“Poeti da riscoprire”, Giorgio Vigolo con una prosa inedita

Progetto editoriale ideato e curato da Fabrizio Fantoni
con la collaborazione di Luigia Sorrentino

Questa Roma

Questa Roma, questa Roma
come l’ho amata,
come la ho posseduta
e me sono invasa la memoria!
Come me la sono stampata
nei sogni, fino ad averne
le stimmate
delle strade nel palmo della mano.

(da Giorgio Vigolo, I fantasmi di pietra, 1977)  Continua a leggere

Giorgio Vigolo, l’eremita di Roma

Altre scritture
a cura di Luigia Sorrentino

Pubblico con molto piacere la recensione di Fabrizio Fantoni al saggio  di Magda Vigilante su Giorgio Vigolo, L’eremita di Roma, Fermenti 2010 (€ 16,00). 
Un saggio importante  perchè Vigolo è uno dei rari autori del Novecento che, come scrive Fantoni, hanno dato alla cultura italiana un apporto rilevante.  Giorgio Vigolo, poeta, narratore, ma anche critico musicale e traduttore ha, inoltre, il grandissimo merito di aver scoperto e tradotto per la prima volta nella nostra lingua uno dei più importanti poeti di tutti i tempi: Friedrich Hölderlin.

 

                                                                             

                                                  di Fabrizio Fantoni

«Sono pochi gli autori del Novecento che hanno dato alla cultura italiana un apporto tanto rilevante quanto quello di Giorgio Vigolo. Poeta, saggista, musicologo, traduttore di autori stranieri – tra i quali Hoffmann e Holderlin – instancabile studioso del Belli – di cui curò nel 1952 la prima e ancora insuperata edizione critica dei Sonetti – Vigolo, nella sua lunga vita, svolse un’attività poliedrica e multiculturale di primo piano che, tuttavia, ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni dalla sua morte, stenta ad ottenere il riconoscimento che gli spetta. Continua a leggere

Giorgio Vigolo, il tempo del ritorno

 

Con il suo libro “L’eremita di Roma” Vita e opere di Giorgio Vigolo (Fermenti Edizioni 2010, euro 16) Magda Vigilante si concentra sulla scrittura creativa di Giorgio Vigolo che la porta a disegnare il tracciato del poeta e del prosatore per consegnare al lettore un ritratto assolutamente inedito dello scrittore. La Vigilante, forte della conoscenza delle carte vigoliane, traccia una prima e documentata ricostruzione della biografia dell’autore che è – soprattutto – biografia intellettuale, che colloca Vigolo sullo sfondo dell’ambiente culturale romano del primo e del secondo dopoguerra, seguendone il tartto a partire dall’infanzia fino alla piena maturità.

 

“Spesso mi capita di chiedermi perché Giorgio Vigolo tardi ad avere il seggio eminente che gli spetta nel Parnaso letterario del nostro Novecento. Avrà certo inciso, in vita, il suo carattere esigente, una consapevolezza del proprio valore che dai tanti critici militanti e dirigenti editoriali distratti o superficiali (tanti ieri, ancor più oggi) poteva scambiarsi per alterigia. Ma certo, a quasi trent’anni dalla sua morte, la causa va ricercata altrove. Innanzitutto, nella vastità della sua cultura e nella poliedricità della sua scrittura, in tempi in cui la cultura profonda è merce rara e di poliedricità si pavoneggiano giornalisti e tuttologi. Quale faccia del prisma vigoliano non basta da sé a diffondere una luce cristallina? La sua poesia, così visionaria e solitaria, così controcorrente, moderna insieme e classicamente restìa al facile avanguardismo? La sua mirabile traduzione del potente Holderlin? La sua prosa d’arte e i suoi racconti, stesi in punta di penna, ma una penna intinta di un inchiostro nero e lucente che non si trova nei minuziosi calamai di certi rondeschi? La musicale prosa del critico musicale? La sua acribìa filologica e interpretativa, nel saggio e nel commento all’opera di Giuseppe Gioacchino Belli, penetrato negli abissi della psiche come nei risvolti dello stile?” […]

dalla Prefazione, di Pietro Gibellini

Il ritorno di sera

Un silenzio m’invita
di perduti sentieri
a un alto prato ove fra i monti sola
mi sorprende la sera: e come chiudo
in me lo sguardo a contemplar intento
vedo nel buio cuor sorgere un’alba
e illuminarsi un ignorato mondo:
dentro di me nascondo un altro cielo.
E par che il sole che nei boschi cade
e brune lascia le contrade e i monti,
in me stesso rinasca ad albeggiare…
e non tramonti
Anima senza tempo in te mi perdo.
Dal profondo m’attiri
come incantato specchio
ove per quanto io miri
non vedo l’ombra del mio viso umano;
ma nei tuoi gorghi affiora
un paesaggio arcano
che di sé le cangianti acque colora.
Così veduto ho un’altra volta ancora
le foreste sul mare
piegar nell’ombra le ispirate fronti,
mentre i ghiacciai sui nuvolosi monti
ardean sospesi come organi d’oro
nell’alba d’antichissimi orizzonti.
Di memoria in memoria alle perdute
vite del cielo tornare mi sembra,
e su laghi di larghi argentei fiori,
quanto più si rimembra
l’anima di que’ suoi lontani albori.
E sento ormai che del corporeo mondo
ogni apparenza trema e si dilegua;
questa è la soglia estrema
ove il pensiero degli umani è spento;
qui d’un alto spavento io provo il gelo
e, se tornare anelo,
non so la via che riconduce in terra.
Dal nodo delle membra si disserra
lo schiavo, sciolto; e si ritrova in cielo.
Ma più grata, al riaprir gli occhi, la cara
terra che amiamo e le borgate e il fiume
che il moribondo lume
della sera d’autunno in se trattiene
e con purpuree vene
l’ultima luce per le valli sparge.
Caro viso di donna anche ritrovo
sulle fidate soglie
della casa serena;
e quasi gli occhi inumidisce il pianto
se sull’amata bocca e sulle chiome
bacio l’antica pena
e il ritrovato incanto
della vita serena.

“Sono rari gli autori italiani del Novecento che si siano interessati a svariate attività culturali come Giorgio Vigolo, il quale unì alle sue qualità di poeta e narratore anche una profonda conoscenza musicale – messa a profitto nelle cronache musicali scritte per giornalie e riviste – una notevole perizia filologica che gli permise di curare per primo, nel Novecento, l’edizione critica dei Sonetti del Belli e doti di fine traduttore che utilizzò nella traduzione di vari autori stranieri, tra cui il poeta tedesco Holderlin. Egli svolse nella sua vita un’attività instancabile, provando però sempre il rincrescimento di non vedere mai pienamente apprezzate dai contemporanei le opere prodotte in tanti anni di assiduo esercizio letterario al quale si era affiancata anche la critica musicale a partire dal secondo dopoguerra.
Non è facile, quindi, ricostruire il complesso itinerario vigoliano non solo per l’estesa produzione artistica che attraversa quasi l’intero secolo ma soprattutto per la grande varietà degli argomenti affrontati dall’autore. Per tale motivo si è deciso d’esplorare solamente l’attività creativa, compiendone un’analisi critica raffrontata anche alle vicende esistenziali di Vigolo. A tale proposito un contributo fondamentale è offerto dalla consultazione dell’esteso Archivio dell’autore conservato presso la Biblioteca Nazionale di Roma – L’Archivio, notevole per la sua completezza, fu acquistato nel 1989 dal Ministero per i Beni e le Attività culturali dall’erede M. Berardinelli ed è stato ordinato e catalogato dalla scrivente – dove sono documentati, oltre alla genesi delle singole opere, anche gli episodi, gli incontri e le amicizie che costellarono la lunga vita di Vigolo.
L’autore, infatti, ha disseminato numerose tracce per consentire ai futuri studiosi la ricostruzione dell’intera vicenda umana e artistica. D’altra parte, nella produzione narrativa e poetica è ricorrente il tema della memoria che assume un significato quasi sacro. Egli infatti non solo ricollegava ad antiche esperienze numerosi testi poetici e narrativi, ma aveva anche conservato in modo quasi ossessivo remote testimonianze della sua infanzia, dei suoi genitori e delle loro famiglie e dell’ambiente culturale e sociale dove era cresciuto nella sua città natale, Roma, dalla quale si allontanava solo per brevi viaggi.
Per comprendere pienamente la sua arte è necessario compiere con lui il viaggio a ritroso nella sua vita fino ai più antichi ricordi che maggiormente hanno contribuito a definire la sua personalità e la sua ‘topografia poetica’.”
Magda Vigilante