Una poesia di Milo De Angelis

NEMINI

Sali sul tram numero quattordici e sei destinato a scendere
in un tempo che hai misurato mille volte
ma non conosci veramente,
osservi in alto lo scorrere dei fili e in basso l’asfalto bagnato,
l’asfalto che riceve la pioggia e chiama dal profondo,
ci raccoglie in un respiro che non è di questa terra, e tu allora
guardi l’orologio, saluti il guidatore. Tutto è come sempre
ma non è di questa terra e con il palmo della mano
pulisci il vetro dal vapore, scruti gli spettri che corrono
sulle rotaie e quando sorridi a lei vestita di amaranto
che scende in fretta i due scalini, fai con la mano un gesto
che sembrava un saluto ma è un addio.

(da Linea intera, linea spezzata di prossima pubblicazione da Mondadori)

COMMENTO DI LUIGIA SORRENTINO

In questa poesia inedita Milo De Angelis riprende un tema a lui caro: la città, “nell’asfalto profondo che riceve la pioggia”, “tutto è come sempre”.  Il tram indica il passaggio dell’uomo sulla terra, dal quale è destinato a scendere non si sa quando, non si sa dove.

L’uomo guarda dal finestrino appannato il mondo fuori che appare sfocato, lontano. Ricompare in un verso il tema dell’incontro e dell’addio. La ragazza vestita di amaranto. Il rivedersi è fugace, si ha solo il tempo di un sorriso, poi la discesa rapida dal tram della vita.

Ancora una volta la grandezza della poesia di Milo De Angelis sta nel saper cogliere nell’attimo il mistero della vita e della morte, nella quotidianità anonima della città, con versi indimenticabili, epici, assoluti.

Leggi  Milo De Angelis, “L’infinito presente”

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4 pensieri su “Una poesia di Milo De Angelis

  1. Milo de Angelis, poeta dei tagli obliqui, dei passaggi obbligati, degli androni in penombra, delle scorciatoie nello spazio tempo. Cantore di profili e scorci urbani che bruciando la storia ci restituiscono le ceneri del mito, fin dalla sua prima raccolta, Somiglianze, ha disegnato con largo anticipo (nel nostro immaginario) quella geografia dei non luoghi che oggi ci appare così attuale. Anche in questa breve corsa in tram, condensa in un sorriso e in un saluto, l’eterna splendida precarietà del presente.

  2. Molto bella la poesia di Milo De Angelis, nel suo lasciarci nella condizione di esseri caduchi e mortali, nel ricordarci il nostro vivere fugace quanto una corsa in tram, e tuttavia quanto grande la sua scena interna, intima e straniera al tempo stesso, tanto quanto le cose fuori di noi eppure anch’esse parte di noi, da ricordarci che seppur breve la vita quanto quella di un fiore sbocciato, la sua precarietà non ne svilisce la bellezza, forse ne aumenta il valore. Dovremmo ricordarlo in questo momento, in cui il senso della vita ci appare così labile

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