Juan Arabia, “Verso Carcassonne”

Juan Arabia

 

Carcassonne

El único castillo construido
hacia el horizonte es el de los pájaros.

El otro es el refugio de los pobres
que siempre exigieron autoridad

representando el teatro de la criadas
en las voces ocultas del atardecer.

El trovador mojaba su pan
en todas las fuentes, en tabernas ocultas,

bebía de ese otro campo,
sustancial como el excremento de un rey.

*

Carcassonne

L’unico castello costruito
verso l’orizzonte è quello degli uccelli.

L’altro è un rifugio per i poveri
che sempre esigono autorità

mettendo in scena il teatro delle cameriere
nelle voci nascoste della sera.

Il trovatore inzuppava il pane nelle fontane,
nelle taverne più nascoste,

beveva da quell’altro campo,
prelibato come la merda dei re.

 

*

AnteProvenza

Esa máscara ingobernada
silenciada por el bulto moderno
deformada en marrones pretéritos
mucho antes de llegar a Provenza
lejos del sueño
reptando entre todos
repitiendo el coro siniestro.

Hijos de todas las cosas
indefensas y aceptadas
riendo en la democracia del débil,
no quedan más que renacuajos
en la orilla
rincones y sapos lejos del fuego
perdido sol de la eternidad.

Hijos idiotas de un soberano
hurgando del envenenado pan
viviendo de sus limosnas,
sonrisas perpetuas, ancladas
en el viejo palomar
de las más suaves quemaduras
donde arranco los pétalos
de su existencia.

 

Prima della Provenza

Quella maschera indisciplinata
silenziata dalla bolgia moderna
deformata da trascorsi bruni
molto prima di arrivare in Provenza
lontano dal sogno
strisciando tra tutti

ripetendo il coro sinistro.

Figli di tutte le cose
indifese e accolte
ridendo nella democrazia dei deboli,
nient’altro che girini ormai
sulla spiaggia
angoli e rospi lontani dal fuoco
sole perduto dell’eternità.

Figli idioti di un sovrano
frugando nel pane avvelenato
vivendo della sua carità,
sorrisi perpetui, ancoràti
alla vecchia colombaia
delle bruciature più morbide
dove strappo i petali
della sua esistenza.

*

Retrato

La Mère Inconnue.”

Ahora me gustaría tejer su retrato por fuera de todo tenue
esplendor,
de Provenza y los lejanos pasillos de la memoria.
Mira, aquí llegan ecos, débil diversidad
de entremezcladas campanas en el fin de la tarde,
o como mares lejanos deberían enviarle
el homenaje de su temblor, sin descanso,
resonante. De todos los sueños que existen,
¿debo decir que los sueños más prufundos la contienen?

¡No! Porque he visto las sombras más puras de pie
mirándola siempre con reverente amor,
el silencio mismo ha hecho crecer su devoción
y nunca la esperes en aquella tierra
donde ella reina, donde sólo se funden
las voces más suaves, alabándola.

 

Ritratto


La Mère Inconnue

Ora vorrei tessere il suo ritratto di ogni vago splendore,
della Provenza e dei lontani scorci della memoria.
Guarda, qui arriva l’eco, esile varietà
di campane intrecciate nel tardo pomeriggio,

come mari lontani dovrebbero mandarle
l’omaggio del loro tremore, implacabile,
risonante. Di tutti i sogni che esistono,
devo dire che i più profondi la contengono?

No! Perché ho visto le ombre più pure sempre
in piedi a guardarla con amore riverente,
il silenzio stesso ha fatto crescere la sua devozione
e nulla la aspetta in quella terra
dove regna, dove si sciolgono
le voci più dolci lodandola.

Verso Carcassonne (Raffaelli Editore, 2022), traduzione in italiano di Mattia Tarantino Continua a leggere

La lingua instancabile

Nota di Alessandro Canzian

Da tempo ormai in Italia ci stiamo interrogando sullo stato di salute della nostra poesia. Ne sono prova le varie antologie, i censimenti. Anche i giornali, quelli che mantengono la rubrica di settore, talvolta provano una mappatura che quasi sempre appare incontestabilmente corretta pur mancante di pezzi fondamentali (con dichiarazioni contrastanti tra chi vuole la poesia morta e chi invece vede un suo nuovo risorgimento). Allo stesso modo con ciclica ritualità appaiono operazioni editoriali che hanno come obiettivo la proposizione di voci nuove (ad esempio I nuovi poeti italiani di Einaudi e I quaderni di poesia italiana coordinati da Franco Buffoni), premi letterari che negli anni hanno consolidato importanza e prestigio (fra tutti il Viareggio, il Camaiore, il Pagliarani, il Fogazzaro), riviste che cercano con lodevolissima costanza di fotografare lo stato della poesia (Poesia, Nuovi Argomenti, Atelier) e non ultime le riviste cartacee e online che promuovono lo scambio interculturale puntando alle traduzioni (ad esempio il Centro Cultural Tina Modotti, Italian Poetry Review, Laboratori Poesia, Iris News di Chiara De Luca). Continua a leggere

Il nuovo Almanacco di Walter Raffaelli

In anteprima, vi mostriamo alcune pagine e alcuni protagonisti del nuovo e preziosissimo “Almanacco” dei poeti e della poesia contemporanea  (Raffaelli Editore, 2017) ancora in stampa. Sarà pronto nella prima settimana di dicembre. Come potete notare dall’indice, vi sono diversi autori, italiani e stranieri che il blog Poesia, di Luigia Sorrentino, ha ampiamente trattato. Anche in questo numero dell’Almanacco a cura di Walter Raffaelli, sono diversi i poeti dell’America Latina, fra i quali vi sono Paesi che dedicano, da sempre, il loro massimo tributo alla poesia.

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Juan Arabia, alla ricerca di un esilio

Juan-Arabia

Juan Arabia

di Antonio Nazzaro

Negli anni 70 il Sud America ha vissuto la tragedia delle dittature. Dittature che hanno portato il tema dell’esilio come uno degli elementi più forti, dittature che hanno inevitabilmente fatto nascere una nuova corrente di pensiero: la letteratura dell’esilio.

La generazione dei letterati nata a cavallo di quegli anni oscuri ha al centro dei suoi testi il conflitto tra il non aver voluto vedere o l’essere stati complici del regime, il confronto tra i padri e i figli e la speranza di un paese nuovo.

La poesia di Juan Arabia mette al centro dei suoi scritti un nuovo *destierro senza esilio. Come si fa evidente nel suo ultimo libro, già pubblicato in diversi paesi dell’America Latina, Il nemico dei Thirties e si spera di pronta pubblicazione in Italia. Continua a leggere