Giovanni Giudici, “Salutz”

Giovanni Giudici

III. 1

Ma siete voi – voi pure che non siete
Voi che in un tempo al vero
E al non vero equalmente rispondete –
Di viso in viso e corpi
Filtranti noi per futile parete
Poi che quasi da morti
Vivemmo là donde nessuno a dire
Non ritornava non ritornerà
Sub quale specie appaia uno sparire:
Mai lo sapremo mai –
Nell’alba di Toledo vi riudivo
E i tristi carri della pioggia intanto
A un rovo di parole restai vivo –
Se voi non foste non sarebbe il canto

 

VI. 2

Poi che diceste che sono
La talpa – o sia
Bestiola della quale non si dà
Lume né biografia –
D’ubbidienza la cieca galleria
Tortuosamente prono
Scavai come la più diritta via
Al mai-saper-dov’è vostro perdono:
Nero del nero, buio
Del buio – il mio peccato
Voi decideste, penitenziarìa
Di tutto e tutto tutto in che ho fallato:
Sempre mi fruga dove più m’infuio
Toro e lione mai non esser stato

 

VII. 2

Lichtlein che a grado a grado m’abbandona
Così come declina
Candelina nell’alba
E negli anni prestanza di persona –
Onore della lingua mia italiana
A voi, Minne, perlina su perlina
Parola da parola
Io compitavo a un filo di collana
Nota su nota della mia viola
E voce a spente voci di fontana –
Dal cuore della mia profonda cina
Anima senza nome a voi pregando
Consunta vista ormai
Occhi a un tepore di fango

 

Giovanni Giudici è nato a Le Grazie nel 1924 ed è morto a La Spezia nel 2011. Ha pubblicato le raccolte di poesia: La vita in versi (1965), Autobiologia (1969), O beatrice (1972), Il male dei creditori (1977), Il ristorante dei morti (1981), Lume dei tuoi misteri (1984), Salutz. 1984-1986 (1986), Fortezza (1990), Quanto spera di campare Giovanni (1993), Empie stelle (1996), Eresia della sera (1999). La raccolta completa delle sue poesie: I versi della vita (Mondadori, 2000, a cura di Rodolfo Zucco, con introduzione di Carlo Ossola e cronologia di Carlo Di Alesio); a cui ha fatto seguito Da una soglia infinita. Prove e poesie 1983-2002 (Grafiche Fioroni, 2004, a cura di Evelina De Signoribus, introduzione di Carlo Di Alesio, nota ai testi di Rodolfo Zucco, illustrazioni di Sandro Pazzi).

Ha pubblicato inoltre alcune raccolte di saggi: La letteratura verso Hiroshima (1976), La dama non cercata (1985), Andare in Cina a piedi (1992), Per forza e per amore (1996), e molte traduzioni (da Pound, Frost, Ransom, Plath, Puškin…), una scelta delle quali è apparsa nel volume Addio, proibito piangere e altri versi tradotti 1955-1980 (Einaudi, 1982).

Nel 1991, su invito di Federico Tiezzi, ha completato la messa in scena della Commedia dantesca (dopo l’Inferno di Sanguineti e il Purgatorio di Luzi) con Il Paradiso – perché mi vinse il lume d’esta stella (recentemente riedito a cura di Riccardo Corcione, Ledizioni, 2019). Di rilievo anche i diari: Agenda 1960 e altri inediti (Istmi: Tracce di vita letteraria, 2009), Quaderno Dante 1984-1987 (Associazione Culturale “La Luna”, 2018).

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