Libero de Libero trentacinque anni dopo

81f5c926-5d67-46ad-87a7-79510c9bad54di Daniele Campanari

Sono passati trentacinque anni dalla morte di Libero de Libero. Del poeta, nato a Fondi, alcuni studiosi hanno scritto occupandosi dell’esistenza tormentata da misteriose vicende personali, prima di tutto, ma anche delle poesie edite e inedite lasciate in eredità. Un’eredità che però resta ancora sconosciuta a molti lettori.

Chi invece prova continuamente a renderla nota, analizzando l’intera bibliografia del narratore fondano, è Leone D’Ambrosio, poeta nato a Marsiglia ma residente da diversi anni a Latina. D’Ambrosio, profondo conoscitore dell’opera deliberiana essendosi laureato in letteratura italiana con una tesi dedicata, ha dato alla luce un importante saggio critico dal titolo “Museo. La poesia ceneriera di Libero De Libero” (pp. 122 Edizioni Ensemble, Roma, 2016).

Nel saggio, D’Ambrosio legge i versi di un De Libero rimasto nei cassetti per circa ottant’anni. Sulla specificità delle poesie, a margine dell’introduzione al libro, D’Ambrosio scrive che “Non si avvertono, tra l’altro, rilevanti cambiamenti nella metaforica, nello stile, nella metrica e nel gesto retorico. Non è trascurata neanche la genesi antologica e il percorso frammentario di questi componimenti, in quanto risalgono a tempi diversi e rimasti significativi anche per gli influssi esercitati nella produzione alta dell’autore”.

Museo è un libriccino di trentanove poesie inedite, scritte a china, prevalentemente tra il 1935 e il 1940, accostate senza un ordine preciso. Apre la raccolta una poesia del 1936: Avvertimento; a chiudere è una poesia datata “aprile 1943”: Per G. che voleva una poesia dedicata a Isotta. A metà è collocata invece “la più vecchia poesia”: Giuoco, datata 1921, assieme a un gruppo di nove poesie numerate e senza titolo, “gruppo scritto tra il ’30 e ’33, insieme ad altre smarrite”. È lo stesso De Libero a piè di pagina di copertina a precisare che ne è l’editore (“1935 – io editore”) e che è a lui dedicato (“a me dedicato”) ogni verso, e che “questa raccolta va riguardata come una ceneriera e non come un’ambiziosa opera”.

Dal lavoro di scoperta di D’Ambrosio emerge come nei luoghi dell’infanzia fondana, e Patrica dov’è sepolto, de Libero abbia vissuto rapporti intensi anche dopo il trasferimento a Roma e come la geografia di quei luoghi abbia alimentato i suoi sentimenti per tutta la vita. Sentimenti che esistono e resistono ancora, e che possono essere letti nella forma di scrittura che da sempre più si avvicina all’amore.

*
Amore (1937)

Amore oggi m’è vicino
come la fonte appena nata
come un giardino copioso di frutti
alla gente offre banchetto.

Amore oggi m’è vicino
come un letto certo all’insonne,
come una siepe fresca d’estate
attende la notte per essere cara.
Amore oggi m’è vicino
come il mare: gabbiani
a messaggio e vele pronte.
Questo è il viaggio per la morte.

Mezzanotte (1939)

Suda nel volto la luna
e fa brina negli orti,
murata è la casa
nel compianto del vento.

Chi vive in quest’ora
è sotto un acido lume,
chi morto è prigione del campo,
non cura le lodi di pietra.

fe7ac481-77e1-4829-bc51-a1e7dc40b327Leone D’Ambrosio è nato a Marsiglia nel 1957, giornalista e critico letterario, vive a Latina. Laureato in Lettere all’Università La Sapienza di Roma con Mario Petrucciani, ha insegnato per molti anni nei licei. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie: La meta rubata, Bastogi, 1999 e Sulla via di Damasco, Genesi, 2002, con prefazione di Stanislao Nievo; Amore segreto, Menna, 2004, con prefazione di Pasquale Maffeo; in francese Je dormirai dans ton âme, Chaumeil, 2006, con una nota di Jean Chélini; Il canto di Erato, Azimut, 2007, con prefazione di Maria Luisa Spaziani e note di Alberto Bevilacqua e Renato Filippelli; La parola scura, Azimut, 2008, con prefazione di Elio Pecora e note di Gabriella Sobrino, Rino Caputo e Guillaume Chpaltine; Non è ancora l’addio, Azimut, 2010, con prefazione di Rosetta Loy e postfazione di Paolo Ruffilli – la versione francese di André Ughetto Ce n’est pas encore l’adieu, Encres Vives, 2011, ha ricevuto giudizi positivi di Yves Bonnefoy, Philippe Jaccottet, Jean-Claude Villain e Jean-Charles Vegliante, mentre per l’edizione spagnola di Luigi Muccitelli No es aùn el adiòs hanno scritto Pedro Casals, Carlos Vitale, Gustavo Vega; Nel nome tuo – dieci poesie per il padre, la stanza del poeta, 2011, con note di Elio Pecora, Marcia Theophilo e Giuseppe Napolitano. Nel 2014, ha curato il libro “Il fuoco sacro della poesia. Conversazioni con Maria Luisa Spaziani”. E sempre nello stesso anno ha pubblicato “Ordinate stagioni” (Ensemble), con nota critica di Eraldo Affinati. Sue poesie sono state tradotte anche in tedesco, portoghese, polacco, in inglese. Si sono occupati di lui i maggiori critici, poeti e scrittori italiani e stranieri sulle pagine culturali di quotidiani nazionali.

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