Poesie scelte di Gillian Clarke

Gillian Clarke

Quince

I planted a quince for her, completing the ellipse
of fruiting trees – plum, apple, an apricot
grown from a stone – for its colour and grace.
But six weeks after her death, it’s not the bitterness
of quince that has me by the throat again,
but the acer tossing its red hair
under the running skies of May,
the tree whose leaves she untangled
with hands that untangled my hair.

Cotogno

Le piantai un cotogno, completando l’ellisse
di alberi da frutta – susino, melo, un albicocco
nato da un nocciolo – per il suo colore e la sua grazia.
Ma sei settimane dopo la sua morte, non è l’amaro
della cotogna che mi prende ancora alla gola,
ma l’acero che scuote la sua chioma rossa
sotto i rapidi cieli di maggio,
l’albero a cui lei districava le foglie
con mani che a me districavano i capelli.

Man in a Shower

He is beyond glass, wrapped in a waterfall,
undressing himself of the city’s dirt, his arms
tearing the cawl of water to be born afresh
in the heat of the morning. Man alone in his shower,
absorbed in sunlight and water, he accepts
the gift of a running tap on the highway embankment
letting its bright rope run through his hands.

Today he is rich. Today he will not want
for work, or food, or shelter, or respect.
His two hands are a funnel pouring silver
over his hair, his chest, his human shoulders
with their broken angel wings, the beads of his spine,
the ropes of his arms, thighs, the pearl knobs
of his wrists, each foot lifted for blessing.

Rajendra revs, easing us onto the highway
into the rumpus of car horns, filth, burning
rubber and air, a river of metal and oil
eternally choked in a gorge, leaving behind
in the teeming city the image of a man
in the pleasure of his morning ablutions,
clean and blameless as a newborn.

Uomo sotto la doccia

Dietro il vetro, avvolto in una cascata d’acqua,
si spoglia della sporcizia della città, le braccia
strappano l’amnio d’acqua per rinascere
nella calura della mattina. Uomo solo nella sua doccia,
assorto in luce del sole e acqua, accetta
il dono di un rubinetto aperto sul ciglio della grande arteria
e lascia che quel getto lucente gli scorra tra le mani.

Oggi è ricco. Oggi non gli mancherà
lavoro, cibo, riparo o rispetto.
Le sue due mani sono un imbuto che gli versa argento
sui capelli, sul petto, su quelle spalle umane
con le loro ali d’angelo spezzate, i grani della spina dorsale,
le corde delle braccia, delle cosce, i nodi di perla
dei polsi, ciascun piede sollevato per esser benedetto.

Rajendra dà gas, e ci porta agevolmente sulla grande arteria
nella baraonda di clacson, sudiciume, gomma
e aria in combustione, un fiume di metallo e petrolio
eternamente strozzato in una gola, che lascia dietro di sé
nel brulicare della città l’immagine di un uomo
nel piacere delle sue abluzioni mattutine,
pulito e innocente come un neonato.

The Cloister Garden

When he came home to Aberglasne,
crusader, troubadour, on the road from Europe,
shouldering arms, a lute, a sack of dreams,
did he, poet or soldier, bring from Italy
a vision of a garden on a slope
above a valley fed with mountain streams?
Abbot. Landowner. Who planned
this cloister garden apt to the inclination
of the hill? Who set a pavement here
for gentry to stroll on levelled land
or a ghost to go in slippered contemplation
under the ancient shadow of Cron Gaer?
Either way, it’s here, the hanging garden
of another time, a rediscovered Eden.

Il giardino del chiostro

Quando tornò a casa ad Aberglasne,
lui crociato, trovatore, per le vie d’Europa,
con in spalla le armi, un liuto, un sacco di sogni,
portò dall’Italia, poeta o soldato,
la visione di un giardino su un pendio
sopra una vallata alimentata da torrenti?
Abate. Latifondista. Chi calcolò
l’inclinazione del giardino alla pendenza
del colle? Chi vi costruì un marciapiede
perché i signori passeggiassero su un piano
o uno spirito in pantofole venisse in contemplazione
sotto l’ombra antica del Cron Gaer?
Comunque sia, è qui, il giardino pensile
di un tempo che fu, un ritrovato Eden.

Advent

Dark times. December.
Earth’s axis on the slant
and the minutes fall from the day
a few at a time.

So we outsleep the dark,
sleepwalking the grey hours.
Impossible to believe in light,
or a birth, until

this winter sunrise, fox
going home with blood in its mouth,
all the dawn’s chemicals in its eye,
and the sky astonished.

Avvento

Tempi bui. Dicembre.
L’asse terrestre inclinato,
i minuti fuggono dal giorno
un poco alla volta.

Così il sonno va oltre il buio,
nelle ore grigie siamo sonnambuli.
Impossibile credere nella luce,
o in una nascita, fino

al primo sorgere del sole invernale, quando la volpe
se ne torna a casa con la bocca insanguinata,
tutta la chimica dell’alba negli occhi,
e il cielo è attonito.

The Darkest Day

Even in the dead of winter,
the nights long, the days twilit,
comes a moment when clouds break
for a cold, invisible sun.

Then the sea brings home its cargo,
the stones release their metals
and a startle of sun fires pool and puddle
till every rivulet of gold

is Nile, Tigris, Euphrates, Jordan,
uttering light.

Il giorno più buio

Perfino nel cuore dell’inverno,
le lunghe notti, i giorni crepuscolari,
viene un momento in cui tra le nuvole filtra
un sole freddo, invisibile.

Allora il mare porta a casa il suo carico,
le pietre rilasciano i loro metalli
e un sussulto di sole accende stagni e pozze
finché ogni rivolo d’oro

è un Nilo, Tigri, Eufrate, Giordano
che formula luce.

Flood

When all’s said
and done
if civilisation drowns
the last colour to go
will be gold –
the light on a glass,
the prow of a gondola,
the name on a rosewood piano
as silence engulfs it,

and first to return
to a waterlogged world,
the rivers slipping out to sea,
the cities steaming,
will be gold,
one dip from Bellini’s brush,
feathers of angels,
Cinquecento nativities,
and all that follows.

Alluvione

Quando tutto è detto
e fatto
se la civiltà è sommersa
l’ultimo colore ad andarsene
sarà l’oro –
la luce su un bicchiere,
la prua di una gondola,
il nome su un piano di palissandro
mentre il silenzio lo inghiotte,

e il primo a ritornare
in un mondo intriso d’acqua,
i fiumi che fuggono al mare,
le città che fumano,
sarà l’oro,
un tocco del pennello del Bellini,
le piume degli angeli,
le natività del Cinquecento,
e tutto ciò che segue.

Una ricetta per l’acqua, poesie scelte di Gillian Clarke, cura e traduzione di Giorgia Sensi, Il ponte del sale Editore, Rovigo, 2014.

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Note bio-bibliografiche

Gillian Clarke è nata a Cardiff, Galles. È poeta, drammaturga, traduttrice (dal gallese), editor, presidente di Tŷ Newydd, il centro per scrittori del Galles settentrionale, che contribuì a fondare nel 1990. Dal 1994 è docente di scrittura creativa per dottorandi all’Università di Glamorgan.
La sua poesia è inclusa nei programmi scolastici del Regno Unito per gli esami di GCSE e A- level, ed è stata tradotta in numerose lingue.
Le sue più recenti raccolte poetiche includono Collected Poems, 1997; Five Fields, 1998; Making the Beds for the Dead, 2004; A Recipe for Water, 2009; Ice, 2012, Zoology, 2017,
tutte pubblicate da Carcanet Press.
Gillian Clarke è stata National Poet for Wales dal 2008 al 2016, nel 2010 ha ricevuto uno dei premi più prestigiosi, la “Queen’s Gold Medal” per la poesia, come riconoscimento di tutta la sua produzione poetica.
Nel National Eisteddfod 2011 Gillian Clarke è entrata a far parte del Gorsedd of Bards, la prestigiosa comunità dei Bardi gallesi, ed è stata insignita del titolo più alto, quello dei Druids, contraddistinti dalla tunica bianca.

Breve bio di Giorgia Sensi

Traduttrice freelance dall’inglese di fiction, non-fiction e soprattutto poesia.
Ha tradotto raccolte di Carol Ann Duffy, Jackie Kay, Gillian Clarke, Margaret Atwood, Eavan Boland, Kate Clanchy, Kathleen Jamie, Patrick McGuinness, John Barnie, Philip Morre, e curato diverse antologie.
Fa parte della redazione di «Interno Poesia», blog e casa editrice, per la promozione della poesia.
È collaboratrice del Blog Rai Poesia di Luigia Sorrentino.
Sue pubblicazioni più recenti: nel 2018:
La compagnia più bella, (The Bonniest Companie) Kathleen Jamie, Medusa Editore;
Scrutare gli orizzonti, (Sightlines) Kathleen Jamie, narrativa di viaggio, Luciana Tufani Editrice;
una raccolta di poemetti di Natale di Carol Ann Duffy,Un Natale inglese, con Andrea Sirotti, Le Lettere.
Nel 2019:
Déjà-vu, poesie scelte di Patrick McGuinness, IP Editore,
Falco e ombra, (Hawk and Shadow) antologia di poesie e prose di Kathleen Jamie, IP Editore;
La testa di Shakila, poesie e prose di Kate Clanchy, Lietocolle-gialla oro;
8 poesie di Jenny Mitchell per la rivista Versodove, n. 21;
Istantanea di ippopotamo con banane e altre poesie, (Snapshot of Hippo with Bananas and other poems) Philip Morre, IP.
La raccolta La casa sull’albero, Kathleen Jamie, Ladolfi Editore, 2016, ha vinto il Premio Marazza 2017 per la traduzione poetica.
Giorgia Sensi ha ricevuto il ‘Premio Nazionale per la Traduzione’ 2019, conferito da Ministero dei Beni e delle Attività Culturali’.
Febbraio 2020

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