Anila Hanxhari, Brindisi degli angeli

Anila_HanxhariDalla prefazione di Maurizio Cucchi
Di Anila Hanxhari mi ha sempre sorpreso, colpito positivamente, l’intensità dell’emozione dentro il verso, la forza espressiva che rende il suo testo un oggetto molto materico, felicemente carico e denso. […]
La sorpresa di questo suo nuovo libro nasce in modo evidente dal coesistere della sua tipica e quasi inconfondibile energia espressiva con una tensione del tutto nuova verso una maggiore, netta necessità di comunicazione.”
PER TE ALBANIA
Per lei ritarda la mia casa
e se sfilaccia il seno da un figlio
chi farà da tappabuchi all’onda
due pugni tirati con i gabbiani
(anche le case scappano di casa)
non fa rientro dopo il temporale
trasloca e mi butta fuori albero
e mi dice vivi dove puoi
la mia terra è dov’è la mia casa
si riconoscono perfino le zanzare
i galli che si svegliano tardi
noi entriamo l’una nell’altra
la neve e la grondaia
disseto perfino quelle mani
ossibuchi della luce e stagni
piaghe radunate come agnelli
sei ristretta maglia
e polvere di strada
un trasloco di colli e vigneti
muri che suonano a campana
preghiera dove entro da arredo
terra sparsa sopra la bara
cammini a piedi da donna
anche se t’imbottiscono di cemento
e ti chiudono la zip della bocca
i sassolini tra le dita del piede
sono per fermarmi lo sguardo
e riposarmi le vesti
per essere nella veduta
rimanere pur andando
CHE ENTRI LA LUCE DICE LA PATRIA
Restituitemi alla nascita
con intagli di breccia violacea
nella pancia rimangono le dita
che sono cave di gesso e alba
che entri la luce dice la patria
e si cancelli il naufragio
con pennellate di pupazzi di neve
e un sole rivoltato a lumaca
se il primo vignaiolo fu l’adamo
chi migra è il moderatore delle gole
nelle mura di cinta il campanile
termina le pendici del suono
che entri il naufrago dice l’angelo
ma l’architrave è di granito e luna
lo scheletro di sale e alghe
il miracolo del peso è la morte
detto la tagliata dell’anima
suonare le arpe dell’adriatico dice la madre
per l’angelo migratore della sorgente
SUDARIO DEL CORPO SENZA IL SEME
La pianta che muore
è una bocca in cerchio
la radice che muore
è la sentenza della pigrizia del tempo
nel maltempo della radice
sono sazia d’aver amato l’amore
sazia del corpo del grano e della paglia
senza il pane
il contrario della felicità
non è un dito fuori dalla scarpa
ma il piede dentro il corpo
da “Brindisi degli angeli” di Anila Hanxhari, Edizioni La Vita Felice, 2012
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Anila Hanxhari è nata nel 1974 a Durazzo (Albania), vive a Lanciano (Chieti). Ha al suo attivo per la poesia le raccolte “Io tu e l’anima” (Ed. Ianieri), “Assopita erba dell’Est” (Noubs, 2002), “Cicatrici d’acqua” (Noubs, 2007); è presente nell’antologia Nuovissima poesia italiana, (Mondadori, 2005). Sue poesie sono apparse su «Lo Specchio» de «La Stampa».

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