Clery Celeste, "La traccia delle vene"

 
clery_celesteQuale oroscopo lasciamo scritto quando ce ne andiamo dall’ambulatorio e la grafia della nostra vita resta incisa disegno, traccia, ombra diun corpo, delle sue paure e dei suoi sogni, sui referti diagnostici? Quale diario del tempo registra il foglio traslucido, la foto non del corpo, ma degli organi, dove il corpo è quel dentro, quell’organismo siamo noi, ma dove? Clery Celeste è radiologa, e nella sua poesia si ripete la scena dell’interpretazione di quel disegno di ombre che è sempre la nostra presenza a noi stessi. La traccia delle vene è un titolo che mostra quanto l’evidenza della vita che noi crediamo di saper leggere sia scritta in una relazione non dominabile, dove tra l’io è il corpo si apre una dimensione tanto più oggettiva quanto più inafferrabile. Con voce ferma, pacata, incisiva, Clery Celeste ci porta dove davvero è comune la vita, in tutti i sensi della parola, dove siamo più simili, dove possediamo le stesse cose. Ci porta dentro la pietà senza mai essere pietosa. Ci porta dentro l’affetto senza mai essere affettata. Cosi, per noi che trasformiamo in simbolo la nostra stessa carne, il dolore prende corpo, e il lutto è un’amputazione, e solo col tempo Torna poi a crescere la separata/ distanza del corpo, l’arto lo sento/ con i prolungamenti delle vene/ che puntano dritto alla superficie.
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                                  A Stefano
Nel giorno del tuo ventiquattresimo
compleanno ti faccio il favore
di scoprirmi un po’ da sola
ma non farmi prendere freddo
che la notte è lunga da aspettare
e io ho messo la gonna, quella corta,
che la gamba è già carne
e se la punzecchi delicato con l’ago
ne esce la parola dura.
Ti faccio dono di aprirmi sottile
in quello che sono, allora prendi la torcia
perché ogni casa ha i suoi angoli
bui della paura.
***
Sarebbe un marciare dritto di bambini
verso la scuola, ma le cartelle non ci sono
sarebbe un gioco facile
un amma
zzarli veloce
tra il freddo che passa
e la ferocia che resta.
È la lotta degli organi alla sopravvivenza
per una cirrosi o un’obesità da far paura
e la tieni nel palmo
la penna, cercare l’altro
rene.
***
Le annuso nell’aria le sere scivolate
ai giardinetti dietro casa – sono ancora
tutte intere – le date le porto tra le mani
e le persone sono proiezioni
di ombre cinesi; gli anni ne hanno fatto
un fascio nodoso, alberi spessi
e lucertole alle radici.
*
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Da: “La traccia delle vene”, di Clery Celeste, Collana Pordenonelegge, LietoColle, 2014
Una biografia
 
Clery Celeste è nata a Forlì nel 1991. Diplomata al liceo classico, ha frequentato il corso di tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia (Università di Bologna). Ha pubblicato alcuni testi sulla rivista «Confini» (n. 31, Società Editrice Il Ponte Vecchio 2009), «Le voci della luna» (2011).

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