Detenuti e poeti, trenta poesie che parlano d’amore

Trenta poesie che parlano di amore, affetto e speranza. Trenta componimenti scritti dagli alunni (detenuti e detenute) del laboratorio di poesia della Casa di Reclusione di Bollate (Milano), sono raccolte nell’antologia “Sono i miei occhi” (Ed. La Vita Felice, 80 pagine, 12 euro) che verrà presentata sabato 16 giugno 2012 a Milano, a Palazzo Marino. Il titolo è il primo verso di una poesia scritta da un ragazzo di nazionalità marocchina. Il laboratorio va avanti da sei anni. Il tema che emerge maggiormente nei versi dei detenuti è la mancanza di affettività, sia familiare che amorosa.

Alla presentazione interverranno alcuni degli autori delle poesie e il sindaco Giuliano Pisapia, che ha curato la presentazione del volume.

Il laboratorio di poesia si tiene ogni sabato dalle 9.30 alle 13:00 e gli iscritti sono una trentina, tra i 25 e i 64 anni, tra i quali cinque donne. Provengono da tutti i reparti e una decina hanno origini straniere.

Ogni settimana i poeti leggono il proprio componimento in classe in lingua italiana, e poi, sotto la guida delle due coordinatrici del progetto, Maddalena Capalbi e Anna Maria Carpi, viene analizzato e discusso.  Alle letture a volte partecipano anche poeti contemporanei, tra i quali Milo De Angelis che da oltre trent’anni insegna nel carcere di Opera a Milano.

Il libro sarà venduto al pubblico presso la Libreria popolare di Milano (Via Tadino,18) e i proventi saranno destinati alle attività per i detenuti del carcere di Bollate.

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2 pensieri su “Detenuti e poeti, trenta poesie che parlano d’amore

  1. Un esperimento molto interessante poiché attraverso la pratica della poesia i ragazzi isolati ampliano la loro esperienza di vita, occupano il tempo ad approfondire i propri bisogni, a porsi e a porre domande. Diventa uno strumento di conoscenza di sé e della condizione di vita in cui ogni ragazzo si trova. Diventa alla fine una specie di terapia contro l’isolamento e la carenza affettiva, favorendo la reintroduzione nella società. Credo che i laboratori di poesia nelle carceri dovrebbero essere diffusi il più possibile.

  2. I detenuti diventano estranei al mondo. Chissà come potranno aprirsi alla poesia. Sarebbe interessante leggere il libro, magari mettendolo in vendita on line, oppure ricordandosi di prenderlo quando si passa da Milano.

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