minareti, Santa Sophia, la moschea blu, la voce del muezzin, il mercato coperto, l’odore del pesce fritto e servito sulla carta, la confusione a piazza Taksim e l’affabilità delle persone, mi avevano dato la netta sensazione di non essere poi tanto lontana da  Napoli. E tutte le volte che ero tornata lì, nel tempo, e mi ero  fermata di notte sul Bosforo a guardare il paesaggio, nel brulicare delle luci davanti a me, avevo  avvertito sulla mia pelle una certa familiarità con quel luogo. I contrasti, le contraddizioni, i sentimenti di discordia tra fratelli descritti  da Pamuk nel suo romanzo autobiografico Istanbul, li conoscevo; facevano parte anche della mia cultura e erano realtà incandescenti almeno quanto lo erano per Pamuk.

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Addio a Alberto Toni

addio a Alberto Toni

Alberto Toni / Credits photo Dino Ignani

COMMENTO DI LUIGIA SORRENTINO

 

Si è spento a Roma dopo una breve malattia, il poeta e amico, Alberto Toni.

Domenica scorsa alle 14.58 sul suo profilo facebook era comparsa questa scritta: “Cari amici, credo che dovrò per un po’ sospendere i miei impegni letterari. Mi trovo infatti, per un problema serio, ricoverato al Policlinico Umberto I. In attesa di tempi migliori un saluto caro a tutti, scusate se non potrò rispondervi.”

C’eravamo visti e salutati con un bacio, l’ultima volta a Roma, il primo marzo, alla Casa delle Letterature, in occasione della presentazione del libro di Maurizio Cucchi, “Sindrome del distacco e tregua” (Mondadori, 2019). In quella occasione Alberto mi aveva portato il suo ultimo libro di poesie “Non c’è corpo perfetto” (Algra Editore, dicembre 2018). Avevo letto il libro tutto d’un fiato colpita dal cambio di registro della sua poetica, millimetricamente scandita da una pronuncia aspra, ampia, transitoria. Ero entrata nei frammenti di un corpo poetico senza più alcuna protezione.

da Non c’è corpo perfetto
di Alberto Toni

[…]

Una furia,
la fretta di andar via,
casa mia, casa mia,
mettere radici,
cercare le radici, la carta mancante, la calligrafia dello stupore
e la vaghezza, il respiro fino all’ultimo, la pietà è discesa,
non rendo, non colgo, soltanto mi approssimo per tentativi.

Ora il nostro compito è ricordare Alberto Toni, rileggendo la sua poesia con umanissima pietas. E pensare che lui ci parlava di “corpi da proteggere”, quelli che Alberto vedeva alla stazione, “denti su denti/crani su crani”. Continua a leggere

La poesia di Biancamaria Frabotta

 

POMERIGGIO DI STUDIO SULLA POESIA DI BIANCAMARIA FRABOTTA

di Carmelo Princiotta

Quella di Biancamaria Frabotta è una poesia dall’impronta dinamica, in continua viandanza. All’età turbolenta del rumore bianco, che dà forma a una nuova soggettività, si avvicenda il tempo del contrappunto fra la struggente ricerca dell’origine e gli impervi itinerari nell’altrove, al fine di oltrepassare le secche del postmodernismo e una banalizzante idea di contemporaneità. Succede quindi la stagione di un inquieto, asimmetrico pendolarismo fra città e campagna, in cui più fitta si fa l’interrogazione della condizione mortale e più acuta la nostalgia della classicità. Continua a leggere

Ritratti di Poesia al Tempio di Adriano

Torna l’appuntamento annuale al Tempio di Adriano. Alla rassegna dedicata alla poesia, partecipano poeti provenienti da tutto il mondo

Oggi, 15 febbraio al Tempio di Adriano si svolge la tredicesima edizione della giornata dedicata alla poesia internazionale. Una maratona di 10 ore, dalla mattina alla sera, animata da incontri, confronti, letture, idee, versi e voci, con la partecipazione di importanti autori, italiani e stranieri, e di giovani promesse. Il tutto nel segno della poesia e del suo rapporto con le altre espressioni del genio umano (musica, scienza, medicina). In particolare, quest’anno il percorso della rassegna porta all’attenzione del pubblico alcune significative iniziative di valore culturale e sociale legate alla poesia. L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, è nata nel 2006 per volontà del Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione, ed è diventata un appuntamento imperdibile per tutti coloro che amano il genere letterario poetico.

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Annelisa Alleva

Annelisa Alleva, /Credits photo Dino Ignani

Mi poso sul sentiero,
oltre il tumulo di terra
sul quale è cresciuta l’erba
e qualcuno lascia un fiore.

La pioggia, sputata dal vento
sulle foglie tonde di betulla
che volteggiano e cadono incerte,

è per me, rapace,
non per il visitatore.
Io vedo la Voronka che fuma
al mattino, le ciminiere.

Sono il falco che veglia non visto
la tomba del suo signore.

Da “Caratteri“, Passigli, 2018 Continua a leggere

Lettere d’amore sull’arte e la poesia

 

 

Giovedì 31 gennaio 2019
ore 18.30 (in lingua italiana)
Presentazione libro
FLORIAN ILLIES
L’invenzione delle nuvole. Lettera d’amore sull’arte e la poesia
In occasione dell’uscita della traduzione italiana, in collaborazione con Marsilio Editore
Con l’autore interviene il giornalista Dario Pappalardo

Casa di Goethe
Via del Corso, 18
00186 Roma

Dall’Ottocento di Caspar David Friedrich, passando per l’espressionismo di Gottfried Benn fino alla tragedia della Prima guerra mondiale con Georg Trakl e alla Pop Art di Andy WarhoI, Illies ci accompagna attraverso due secoli d’arte e letteratura. Ad affascinarlo non sono solo le vite dei pittori e le loro opere: come nella tradizione di un novello Warburg lo sguardo dello storico dell’arte tedesco è capace di trovare percorsi latenti, fili nascosti, rimandi e simboli che mostrano in una nuova luce i segni del passato. Si scopre così, in una personalissima e suggestiva camera delle meraviglie, perché nel loro Grand Tour i pittori dell’Ottocento scegliessero di fermarsi in piccoli e dimenticati borghi italiani per studiarne la luce e il panorama unici, o in che modo, da Goethe in poi, il Vesuvio sia diventato un’ossessione per molti artisti tedeschi, fino a domandarsi se il Romanticismo non fosse davvero una malattia e, nel caso, se fosse curabile. Nel racconto di Illies immagini quotidiane e luoghi d’elezione di scrittori e artisti riemergono pieni di luce, colore, di struggente bellezza.

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In memoria di te, Giovanna Sicari

Giovanna Sicari, foto d’archivio

Sognavo che ero morta e camminavo
l’ignoto scandiva impeti e campane
l’ignoto, quando tutti seguono la legge
dà la vertigine, una macchia il sole
all’improvviso, ricordava tracce di ideali:
penitenti bagnati sull’asfalto
accarezzano aria.
Seguitemi – dissi – ho mani divise
cerco un insensato forte luogo
di alghe e sesso
dove lo scenario ha puri battiti sfrenati
coperte nuziali ricamate di cielo.

Giovanna Sicari
da: Sigillo, Milano Crocetti, 1989

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Adriano Spatola, “Da zero ad infinito”

Adriano Spatola (Photo d’archivio)

Lunedì 10 dicembre, ore 18 – 21 Lo Studio Varroni / Eos Libri d’Artista (Via Saturnia 55, int. 2 – angolo Piazza Epiro – Roma) inaugura una mostra antologica di Adriano Spatola.

La mostra presenta opere e documenti di Adriano Spatola, uno dei più significativi esponenti della neoavanguardia italiana nel trentennale della scomparsa. Nonostante siano stati finora pubblicati diversi studi di rilievo, di Spatola, poeta, teorico e critico, c’è ancora molto da dire, specialmente per quanto riguarda la sua attività di sovvertitore di modelli linguistici ed espressivi, non solo nell’ambito poetico cosiddetto lineare, ma anche nel settore performativo, sonoro e visivo.

Lo Studio Varroni, in ragione delle peculiarità del proprio lavoro, ritiene di dover considerare
questo trentennale come una buona occasione per rendere omaggio al poeta, ma nello stesso tempo per ridestare l’attenzione su un tema in continua evoluzione, ma che solo Spatola aveva saputo affrontare con le dovute densità e compiutezza, con sapienza tecnica e con verve polemica in un memorabile saggio pubblicato nel 1969: quello che tratta del possibile itinerario “verso la poesia totale”.1 Un percorso che a tanti anni di distanza merita di essere rivisitato. Specialmente oggi che l’informatica e la complessità mediatica hanno aperto nuovi orizzonti di conoscenza, sembra particolarmente utile, se non addirittura indispensabile, affrontare la problematica con tutti gli aggiornamenti del caso. Del resto globalizzazione e vortici mediatici, allora impensabili, sono prodotti di trasformazioni radicali che inglobano fortemente l’universo linguistico e il panorama delle arti e che innescano processi di usura vertiginosi. Continua a leggere

Contro le mafie i versi di Peppino Impastato

I versi di Peppino Impastato aprono il documentario “Davide e Golia”, il nuovo progetto dell’artista Kyrahm con tappe internazionali.

Chi di noi non conosce l’elogio alla bellezza attribuito dalla sceneggiatura a Peppino Impastato dal film “I 100 passi” di Marco Tullio Giordana? In realtà furono parole che non pronunciò mai, ma che in un certo senso restituiscono la fotografia di una verità che non tutti conoscono: Peppino Impastato fu anche poeta ed è con i suoi versi che si apre il primo video della rassegna “Davide e Golia” un documentario dell’artista Kyrahm per dare voce ai “Peppino Impastato contemporanei” che si oppongono a camorra, mafia ed ‘ndrangheta.

Appartiene al suo sorriso

l’ansia dell’uomo che muore,

al suo sguardo confuso

chiede un po’ d’attenzione,

alle sue labbra di rosso corallo

un ingenuo abbandono,

vuol sentire sul petto

il suo respiro affannoso:

è un uomo che muore. 

Queste le parole di Peppino Impastato, scelte per l’esordio di un lavoro work-in-progress, che sta evolvendo attraverso gli incontri, le storie delle persone, la loro integrità morale, al fine di innescare un messaggio di speranza verso il futuro di questo paese. Chi sono i protagonisti? Jvan Baio, Luigi Leonardi, Daniele Ventura che nel corso dei video si evolveranno in “eroi” del nostro tempo.

“Davide e Golia”: il debutto in Germania e tutte le tappe

La prima parte di questo progetto sarà presentata il 4 dicembre 2018 all’Università di Rostock in Germania con la docente, ricercatrice e performance artist Andrea Zittlau e prevede incontri e partecipazioni collettive anche a Roma con una performance al MACRO il 21 marzo, in occasione della Giornata in Ricordo delle Vittime della mafia, a Napoli con il coinvolgimento dell’Accademia di Belle Arti, a New York con il sostegno di Peter Dolloway. Continua a leggere

Guido Reni alla Galleria Corsini di Roma

“Guido Reni, i Barberini e i Corsini. Storia e fortuna di un capolavoro”. Esposizione alla Galleria Corsini di Roma.

Le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano fino al 17 febbraio 2019, nella sede di Galleria Corsini a Roma, la mostra Guido Reni, i Barberini e i Corsini. Storia e fortuna di un capolavoro, a cura di Stefano Pierguidi.

L’esposizione ruota intorno a uno dei quadri più emblematici della storia della collezione delle Gallerie Nazionali: la Visione di sant’Andrea Corsinidi Guido Reni, commissionata dai Corsini per la canonizzazione del santo vissuto nel Trecento, avvenuta nel 1629 durante il pontificato di Urbano VIII Barberini.

Il capolavoro di Reni, oggi agli Uffizi, era ospitato nelle sale di Palazzo Barberini fino al 1936, quando passò ai Corsini di Firenze.

In mostra viene messo a confronto, per la prima volta, sia con la replica eseguita nel 1732 da Agostino Masucci, rimasta in via della Lungara e realizzata per la versione musiva voluta da Papa Clemente XII, al secolo Lorenzo Corsini, per l’altare della cappella di famiglia in San Giovanni in Laterano (1730), sia con il dipinto conservato alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, opera di Reni stesso, che ritrae il Santo in altre movenze. Quest’ultima opera arriverà in mostra dopo un accurato restauro finanziato dalla Gallerie Nazionali Barberini Corsini. Continua a leggere

Giulia Napoleone e la poesia

Giulia Napoleone, Rifrazioni 1, 1980

Comunicato stampa

Giulia Napoleone e la poesia
Letture dai libri d’artista

Interventi
Giuseppe Appella, Curatore della mostra
Paolo Mauri, Critico letterario
Franco Vitelli, Ordinario di letteratura italiana, Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Sarà presente l’artista

Venerdì 23 novembre 2018, ore 18.00
Sala delle Colonne
Ingresso libero

Venerdì 23 novembre 2018, alle ore 18.00, nella Sala delle Colonne, in occasione dell’antologica curata da Giuseppe Appella che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dedica a Giulia Napoleone, i poeti che l’hanno accompagnata nel corso degli anni e, tra il 1974 e il 2017, hanno firmato con lei i libri d’artista prodotti da noti editori italiani e stranieri, si alterneranno nella lettura delle loro poesie, completando, in questo modo, quanto la mostra accoglie e rende visibile.

Annelisa Alleva, Antonella Anedda, Primerio Bellomo, Marco Caporali, Maria Clelia Cardona, Francesco Dalessandro, Roberto Deidier, Paolo Febbraro, Biancamaria Frabotta, Rita Iacomino, Valerio Magrelli, Gabriella Pace, Elio Pecora, Rosa Pierno, Fabio Pusterla, Silvana Sinisi, Luigia Sorrentino, Brunello Tirozzi, Alberto Toni, Marco Vitale, Domenico Vuoto, Simone Zafferani hanno scelto “i versi che più mettono in evidenza la capacità di Giulia a raggiungere, senza mai farsi illustrazione, una nuova visione proprio attraverso la poesia che, a sua volta, non accompagna solo l’opera grafica ma ne potenzia le possibilità espressive e di comprensione, quindi il dialogo. L’una e l’altra sottolineano sempre l’importanza dell’immaginazione che, attraverso le forme, la luce, i colori fatti parola e viceversa, ferma l’incanto del silenzio, gli spazi nascosti tra un verso e un segno, un campo bianco e un brulichio di punti neri”. (Giuseppe Appella) Continua a leggere

Joseph Beuys, l’artista che amò l’Italia

Costellazione 2 è la seconda puntata di due esposizioni che raccontano storie e tesori tedeschi rinvenuti a Roma. Il progetto ideato da Giuseppe Garrera e curato insieme a Maria Gazzetti è pensato in primo luogo come un omaggio a Walter Benjamin, alla flânerie, al collezionismo, alle tante storie, ai tanti segni e passaggi di civiltà dispersi, in una metropoli, nei luoghi di scarico, robivecchi, cenciaioli, rigattieri, antiquari.
La nuova puntata è dedicata interamente ai ritrovamenti legati alla figura e all’opera di Joseph Beuys (1921 –1986). Oggetti, manifesti, cartoline, inviti, edizioni, fotografie e segni di affetto dell’artista tedesco testimoniano non solo la diffusione del suo operare e della sua carismatica presenza, ma soprattutto il legame straordinario dell’artista con l‘Italia. Continua a leggere

Mimmo Rotella Manifesto

L’esposizione, a cura di Germano Celant con Antonella Soldaini, si propone come la più completa ricognizione scientifica sulla produzione di Mimmo Rotella (Catanzaro,1918 – Milano, 2006) nell’anno del centesimo anniversario dalla sua nascita. Il progetto di allestimento della mostra scaturisce dalla configurazione del Salone Centrale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e interpreta lo spazio espositivo come una vasta ‘piazza’ interna circondata da pareti o facciate di edifici: “Tale interpretazione urbana ha sollecitato”, come afferma Celant, “un display che non fosse composto da frammenti, i quadri, con strutture espositive centrali, tipiche delle mostre tradizionali, in cui le opere sono presentate per temi e per momenti, in singoli territori parietali, stanze e sale, ma si integrasse con la piazza, entrandone a far parte. Al tempo stesso, la necessità di proporre un’antologia dove i lavori giungessero a fornire – con estrema ricchezza connessa alla qualità e alla diversità – un ampio spettro dell’estetica di Rotella, comporta una loro presenza numerosa. Mettendo insieme tutti questi elementi – l’aspetto urbano del luogo, la spinta a concretare una retrospettiva con un numero elevato di opere – e considerando il caratteristico linguaggio dell’artista focalizzato sul manifesto, è emersa la concezione di ‘tappezzare’ la piazza e i suoi edifici con sei grandi cartelloni o billboards, dal formato in media 3 x 10 metri circa, come se il pubblico si trovasse a camminare e a fruire dell’opera di Rotella in un contesto cittadino”. Continua a leggere

Ritratti di Poesia.280, 2018-2019

Torna il concorso dedicato a Twitter e alla sua modalità di scrittura. Lo scorso anno è stato aumentato a 280 il numero massimo dei caratteri utilizzabili per un tweet e così è ora “Ritratti di poesia.280” il titolo del concorso che si svolge nell’ambito della rassegna Ritratti di Poesia, manifestazione – giunta alla tredicesima edizione – promossa e organizzata dalla Fondazione Cultura e Arte, emanazione della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, in collaborazione con InventaEventi S.r.l.

Il concorso, che negli anni passati ha riscosso un notevole successo di pubblico, è a partecipazione gratuita e si rivolge ai poeti dell’era digitale, per dimostrare che anche con il linguaggio sincopato e veloce dei social network è possibile scrivere un testo poetico. Esso infatti vuole essere un incontro tra la poesia e la modalità di comunicazione richiesta da Twitter.

Saranno ammessi alle selezioni testi poetici rigorosamente inediti e composti da 280 caratteri al massimo spazi inclusi (il limite imposto da Twitter per ogni messaggio, appunto), suddivisi in due sezioni: la prima, riservata alle poesie in italiano; la seconda, dedicata ai testi scritti nelle altre lingue europee, che dovranno essere accompagnati dalla traduzione in lingua inglese. Resta inteso che il limite di 280 caratteri dovrà essere rispettato esclusivamente dal testo in lingua originale, mentre la traduzione potrà anche superare tale limite. Continua a leggere

Giulia Napoleone, “Realtà in equilibrio”

 

 

Preview stampa
lunedì 15 ottobre 2018
ore 18.00

Inaugurazione
lunedì 15 ottobre 2018
ore 18.30

Apertura al pubblico
16 ottobre 2018 – 6 gennaio 2018

Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Sala Aldrovandi

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A cura di Giuseppe Appella

Fausto Melotti, autore del testo Realtà in equilibrio pubblicato nel foglio-manifesto diffuso nel 1982 in occasione della mostra alla Galleria Il Segno che comprendeva oltre Giulia Napoleone, anche Carlo Lorenzetti, Bruno Conte, Rodolfo Aricò e Giuseppe Uncini, considerava i cinque artisti “anacoreti, lontani dalle tentazioni del mondo” che “vedono dalle finestre e conoscono fuori e anzitempo ciò che sarà necessario alla costruzione dell’edificio dell’arte, compagni nella ricerca, compagni in ciò che l’arte richiede, sacrificio e amore. Non di mimi, si tratta di alcune pietre portanti dell’arte”.

La Galleria Nazionale, dopo Carlo Lorenzetti e Bruno Conte, celebra Giulia Napoleone, ricomponendone il percorso con una mostra antologica a cura di Giuseppe Appella dal titolo “Realtà in equilibrio”.

Centoquattro le opere (dipinti, sculture, disegni, incisioni, libri d’artista, datati 1956-2018) selezionate per evidenziare la nascita e gli sviluppi di un preciso linguaggio formale, dei paesaggi interiori, dei paesaggi “di puntini”, come li definisce lei stessa, di quella ricerca sulla complessità semantica che domina la scena intellettuale e artistica degli anni Sessanta, in cui l’artista opera con la sua personalissima lettura del reale mediata dalla poesia. “La poesia è come un paesaggio – scrive Giulia Napoleone – tutta la comprensione delle cose avviene attraverso la poesia, a tutto corrisponde un verso. La mia lettura è una lettura lenta e tormentata, un processo di assimilazione difficoltoso”. Un dialogo continuo e costante tra poesia e arte visiva caratterizza dunque il suo lavoro, dalle prime riflessioni sul tema del segno degli anni Sessanta, immersi nello scandaglio dell’immenso archivio della tradizione per attingervi quanto necessario per rinnovarsi sperimentando, alla consuetudine col colore, soprattutto il blu (“colore versatile”), che muove dalla seconda metà degli anni Settanta, in cui l’assenza di materia fa riaffiorare la luce dal fondo della carta con delicate trasparenze. Continua a leggere

L’autobiografia di J. W. Goethe

Giovedì 20 settembre 2018, ore 19.00

Museo  Biblioteca  Foyer italo-tedesco
Via del Corso 18 | 00186 Roma (Piazza del Popolo)
www.casadigoethe.it

Presentazione libro (in lingua italiana)
J.W. GOETHE. Dalla mia vita. Poesia e verità

A cura di Enrico Ganni. Introduzione di Klaus-Detlef Müller
Collana I Millenni, Einaudi 2018
Intervengono
 ENRICO GANNI e
 VALERIO MAGRELLI
Lettura di LORENZO PROFITA

In collaborazione con Giulio Einaudi editore

L’autobiografia, scritta in tarda età, copre gli anni giovanili fino al 1775. E’ ambientata per la maggior parte in una Francoforte che sembra una città mediterranea, con la gente che vive per strada nei dehors abusivi costruiti davani ai portoni delle case. E anche casa Goethe ha qualcosa di italiano, non fosse altro perché il padre l’italiano lo sapeva leggere e l’aveva fatto studiare alla moglie e ai figli.

Attraverso i mille incontri e frequentazioni Poesia e verità è anche l’affresco di un’epoca esaltante, fra Illuminismo e Sturm und Drang, di tutta la cultura europea. Continua a leggere