Nanni Cagnone, “La genitiva terra”

Nanni Cagnone e Sandra Holt, © Eric Toccaceli 2019 -All rights reserved

ANTEPRIMA EDITORIALE

Dopo TORNARE ALTROVE (2015), CAMMINA MARE (2016) e INGENUITAS (2017) PARMENIDE REMASTERED (2019) tutti pubblicati da La Finestra Editrice, è appena uscito di Nanni Cagnone, con lo stesso editore LA GENITIVA TERRA (2019).
Cagnone ci consegna qui fin dal titolo, un’opera di poesia dotata di un’urgenza tutta sua: genitiva, generativa, appunto. Al centro di questo  lavoro la madre Terra, la generante, dalla quale tutto perviene.

ESTRATTI

I

In un giorno
che spiffera colori,
tu destinato oscuro.
Vorresti dire
anzianamente addio,
e pur c’è un seme
rimasto seme—
rivolgiti alle spighe
(quelle d’un tempo,
prima del progresso),
chiedi se maturità
a noi convenga.

Cover design by Sandra Holt

II

Qui—sciupata
anche la parola,
se abbattuto
si toglie all’amicizia
un altro albero—
non ha patria
la candida violenza.

E tu, diversamente
umano, a cosa
potresti appartenere?
Sei spinto nell’intrico,
generato senza materia
da una figlia, le tue parole
non vogliono pensare.

III

Fredde, piú volte,
le mani. D’altronde,
costosi talismani
i sentimenti.
Ci distingue lo spreco,
di semi del possibile
dissipazione avara.

Urgente imaginare
oltre questa povertà,
crederle
animate e dormienti,
le rovine.

IV

Lentamente, son
giorni di novembre,
n’y voir que couic,
e pur ti si deve qualcosa,
se non del tutto tua
questa stanchezza.

Non sai se chiuso
o dischiuso
(non cigola), ma
ove cede il maltempo
sei tu la tua ombra.

Lento – ti stanca –,
il morire.

 

V

Laude
a minimi universi,
insinuati respiri.
Son loro le cellule
le imprese—vedi,
balugina un sorriso,
donna mollemente
il cui fianco
sposta confini.

Sapete, dal suolo
non si cade.

[…]

XXVI

Quando cosa sperata
si fa oscura, e temer
si deve, passa accanto
una folla indifferente.
Solo, a dubitar
della tua stanza,
sgomente le lodi
rimaste nella gola,
né sgualcito
può avvenire un sonno.

Brace invita cenere.

XXVII

Corpo morto
o corpo d’un morto?
Dipende dalle palmulæ
d’infanzia, se fu raccolto
di nevischio o rugiada,
non aver pretese
oltre respiro,
o – meine Seele! –
non del tutto qui,
essendo di passo.

Un animale finito,
bocconi su foglie
arrese ad autunno.
E uno come lui,
ma simulacro
di trasmigranti sogni.

Qui o altrove—
superati
li credo entrambi.

XXVIII

Ricordi quando,
prima volta, ti piacque
quella parola latina
– dissipare –
da cui erudito.
Imagina il contrario:
a Pectoris Angustiæ,
nella moralità
d’oltreconfine,
un uomo accorto
che mai non si rivolge—
un salvadanaio.

[…]

XLIII

Ora, da vicino,
estranea la terra.
Generar come possono
le zolle,
e accettar le impronte
dell’umano bestiario?

In tempo di guerra
giocavi col fango,
stavi piú vicino,
praticamente fidanzato,
non c’era presunzione
a separarti.

Nanni Cagnone (Carcare, 10 aprile 1939) è un poeta e scrittore italiano. Dopo aver debuttato come poeta nel 1954, ha scritto libri di poesia, opere teatrali, romanzi, racconti, saggi e aforismi, da I giovani invalidi (1967) a The Oslo Lecture (2008), a Discorde (2015). È il padre di Benedicta Froelich ed è sposato con Sandra Holt. Attualmente vive a Bomarzo.

OPERE

A, in altre parole B, saggio sulla pittura (Genova 1970)
What’s Hecuba to Him or He to Hecuba?, poesie, saggi e aforismi (New York 1975)
Andatura, poesia (Milano 1979)
L’arto fantasma, saggi (ed.) (Venezia 1979)
Vaticinio, poesia (Napoli 1984)
Notturno sopra il giorno, poesia (Milano 1985)
Armi senza insegne, poesia (Milano 1988)
G.M. Hopkins: Il naufragio del Deutschland (ed.) (Milano 1988)
Comuni smarrimenti, romanzo (Milano 1990)
Anima del vuoto, poesia (Bari 1993)
Avvento, poesia (Bari 1995)
The Book of Giving Back,[6] poesia (New York 1998)
Il popolo delle cose, poesia (Milano 1999)
Gangart, poesi (Oslo 1999, 2004)
Enter Balthâzar, racconto (New York 2000)
Pacific Time, romanzo (Milano 2001)
Doveri dell’esilio, poesia (Pavia 2002)
Questo posto va bene per guardare il tramonto, commedia (Pavia 2002)
L’oro guarda l’argento,[7] opere scelte (Verona 2003)
Index Vacuus,[8] poesia (New York 2004)
Index Vacuus, poesi (Oslo 2005)
Ça mérite un détour, prose (Milano 2007)
Penombra, racconto (Roma 2009)
Undeniable Things, poesia, edizione d’arte (Modena 2010)
Aeschylus: Agamemnon (ed.), edizione d’arte (Modena 2010, Lavis 2015)
Penombra della lingua, poesia (Roma 2012)
Perduta comodità del mondo, poesia (Roma 2013)
Tacere fra gli alberi, poesia (Torino 2014)
Discorde, saggi (Lavis 2015)
Penumbra de la lengua, poesía (Mexico City 2015)
Il naufragio del Deutschland (ed.) (Milano 1988, Lavis 2015)
Aeschylus: Agamemnon (ed.) Lavis 2015)
Tornare altrove, poesia ( Lavis 2016)
Corre alla sua sorte, prose (Messina 2016)
Cammina mare, racconti (Lavis 2016)
Dites-moi, Monsieur Bovary, prose (Torino 2017)
Ingenuitas, poesia (Lavis 2017)
Le cose innegabili, poesia (Roma 2018)
Parmenides Remastered (Lavis 2019)
La genitiva terra, poesia (Lavis 2019)

1 pensiero su “Nanni Cagnone, “La genitiva terra”

  1. Nanni Cagnone è uno dei pochi poeti viventi che apprezzo; tra l’altro condivido altamente la sua scelta di vivere appartato, nonostante sia già parte d’una illustre storia letteraria, senza cercare i pulpiti e i pupilli, le cattedre altisonanti, gli schermi sordidi su cui fa volentieri rimbalzare il narcisismo ebete e i peti imprecisi lo pseudopoeta di turno. Preferisco immaginarlo come un cavaliere silente nella sua cittadella atemporale, Bomarzo, a un passo dal parco che celebra una suggestiva carrellata di mostri. E cosa c’è al mondo di più mostruoso del poeta, con le mani a pala per scavare dove gli altri camminano e il volto girato verso l’interno come la pelle ritorta di un animale scuoiato.

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