Jean-Charles Vegliante, “Variazioni italiane”

Jean-Charles Vegliante

Stamane ancora, Dio, Grande
Madre, o chi altro, Coniglio
scorticato, supplice vi supplico
scordatevi di noi – spregevoli
e lassi di subire, di contemplare
l’inutile beltà, di aver
male, non avete di meglio
da fare? –
tra di voi nella corte del cielo?

Non bruciate il mio corpo, tanto non servirebbe
nemmeno (insufficiente) a scaldare una
famiglia acquattata là sotto il muro – lasciate
il mio rompimento, le mie ossa lenirsi miste
all’umida terra al fieno magro da concime,
convertire i miei atomi in fiori vapore…

Chi dice di no

Crede di sentire tra la musica di fondo
sinistro del gioco ove si contorce la sua infanzia
qualcosa che ripete in ciclo continuo I love you love
e for ever e ancora in un lampo
che torna e torna per un rimuginare
senza scampo per l’altro che lo spaventa,
scoppio di risa così lontano che gli pare
non dover finire se non con le ultime dee.
Perché avresti quasi voglia di piangere,
perché non parti in quelle false guerre
al mondo, a tutte quelle che delusero l’attesa
in cui eri interamente facile preda
e uomo fragile erto di fronte al cielo?
perché non puoi ammettere ciò che ci sottomette?

 

2 settembre 2015

Niente programmare: i giorni non ci accolgono
più in benevola luce. Bisogna
guardarsi pure dai guardiani del gregge
che fedele cacciano davanti a sé fino a
spiagge, fra siepi spinose, sterpaglie…

[con E. d. S.]

fluttuanti memorie quasi fili di bruma
passano silenti fra le isole
infide, le rive delle meningi,
il rude ostacolo che vi atterrò
una volta (per sempre)… odori, cieli

 

Presagio istante

Scura ombrosa in sé ripiegata quest’oggi
che più non finisce ecco lenta tu cadi
e ancora cadi verso un suolo che rubano
già le primizie del buio. Cordami
tesi nell’alveola fosca, il corso
delle ore più ripide se scompare sfuggendo
lo sguardo, senza amenità ci intralciano,
e tu resti sola con l’istante presago
di altri ignoti, dici sfregio, e
ripeti il gesto – quello – senza capire,
e ti rassegni come chi accettasse:
tardo, l’aiuto. Nulla ti fu sollievo
dal peso di questo tempo sospeso come ceneri,
né la pena in cui ti vediamo curva.

Jean-Charles Vegliante
luglio 2018

Nato a Roma, Jean-Charles Vegliante è professore universitario, poeta e traduttore; ha fondato il Centro di ricerca interdisciplinare su Interchange Culture http://circe.univ-paris3.fr. Autore di Writing the translation, Paris, PSN, 1996, 2000.

Halpérine-Kaminsky Award per la sua traduzione di Dante, ha pubblicato nel 1977 un’antologia della poesia italiana del secondo Novecento (L’italiano Bilingue Spring) e tradotto Leopardi, D’Annunzio, Pascoli, Montale, Sereni, Fortini, Raboni, A. Rosselli, M. Benedetti e altri poeti italiani. Ha curato i testi italo-francesi di De Chirico, Ungaretti, A. Rosselli, Magnelli.

Premio Leopardi 2009 per tutte le sue opere.

Le sue ultime raccolte di poesia sono: Urbanities (Lavoir St. Martin, 2015) e Où nul ne veut se tenir (La Lettre volée, 2016).

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