Rossella Or. Recital di versi in chiave di sol

Rossella Or. Foto di scena

C O M U N I C A T O       S T A M P A

Rossella Or, attrice e poetessa, è stata protagonista dell’avanguardia teatrale romana degli anni ’70. Ha lavorato con Memè Perlini, Simone Carella, Giuliano Vasilicò, Giorgio Barberi Corsetti, Leo De Berardinis, Mario Prosperi, ottenendo un immediato e notevole successo, e ha successivamente iniziato una serie di lavori in proprio di rara intensità (con recupero della parola) di cui ha curato, anche, testo e regia.

Di lei scrisse il critico teatrale Nico Garrone: “Rossella, se venisse a patti con il galateo della rappresentazione, sarebbe una straordinaria Figliastra, o la delirante Contessa dei Giganti della Montagna. Ma ieri sera ci ha fatto pensare, o sognare, a qualcosa di più: ad un immaginario incontro nell’aldilà tra i fantasmi di Eleonora Duse e di Antonin Artaud.”

Nel 2000 è stata protagonista del film “Estate Romana” di Matteo Garrone (molto intensa una sua scena con Victor Cavallo), e ha recitato in “Regina Coeli”, diretta da Nico D’Alessandria. Si è sempre dedicata alla letteratura e alla poesia, ed ha pubblicato suoi testi sulle riviste Nuovi argomenti, Le voci della luna, Italian poetry, Inchiostri, Le reti di Dedalus.

Nel 2019 ha pubblicato il suo primo libro di poesie: “L’ACQUA TENDE ALLE RIVE – POESIE 2011-2017” per Editrice ZONA – Collana Rossocorpolingua a cura di Cetta Petrollo, con postafazione di Carlo Bordini, suo grande amico.

RECITAL DI VERSI IN CHIAVE DI SOL – Testi poetici editi e inediti, uno spettacolo di voce e corpo all’insegna della parola scritta e detta, nella forma in cui Rossella deciderà di rappresentarla sul palco. Erede di una tradizione teatrale storica, la sua poesia è tuttavia pura e per certi versi inesplorata. Chi può venga a sentirla e vederla. È un’esperienza! Continua a leggere

Carlo Bordini, un autore di riferimento

Carlo Bordini

L’ 8 giugno 2022  la sessione di Italian Poetry Today, University of Oxford, ospita una discussione sull’ultimo libro di Carlo Bordini, recentemente scomparso: ‘Un vuoto d’aria’ (Mondadori, 2021).

A presentare e commentare la nuova edizione saranno la curatrice Francesca Santucci e gli studiosi Claudia Crocco e Gianluigi Simonetti.

Poeta appartato e ribelle per vocazione, Carlo Bordini è stato per molti, fino alle generazioni più giovani, un autore di culto, una figura autonoma di riferimento.Composto negli ultimi anni di vita, Un vuoto d’aria, che esce postumo a cura di Francesca Santucci, conserva i tratti più rilevanti della sua fisionomia poetica, in primo luogo l’intensità materica e una potente energia espressiva.

L’alternarsi di versi e prosa poetica genera una forte efficacia comunicativa, pur con volute sconnessioni interne, che va ben oltre i termini di una letterarietà di tradizione e di maniera, del tutto estranea al senso della ricerca di Bordini.

Una ricerca sempre volta, per citare un suo intervento, a quella che definiva iperverità, nella convinzione che «l’arte, ogni forma d’arte, giunge, quando funziona, a una verità più profonda di quella che una persona conosce o crede di conoscere nella sua vita».

Ci troviamo di fronte a un autore che varia le scelte tematiche e formali, e che reinterpreta la stessa poesia d’amore o autobiografica secondo termini del tutto personali. Un autore ben attento all’esempio di Pasolini, capace di ironia e di aperture trasgressive e coinvolto come pochi altri nella stagione dell’impegno, attraversata prima con adesione ideologica e poi con distacco.

Ma nella cui poesia troviamo anche legami con grandi esempi storici, come quelli di Apollinaire e Gozzano.

Bordini è stato un poeta per il quale risulta decisivo il rapporto tra scrittura e psicoanalisi, poiché nei suoi versi «la psicoanalisi è ovunque», come scrive Guido Mazzoni nel saggio introduttivo, «non è solo un contenuto: è una forma, è una macchina semiotica».

E questo nell’ininterrotta indagine sul vissuto che ha alimentato i suoi testi, ai quali possiamo oggi tornare con il pieno interesse dovuto a una riscoperta ormai necessaria.

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Jean-Luc Nancy, “Hymne stomique”

NOTA DI LUIGIA SORRENTINO

Lunedi 23 agosto 2021 la notizia della morte a Strasburgo a 81 anni di Jean-Luc Nancy, il grande filosofo francese discepolo di Jacques Derrida.

Jean-Luc Nancy  ha scritto opere indimenticabili tradotte In molti paesi del mondo.
Tra i suoi libri pubblicati in Italia, Essere singolare plurale, (Einaudi, 2001); La creazione del mondo (Einaudi, 2003); i due volumi di Decostruzione del cristianesimo (Cronopio, 2007-2012), Sull’amore (Bollati Boringhieri, 2009); Politica e essere con. Saggi, conferenze, conversazioni (Mimesis, 2013); Prendere la parola (Moretti&Vitali, 2013) e Noli me tangere (Centro ediotoriale Dedhoniano, 2015).

Con Nancy, uno dei maggiori protagonisti della discussione filosofica contemporanea, avevamo cominciato a scriverci con una certa regolarità da febbraio 2020, fino all’ aprile di quest’anno, e cioè da quando, in piena pandemia, avevo dato vita, sul blog, al progetto Catena Umana/Human Chain, un dialogo a più voci fra diverse discipline umanistiche nel tempo del Coronavirus. A prendere  la parola sulla “crisi globale” innescata dal Covid 19, il 29 maggio 2020, era stato proprio Jean-Luc Nancy, con un’intervista a me rilasciata pochi giorni prima.

Quest’anno, in una fredda mattina di gennaio,  Nancy mi inviò  per email un suo testo inedito scritto a dicembre 2020,  Hymne Stomique, che qui pubblico integralmente per la prima volta e in lingua originale.

E’ un testo di rara bellezza. Custodisce un mistero che ognuno potrà fare suo.

Unica indicazione per lettore che vorrà cimentarsi nella traduzione nei commenti del blog: la parola “stoma” deriva dal greco e significa “bocca”, qui da intendersi come “figlia del respiro“. La bocca per Nancy è il luogo dell’accadere, è l’esperienza del toccare, del toccarsi, è la nudità del mondo che non ha origine né fine.

 

HYMNE STOMIQUE

Jean-Luc Nancy, décembre 2020

 

Chant premier

Fille du Souffle et de la Chère,
père exhalé, mère absorbée
en toi par toi dans ta trouée
comme le veut l’ordre des choses
mâle aspiré dans les nuées,
femelle sucée avalée,

toi passage dedans dehors
en haut en bas et leurs mêlées,
leur brassage leur masticage
– Mastax fut de ta parenté –
toi la mêleuse la brouilleuse
souveraine des amalgames
amal al-djam’a al-modjam’a
ou malagma du malaxer
toujours l’un qui dans l’autre passe
en transmutation d’alchymie

toi la parleuse la mangeuse
la discoureuse la buveuse
la clameuse la dévoreuse

salut, Stoma commissures humides
rejointes disjointes
viande en logos, mythos en bave

salut, toi seule véritable
seule réelle dialectique !  Continua a leggere

L’ultima lettura di Carlo Bordini

Carlo Bordini, credits ph. Dino Ignani,  Orto botanico, Roma, 2018

 

di Luigia Sorrentino

Questa breve lettura è l’ultima compiuta in video da Carlo Bordini. Carlo presenta la rivista “Diacratica”, da lui co-diretta e legge una poesia tratta da “Sonetti per King-Kong“, (1977) un libro ormai introvabile, mai più ristampato, del poeta Gino Scartaghiande. Un commovente saluto all’amico poeta.

NOTA DI CLAUDIO ORLANDI
(Radio Pomona)

Ero a casa sua agli inizi di ottobre 2020 e gli chiesi se avesse voluto fare una video lettura per Radio Pomona, lui decise per questa presentazione.

Carlo parla del progetto «Arianna – I libri ritrovati», una collana di poesia ospitata dalla rivista online “Diacritica” e diretta da lui, Giuseppe Garrera e Sebastiano Triulzi. (continua dopo il video)

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Per Carlo Bordini

CONFRONTO TRA SCRITTORI E CRITICI SULLA SUA OPERA

L’incontro è ospitato dalla libreria ELI (Esperienze Libri Idee) il 13 febbraio alle ore 18,00.  Si potrà seguire in diretta sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/libreriaeliroma

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AUTUNNO

Quando la fantasia
 scopre l’invenzione di se stessa
 si stanca
 di inventare la realtà
 non esistono le ore, non esistono i giorni, l’esistenza e la vita si
 confondono.

È questo il paradiso? O l’autunno?
 l’inverno precede dunque l’autunno? È questa la cabala?
 così come la guerra precede la pace.
 l’acqua è acqua di pozzo, molli onde, concentriche.

Ciò che richiama il tuo incerto sorriso. Un ricordo oltre i mari, oltre
 le colonne di sole. Le foglie girano e riportano indietro.

tu non immagini di vivere in un castello incantato, e
 di svegliarti dopo trent’anni, credendo di aver dormito
 dieci minuti

forse sono le ragnatele ad aver dormito, o forse abbia-
 mo dormito entrambi. abbandonai
 nei tuoi terrori i miei. l’autunno
 è appena iniziato.

Carlo Bordini

Carlo Bordini

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In memoria te, Carlo Bordini

Carlo Bordini, credits ph. Dino Ignani, Orto botanico, Roma, 2018

Domenica 29 novembre 2020 | ore 12
Poesia di Carlo Bordini

Letture di Claudio Damiani, Rita R. Iacomino, Giovanna Iorio, Rossella Or, Claudio Orlandi, Beppe Sebaste, Silvia Stucky

in diretta sulla pagina FB di Poesia tra gli alberi
https://www.facebook.com/poesiatraglialberi

Addio a Carlo Bordini (1938 – 2020)

Carlo Bordini, credits ph. Dino Ignani

 

 

COMMENTO DI LUIGIA SORRENTINO

Lutto nel mondo della poesia.
Silvia Bordini, sorella di Carlo Bordini, poche ore fa ha inviato via mail a tutti gli amici di Carlo compreso me,  un messaggio contenente una tristissima notizia che proprio non ci aspettavamo e che ci lascia senza parole: “con profondo dolore vi comunico che Carlo ci ha lasciato questa notte. Conserviamo tutti il dono della sua poesia”.

La notte del 10 novembre 2020 se n’è andato Carlo Bordini, a 82 anni, un amico carissimo e un poeta fra i più conosciuti  in Italia.

Scrittore, poeta, militante politico,  radicalmente anti-elitario, fra le sue raccolte di versi più famose ricordiamo: “Strategia”, “Pericolo” e, quella da lui più amata, “Polvere”. Le sue poesie, dal 1975 al 2010, sono state raccolte e pubblicate in un unico volume edito da Luca Sossella Editore nel 2010.

Nella rubrica “Autoritratto” potrete rileggere il testo che Carlo Bordini scrisse per me e Fabrizio Fantoni nel 2015. Una bellissima pagina che ci racconta chi era Carlo e che cosa pensava lui fosse la sua poesia. Non dimenticherò ma  la sua generosità, la sua presenza attiva e attenta a tutte le vicende politiche e civili che hanno accompagnato il suo passaggio sulla terra. L’ultimo incontro all’isola Polvese, per un convegno organizzato da Maria Borio sulla poesia in Europa. L’ultima mail collettiva, pochi giorni fa “estremismi”, aveva aperto un bel dibattito fra diverse persone.

Grazie Carlo, grazie. Ti abbraccio forte. Come facevamo quando ci incontravamo e poi  con un sorriso ironico, sornione… ci salutavamo e non mancava mai la fatidica frase alla  romana, (la dicevi proprio a tutti i tuoi amici!):  “Ciao bbella!”

Noi, mentre la casa crolla

Noi, che stiamo vivendo l’inizio del tracollo della civiltà umana,
ci preoccupiamo di cambiare la carta da parati
e di lucidare i mobili
mentre la casa crolla ci dedichiamo a rovinose dispute con il portiere
e facciamo progetti per migliorare (abbellire) le serrature delle nostre case
le nostre case stanno cadendo e noi ci preoccupiamo di abbellirle
perché gli animali domestici hanno bisogno di un ambiente sereno

Carlo Bordini

Carlo Bordini

 

Carlo Bordini, “L’Italia è nei guai”

Carlo Bordini/ credits ph. Dino Ignani

Doomsday Clock e realismo
di Carlo Bordini

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Il Doomsday Clock (orologio dell’apocalisse) è l’iniziativa di un gruppo di scienziati dell’università di Chicago intesa a misurare metaforicamente il pericolo di un’ipotetica fine del mondo. Iniziata nel 1947, la lancetta che si avvicina alla mezzanotte dell’apocalisse è andata progredendo; all’inizio mancavano sette minuti; quest’anno, nel 2020, le lancette distano dalla simbolica mezzanotte 100 secondi, solo un minuto e quaranta.

Inizialmente gli scienziati intendevano come elemento principale di pericolo la guerra atomica; dal 2007 hanno cominciato a considerare altri elementi, come, ad esempio, i cambiamenti climatici.

Con questo atto metaforico gli scienziati vogliono ricordare all’umanità che la nostra civiltà è affetta da numerose malattie mortali che dovrebbero essere subito affrontate. Ma queste sono cose che ormai sanno tutti… Io le ho prese dal web (cosa facilissima) ma già le sapevo come le sanno tutti. E tutti sanno che l’umanità non fa quasi nulla per affrontare questi problemi.

Ho la sensazione che il covid-19 faccia parte di questa rovinosa corsa verso la distruzione. Dato che le malattie mortali dell’umanità sono molte, questa mi sembra essere una delle tante, e neanche la più tragica (pensiamo alla sovrappopolazione, ai cambiamenti del clima, alla presenza delle armi atomiche). Comunque io, poetino romano, non ho ricette interpretative o risolutive. Mi limito a constatare che siamo alla vigilia di una fortissima crisi economica, per esempio. Constato. Cerco di salvarmi personalmente.

So, da tempo, che il mio compito non è salvare il mondo, ma salvarmi nel mondo. E inoltre, accetto la catastrofe.

Potremmo chiederci: ma allora, a che serve fare il poetino romano? Non lo so. Francamente non lo so. Forse a credere in un’utopia. Come i bambini: chi vuol credere all’utopia metta il dito qua sotto. Continua a leggere

Carlo Bordini

Carlo Bordini, credits ph. DIno Ignani

Microfratture

L’idea della catastrofe, una catastrofe silenziosa,
appena avvertita, ma inevitabile.
Oppure le microfratture psichiche,
le microfratture di un’anima.
La mia anima è piena di
microfratture. Sono i piccoli traumi nascosti,
dimenticati, che tornano ogni tanto, quando l’anima è sotto sforzo,
quando non te ne accorgi. Dentro sono franato tutto. Non me ne accorgo,
ma lo sono. Magari quando attraversi una strada e un rumore ti fa rabbrividire,
quando tremi alla pronuncia di un nome, quando
hai un improvviso soprassalto di insicurezza. Le microfratture
sono le telefonate e gli appuntamenti che ti snervano,
improvvisamente,
l’andare in una stanza e chiedersi: che ci sto a fare,
ecc. ecc.
tutto un elenco dei nervosismi, dei soprassalti, delle cose che ti feriscono,
e le minuzie che ti snervano, ecc ecc
il cervello che funziona troppo,

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Carlo Bordini, “Memorie di un rivoluzionario timido”

carlo_bordini

Foto di Dino Ignani

Questo romanzo totalmente legato all’autobiografia è una sorta di bilancio di circa vent’anni della mia vita. Poiché sono stati anni pieni di traumi, la stesura di questo libro è stata una lotta con me stesso. Per questo ci ho messo un tempo lunghissimo a finirlo. Un bilancio, un esame di coscienza su due temi fondamentali: il rapporto con la politica (sono stato a lungo militante di un gruppo trotskista) e i grovigli affettivi che hanno caratterizzato i miei rapporti col mondo femminile. Il tutto preceduto da un’adolescenza vissuta tra depressioni, cambi di facoltà, fughe e sedute dallo psicanalista. Una normale figura di disadattato, quindi, alla ricerca di un equilibrio.

Scritto in periodi diversi e con stili diversi, abbandonato e ripreso, questo libro non poteva che assumere una struttura disordinata e barocca, che accettava, come inevitabile, un fluire profondamente disomogeneo. Continua a leggere

Mia Lecomte, “Al museo delle relazioni interrotte”

Foto di Dino Ignani

Foto di Dino Ignani

APPUNTI PER UN AUGURIO
di Carlo Bordini

Questo libro è un percorso, da elementi di crisi arriva al dramma. È un crescendo.
Una crisi famigliare, la crisi dell’amore.
Nello stesso tempo questo libro è una serie di invenzioni che partono da una scarnificazione di sé.
Non è, come certi altri, un libro rivolto a una persona, o meglio lo è anche, ma qualcosa lo distingue da quei libri che usano troppo il tu: non è un libro di recriminazioni.
Osserva il dramma. Come se fosse inevitabile. Crea un elenco di sintomi.
L’autrice è dentro se stessa. Quindi da un lato è il libro di una persona, di una persona che parla di sé e di quelli che ama.
Nello stesso tempo questo è un libro in cui non c’è l’io. Continua a leggere

Omaggio poetico ad Amelia Rosselli a vent’anni dalla scomparsa

amelia_rosselli_ignaniAmelia Rosselli, nella foto di Dino Ignani

“Io sono come voi quel che non sapeste”

Lunedì 6 giugno 2016, alle 17.00, presso il foyer del Teatro Valle a Roma (Via del Teatro Valle, 21) la Federazione Unitaria Italiana Scrittori terrà un incontro-reading in ricordo di Amelia Rosselli, la più importante poetessa italiana del secondo Novecento. Continua a leggere

Carlo Bordini

BORDINIDa un’idea di Luigia Sorrentino

A cura di Fabrizio Fantoni

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Sono nato nel 1938, alla vigilia della seconda guerra mondiale e della catastrofe dell’Italia. Mio padre era un generale dell’aeronautica con simpatie e nostalgie fasciste. Mi ha terrorizzato e l’ho sempre odiato in silenzio. Per questa ragione ho sempre inconsciamente identificato con mio padre tutto ciò che sapesse anche lontanamente di autorità, e quindi anche tutte le istituzioni. Quando sono stato costretto ad adattarmi ad esse, l’ho fatto con una freddezza piena di disprezzo.

Sono sempre stato un ribelle e anche un timido nello stesso tempo. Dico questo per spiegare perché per me la parola “letteratura” è sempre stata sinonimo di qualcosa di odioso e di disprezzabile. Perché in essa ho sempre sentito la presenza dell’istituzione.
Sempre per questo problema di odio e di timore nei confronti del padre mi sono identificato per lungo tempo con un gruppo trotskista ultraminoritario e anche per questa ragione ho avuto, all’interno della vita letteraria, una tendenza all’isolamento e una preferenza spiccata per situazioni piuttosto marginali. Continua a leggere

Al Teatro Palladium, “Desideri”

 

milo_deangelisLunedì 8 giugno 2015

Con 

PATRIZIA VALDUGA, MILO DE ANGELIS, MARIA GRAZIA CALANDRONE, SARA VENTRONI, MYRA JARA CARLO BORDINI

 

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Carlo Mormile, “La nascita”

“La nascita è un percorso interiore che presuppone l’abbandono di alcune modalità di vita e la genesi di nuove forme dello spirito. I brani del CD rappresentano questo percorso che si snoda tra riferimenti semantici legati alla fusione tra la musica e la poesia e tra i nascosti percorsi della musica strumentale. I versi musicati appartengono a poeti italiani contemporanei quali Carlo Bordini (Stasi), Paola Febbraro (Gennaio), Giulio Marziaoli (Crepe), Luigia Sorrentino (In quella vertebra) e Alberto Toni (Il fiume).

La comunicativa voce di Daniela del Monaco e la prestigiosa Orchestra Collegium Philarmonicum magistralmente diretta da Gennaro Cappabianca con la partecipazione straordinaria del percussionista Ciccio Merolla conferiscono al lavoro compositivo di Carlo Mormile la giusta cornice nel panorama della contemporaneità.”

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Giornata Mondiale della Poesia con “Viva”

giornata_mondiale_poesia_vivaGiovedì 19 marzo 2015, ore 18.00 alla Casa delle Letterature , Numero speciale di “Viva” Una rivista in carne e ossa,  Gioia.

Letture sul tema di:
 

Damiano Abeni, Annelisa Alleva, Daniela Attanasio, Lucianna Argentino, Carlo Bordini, Nicola Bultrini, Maria Grazia Calandrone,  Flaminia Cruciani, Claudio Damiani, Alessandro De Santis, Roberto Di Pietro, Stelvio Di Spigno, Francesca Farina, Paolo Febbraro  Bruno Galluccio, Antonietta Gnerre, Serena Maffia, Monica Maggi, Andrea Margiotta,  Monica Martinelli, Renzo Paris, Vanni Pierini, Gabriella Sica, Luigia Sorrentino, Ornella Spagnulo, Alberto Toni, Zingonia Zingone e altri.

Intermezzi musicali di Dolce & D’Orazio.

Al termine aperitivoCon il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per L’UNESCO

 
Redazione:

Nicola Bultrini, Claudio Damiani, Stas’ Gawronski, Giuseppe Salvatori

La Nuova Pesa Centro per l’Arte Contemporanea

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19 marzo 2015 ore 18.00
Casa delle Letterature
Piazza dell’Orologio, 3
Roma

Carlo Bordini, “I costruttori di vulcani”

 

carlo bordiniL’editore Luca Sossella ha recentemente ristampato il libro di Carlo Bordini “I costruttori di vulcani” che contiene tutte le poesie di Bordini dal 1975 al 2010.

di Filippo La Porta

“Bisognerebbe poi tentare di descrivere la musicalità di Bordini: essa è iterativa… ininterrotta, un po’ ipnotica, come di una melodia familiare, insistente, ascoltata nel dormiveglia, o, per usare un ossimoro, in un dormiveglia vigile, nelle prime ore di un’alba “tenue e dorata”. Si potrebbe parlare di un flusso di semicoscienza, nel senso che i versi assomigliano a un flusso di pensieri, sensazioni, meditazioni, frasi prese di qua e di là, notizie di agenzia, nomenclature da trattato di patologia, etc., un materiale che sembra animato di vita propria e che viene rielaborato in uno stato di semicoscienza, nel quale la mente è appunto non interamente presente e attiva. L’io lirico qui vede “tutta la gente dietro un vetro”, senza riuscire a raggiungerla, rischiando deliberatamente la follia…”

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Poesia colta e poesia popolare

viva-una-rivista-in-carne-e-ossa-poesia
 
NUMERO SPECIALE di  VIVA, una rivista in carne e ossa
TRA POESIA COLTA E POESIA POPOLARE
lingua, dialetto, canzone, readings, video, internet, interventi, performance
Sabato 27 settembre 2014
ore 17.00 – 20.00
Redazione:
Nicola Bultrini, Claudio Damiani, Stas’ Gawronski, Giuseppe Salvatori
Informazioni nuovapesa@farm.it
MAXXI
– Via Guido Reni, 4/A, Roma, Caffetteria Continua a leggere

Poeti del Festival di Sète

“Nel luglio 2013 ho partecipato al festival di poesia di Sète, in Francia. Il festival di Sète è organizzato dall’associazione Voix Vives, che raggruppa una serie di festival che abbracciano tutto il Mediterraneo. Tra essi, oltre a quello di Sète, quello di Genova, quello di Toledo, in Spagna, quello di El Jadida, in Marocco. L’idea di base è l’utopia del Mediterraneo cone mare di Pace, come incontro dei popoli. Ho selezionato sette poeti tra i partecipanti del festival, in una micro-antologia. Le traduzioni sono state fatte dal francese, lingua in cui erano tradotti tutti i poeti, con i limiti che può determinare una traduzione di una traduzione. Traduzione che ho fatto in collaborazione con Olivier Favier. Ho cercato d trasmettere una sensazione: l’energia che proviene da poeti di paesi che più profondamente hanno vissuto la crisi, in un Mediterraneo che è europeo solo in una delle sue parti, e che è “occidentale” in una parte ancora minore.”

Carlo Bordini
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In memoria di te, Edoardo Cacciatore

Appuntamento

In occasione del centenario della nascita di Edoardo Cacciatore domenica 18 novembre 2012 dalle 10:30 alla casa di Keats a Roma,  (Keats-Shelley House) di Piazza di Spagna, 25, testimonianze di: Giorgio Patrizi, Olga Recchia, Ruggero Savinio.

Intervengono: Annelisa Alleva, Luca Archibugi, Carlo Bordini, Silvia Bre, Maria Grazia Calandrone, Marco Caporali, Francesco Dalessandro, Tommaso Ottonieri, Stefania Portaccio, Luigia Sorrentino.

Seguirà una visita del museo e rinfresco. Continua a leggere

Carlo Bordini, “Gustavo”

Carlo Bordini

INTERVISTA DI LUIGIA SORRENTINO
Roma, 5 luglio 2006

 

A distanza di due anni dalla realizzazione dell’intervista a Carlo Bordini sul suo romanzo “Gustavo, una malattia mentale” (Avagliano 2006), riprendo e pubblico nel mio blog l’intervista che era stata pubblicata a mia firma sul sito di RaiNews.it nella rubrica LIBRI a cura di Cristina Bolzani.

Una piccola cellula trotskista o il domiciliatario dell’Illusione. Questo è Gustavo di Carlo Bordini. La sua goffaggine, il suo linguaggio diretto, a tratti anche folle, è la rivalsa nei confronti del proprio vissuto, ma anche verso chi oggi rappresenta il Potere. Per Gustavo gli Altri, quelli che hanno conquistato il diritto di camminare sopra il pavimento, hanno li il Potere, il diritto di Esserci. Gustavo il mondo lo guarda dall’esterno, anzi, da un piccolo foro che gli permette di vedere il grigio del mondo, ma anche i colori…

L’intervista

 

Marco Maugeri ha detto che il suo libro è un capolavoro. Ha definito Gustavo un Trattato sull’illusione. Per Maugeri lei è uno dei più grandi scrittori surrealisti. Maugeri hja detto anche che il surrealismo di Bordini è il suo candore…

Il giorno prima della presentazione di Gustavo ho visto un lungo documentario su Federico Fellini in televisione. A un certo punto Fellini ha detto: “Io non dirigo il film. E’ il film che dirige me”. Ecco, per quanto riguarda me, posso dire qualcosa di analogo: “Io non scrivo. Io sono scritto”. Il problema è lasciarsi scrivere senza opporre ostacoli di c carattere intellettualistico, senza porre rigidità, rinunciando al dover essere, ma abbandonarsi all’essere. Forse il mio candore dipende dal fatto che quando ho scritto Gustavo, non sapevo assolutamente cosa stavo scrivendo, e soprattutto non cercavo di scriverlo bene. Lasciavo che il flusso venisse e io “fossi scritto”, scritto da qualcosa che usciva dalla mia testa senza porre difficoltà.

In Gustavo lei racconta la storia di un’ossessione amorosa con un linguaggio di confine, tra realtà e irrealtà. Ma in Gustavo lei sostiene anche, più in generale, l’impossibilità di alcuni rapporti umani.

Gustavo è un libro che smonta pessimisticamente l’idea che si possano avere rapporti fraterni con gli amici, con le donne con cui si è stati. Mostra e sostiene anche l’impossibilità di una certa educazione civile, politicamente corretta.

Flaubert, ne L’educazione sentimentale, con una ferocia veramente grande, fa a pezzi il mito dell’amore romantico e ci balla sopra. Flaubert, come tutti sappiamo, racconta la storia di due persone che non riescono a vivere un rapporto. Alla fine lei lei gli dà una ciocca dei suoi capelli, ma questi capelli sono bianchi, perché loro non sono mai riusciti a vivere questo supposto Grande Amore che apparentemente provavano l’uno per l’altro. In Gustavo non si parla del Grande Amore, bensì dell’Utopia : di incontrarsi al mare, dove le teste degli amici sono diventate delle persone, ma anche dell’utopia che si possono avere rapporti affettuosi con le donne che si è amato. Con Marina, ma pure con Olga – un personaggio di donna che appare solo all’inizio e alla fine del libro, e solo al mare, e solo in costume da bagno, dove c’è persino il Grande Vecchio che prende il sole -. Ecco, questa idea che è un’idea politicamente corretta cerco di smontarla. Nell’appendice al libro c’è una frase velenosa che dice di Gustavo che è un intellettuale collettivo.

Intellettuale collettivo in termini marxisti era il partito. Forse questo libro è un velenoso dimostrare che non solo il grande amore non ha senso, ma anche che i nostri affetti, i nostri grandi miti contemporanei, sono senza senso.il sogno di Gustavo, alla fine, è una grande metafora.nel sogno Gustavo incontra le donne che ha amato e gli uomini, i suoi amici, che non sono diventati delle teste, ma delle persone. E a quel punto si crea l’Unità. L’Unità di quello che prima era una frantumazione, del reale e della mente. Però questa Unità è un’utopia. Perché Gustavo alla fine torna nel magazzino delle scope da cui era partito e in cui c’era una scala che portava al mare e la scala non c’è più. Continua a leggere

Luigia Sorrentino, da “C’è un padre”

La foto di Luigia Sorrentino è di Gerardo Sorrentino

di Carlo Bordini

E’ uscita recentemente l’opera prima di Luigia Sorrentino composta per la maggior parte da poesie giovanili scritte dall’autrice nella seconda metà degli anni Ottanta dal titolo C’è un padre, Manni editore, 2003, pagine 110, € 12.

E’ una poesia orfica, fatta di allusioni, contiguità, empatie, analogie, immagini che spesso danzano e trascolorano continuamente, immagini mutanti, quella che non a caso Milo De Angelis definisce “incanto lucido”.

Le poesie della prima parte si susseguono ritmicamente e danno l’impressione di essere, se non costruite, montate per essere un unicum, (“questo panico è scomposto / dove lo sguardo è escluso / posso dire nessuno domani / avrà tutto /dietro”). Una poesia a volte piena di cantabilità, cantabilità enigmatica (“come il remo che divide l’oceano / accostai l’onda alla bocca / di slancio nel mezzo / tutta sciolta l’anima / voleva inghiottirmi”).

Poesia fatta anche di frammenti, qualcosa come “universi istantanei”, che è il titolo di una sezione del libro, che si susseguono, si completano, si incalzano, e a volte si arrestano in una suggestione pensosa. (“c’è sempre c’è / un chiaro tratto, / separatamente, da qui all’eterno”). E ancora: “il ventre è concluso // le bocche enormi sono pronte // dentro entrerà col suo /cappuccio di ombre / un attimo”.

Dalla sezione “Terra come il nero” la poesia si distende, i ritmi si fanno più lenti, i colori più cinerei, come nella prima poesia della sezione citata. Le immagini suggeriscono una poesia a volte più riflessiva, la ricerca di un’identità: “e sono assolutamente io / quel tipo / esile o pericolosamente / bizzarro al primo vento / incerta estasi / restami pure dicevo”.

Con la lunga poesia “Lacrima Christi”, dedicata al padre, e la sezione “I ricordi” e le successive, si apre idealmente una seconda parte del libro, una poesia più esplicitamente narrativa, più piana, più comunicativa, in cui la commozione si fa descrizione e narrazione. Una poesia che anticipa una terza parte di poesie recenti, non presenti nel libro, e ancora inedite, (“so che non vi è vita né percezione / in questo stato di demenza / il tempo lasciato in qualche scarpa / con la morte sempre in agguato / la morte che guardo / e mi fa male / ad ogni sillaba / e gli uccelli qui sono protetti / e la guerra si svolge altrove”), che danno l’idea di un percorso che si va distendendo e arricchendo in una maggiore complessità, o possiamo dire piuttosto in un più pressante bisogno di musicalità, in cui si accentua il carattere simbolico delle immagini e in cui si intravede il vissuto, e in cui la capacità descrittiva del reale va accentuandosi. Continua a leggere