Avrò mille ritorni e mille viaggi

Antonio Nazzaro

Prefazione di Bianca Sorrentino alla silloge inedita di Antonio Nazzaro Amore e dintorni

La solitudine degli altopiani, l’oceano spazzato dal vento e il corpo che si fa istinto: è questa la vita che si coglie nei versi di Antonio Nazzaro, al suo esordio come poeta. Amore e dintorni è una silloge che si contraddistingue per la voce dirompente e matura, cui fa da controcanto un pudore reverenziale – e, oserei dire, quasi fanciullesco – nei confronti dell’arte poetica. Di mille ritorni e mille viaggi si compone dunque l’esplorazione che l’autore ci propone nel territorio vasto e talvolta impervio dell’amore, con la sua verità e il suo sentire appassionato.

Il poeta celebra qui l’amore vorace e quello quotidiano, entrambi con lo stupore di chi guarda per la prima volta e già vede oltre, cogliendo la pregnanza dei gesti e accordando il proprio tempo al tempo dei respiri e dei baci. Immediati ed efficaci sono i fotogrammi che vengono evocati nella mente di chi legge: l’intimità del restare «seduti sul bordo / di questo marciapiede dell’altipiano / a guardare come le nuvole sono / auto celestiali a rubare il cielo»; la concretezza di una «città che non ha fine eppure si può toccare / ogni muro ogni asfalto sanno raccontare storie»; l’immaginazione di chi sostituisce «le biglie colorate / con parole che rotolano più lente».

La vista non è l’unica sfera sensoriale cui l’io poetante fa appello; ricorrente è il ricorso all’olfatto – richiamo evidente a Odore a, il libro di racconti e prose poetiche in cui Antonio Nazzaro rende omaggio alle sue due città, Torino e Caracas: gli odori si associano ai ricordi, ne amplificano i contorni e danno vita a un viluppo inestricabile grazie al quale l’esperienza vissuta acquista un significato ancor più profondo. Qui il profumo della pelle segna i confini dell’amore, si insinua laddove il profilo del sentimento diventa indefinito, garantisce la sospensione di un bacio «a pochi centimetri / dalla terra degli uomini» o di un’acrobazia che lancia gli amanti verso Orione, Saturno, Marte, oltre le galassie «per poi ricadere in un solo istante / qui / fra le lenzuola».

Corporea e dalla personalità spiccata, la poesia di Antonio Nazzaro si configura come un continuo oscillare tra il desiderio carnale del Possedere («prenderti / come tempesta / su quest’altare del mondo») e l’intangibile fantasia della Mancanza («dipingo l’aria con parole di fumo»). Tra i brevi e arditi componimenti della Presenza («Piovi amore / la sete secca») e le nuvole inafferrabili delle Incertezze («aquiloni appoggiati / in attesa d’una parola / di vento»), esistono le Terre di mezzo, con le loro promesse aperte e i cieli che si trasformano in ponti, e il Quotidiano, con i mille viaggi tra una stanza e l’altra e i vestiti che diventano vele sull’oceano. Queste differenti sfaccettature si ritrovano tutte in Lei, nel tentativo di dare all’amata una definizione che sia in grado di restituire la sua carezza d’infinita tenerezza.

«Della poesia ho i calzini rotti / le unghie sporche / e la barba mal tagliata / un posacenere pieno / una pancia appoggiata / graffi del grattarsi / e una finestra / aperta»: quanto mai lontano dall’erudizione accademica, autocompiaciuta e fine a se stessa, l’autore mette a nudo la sua indole provocatoria e di ascendenza bukowskiana; la sua è una frequentazione quotidiana con la Poesia, ne porta fieramente i segni sul corpo e senza ipocrisie ne svela i segreti e le condanne.

Autenticità è dunque la parola chiave, lo strumento necessario per sondare l’amore e i suoi dintorni, in un cammino che è l’urgenza del qui e ora. Se «il tempo non è lo scorrere / ma il restare fermo dell’orizzonte», il luogo è un «altipiano / di grattacieli non cresciuti / e un verde insolente / a riempire le crepe», il cielo di mezzo del Venezuela, dove Antonio Nazzaro ogni giorno compie la sua personale battaglia, con le attività del Centro Culturale Tina Modotti di Caracas. «Vivo in un paese che si spara / come si mangiano le caramelle / e le mani che stringono il calcio / non hanno pallone / ma vanno ancora / in pantaloni corti / con occhi spenti / che non hanno / mai visto il mare / a disegnare / i sorrisi / delle onde»: il peso gravoso della distanza è innegabile, ma, nonostante questo, il poeta è riconoscente alla vita e ai suoi inattesi regali. La finestra resta aperta al futuro, ai mille ritorni e ai mille viaggi che il vento del cambiamento saprà portare in dono.

Entra dalla finestra
questa notte sudamericana
scritta in italiano
questo pesare di una distanza
senza terra ma affetto
come vagone di un treno
che non attraversa mari
ma oceani
amori dalle lingue diverse
seduti su questo viaggio
riconosciuti da un solo bacio
come una promessa aperta
non c’è terra da dividere
ma un cielo che si fa
ponte.

e questo silenzio a misurare
la distanza
il muovere delle labbra
senza suono
il passare del tempo sulle auto
che attraversano
quest’infinito
tra un marciapiede e
l’altro

(Antonio Nazzaro, Amore e dintorni)

Antonio Nazzaro (Torino, 1963)
Giornalista, poeta, traduttore e mediatore culturale italiano. Vive a Caracas in Venezuela.
Nel 2008 diventa coordinatore del Centro Culturale Tina Modotti con lo scopo di promuovere la cultura italiana e Latino Americana attraverso varie forme di interscambio culturale.
Nel 2013 ha scritto il libro in prosa poetica Odore a Torino-Caracas senza ritorno scritto e pubblicato in italiano e spagnolo dalla casa editrice Edizioni Arcoiris di Salerno (copertine e illustrazioni dell’artista argentina Mariana De Marchi).
Nel 2014 è stato selezionato per rappresentare l’Italia al Festival Mondiale della Poesia di Caracas.
Nel 2015 è stato selezionato per rappresentare l’Italia al Festival del teatro di Caracas con l’opera di video teatro: Cronaca di un cronista urbano: Pedro Lemebel.
Nel 2017 ha pubblicato il libro: “Appunti dal Venezuela, 2017 vivere nelle proteste” dove si raggruppano cronache, poesie e prose poetiche e le fotografie di Horacio Siciliano per raccontare gli avvenimenti quasi in diretta, Casa editrice Edizioni Arcoiris di Salerno.
Traduzioni per volumi, dall’italiano allo spagnolo: “La notte di Dino Campana”, Edicole Ediciones, Cile, 2017, La lengue incansable – 10 voces contemporaneas, Buenos Aires Poetry, Argentina, 2017 (testi di Alessandro Canzian, Federico Rossignoli, Alberto Toni, Giovanna Rosadini, Gian Mario Villalta, Roberto Cescon, Sandro Pecchiari, Luigi Oldani, Luigia Sorrentino, Giovanna Frene) Alfabeto dell’invisibile, di Chiara de Luca, Samuele Editore, 2015 (versione bilingue italiano e spagnolo), Brígida de Suecia; maestra de santidad de Europa: en el 700 aniversario de su nacimiento; Madrid, Palafox & Pezuela, 2003 (co-traduzione con Patrizia Marcheselli)
Attualmente dirige una nuova collezione dedicata alla poesia contemporanea latinoamericana per la casa editrice italiana Editore Arcoiris, Salerno. Coordina la sezione poesia latina per la rivista Atelier poesia e collabora con altre presenti in rete. Inoltre sfoga la sua passione segreta con una rubrica dedicata alla fotografia sulla rivista Fuori Asse. In America Latina collabora con riviste cartacee e digitali tra le quali, Buenos Aires Poetry e Poesia dell’Università di Carabobo (Venezuela). Suoi testi sono stati tradotti e pubblicati in diverse riviste nazionali e internazionali. Quest’anno è stato invitato al Festival di Poesia dell’Avana, Cuba.

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