Katherine Mansfield, tutti i racconti


Agli inizi del secolo una giovanissima neozelandese, Katherine Mansfield, ancora un po’ sperduta in Inghilterra, e provvista solo di «quel tragico ottimismo che troppo spesso è l’unica ricchezza della gioventù» cominciò a scrivere storie comuni di donne (e di uomini) comuni – continuando febbrilmente sino alla morte, che l’avrebbe raggiunta, trentaquattrenne, nel 1923.

Letti con l’occhio di oggi, i racconti della Mansfield ci appaiono come una di quelle grandi e inesauribili scoperte che in pochi anni mutarono la fisionomia della letteratura: come il primo Joyce, i romanzi di D.H. Lawrence, la scrittura della Woolf – tre scrittori con cui la Mansfield fu in rapporto, oscillando fra l’ammirazione e l’ostilità. Condivideva con loro la testarda volontà di porre un’esigenza assoluta alla letteratura, ma ancor più di loro la Mansfield era esposta alle correnti infide, alle maligne unghiate della vita, che continuava ad apparirle «sotto le spoglie di una cenciaiola da film americano». E forse proprio per questo la Mansfield ha saputo far parlare nei suoi racconti, più di ogni altro scrittore moderno, la precarietà: come spasimo, fitta, angoscia fulminea, e insieme come meraviglia, ingiustificata estasi, pura percezione. La psicologia qui non ha bisogno di essere dichiarata, ma è assorbita nell’immagine guizzante, nella pulsazione dell’attimo. E la felicità improvvisa, come l’infelicità sorda, sparse in ogni momento e in ogni vita, rare volte ci sono venute incontro con tale intensità, eppure sottovoce, come in queste pagine della Mansfield, «grande abbastanza da dire quello che tutti sentiamo e non diciamo».
La presente edizione, divisa in due parti, è la prima completa dei racconti di Katherine Mansfield.

Tutti i racconti, I
Felicità – Garden-party
Traduzione di Cristina Campo, Floriana Bossi, Giacomo Debenedetti, Marcella Hannau
Piccola Biblioteca Adelphi
1978, 11ª ediz.

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Kathleen Mansfield Beauchamp, in arte Katherine Mansfield, nata il 14 ottobre 1888 a Wellington (Nuova Zelanda), morì a Fontainbleu vicino Parigi il 9 gennaio 1923, a soli 34 anni. Il padre era un facoltoso uomo d’affari, la madre “un essere squisito e perfetto al massimo grado: qualcosa fra una stella e un fiore”, come ebbe a scrivere lei stessa in una lettera (e forse la ritrasse anche nell’evanescente Linda Burnell del racconto “Preludio”).

Trasferitasi in Inghilterra nel 1903 terminò gli studi al Queen’s College di Londra e trascorse lunghi periodi in Francia e Germania. Dopo un primo sfortunato matrimonio (nel 1909 con un certo Bowdeen, un tenore con cui si divise lo stesso giorno delle nozze), sposò nel 1918 il critico John Middleton Murry che aveva conosciuto sette anni prima. A lui si deve la pubblicazione post-mortem dei “Diari” e delle “Lettere” della scrittrice, fondamentale e straordinaria testimonianza della personalità dell’artista, veri capolavori letterari che si collocano oltre la mera curiosità biografica.

Nel 1915 un tragedia tocca la sensibile artista: perde il fratello in guerra ed il conseguente tracollo emotivo preoccupa non poco amici e familiari. L’anno dopo sembra riprendersi: entra nel mondo dell’intellettualità più raffinata e conosce Virginia Woolf, il filosofo Bertrand Russell e l’immenso scrittore D.H. Lawrence (quello de “L’amante di Lady Chatterley”). La Woolf riconoscerà nei suoi diari una certa gelosia nei confronti dell’amica e una sotterranea invidia, sebbene temperata e mai dominata dall’astio, verso il talento di Katherine Mansfield; nondimeno farà di tutto per aiutarla pubblicando numerose opere presso la sua prestigiosa casa editrice, la celebre Hogarth Press.

Grazie alla Woolf vedono la luce molti dei racconti a cui la Mansfield deve la fama (non essendosi mai cimentata col romanzo). Katherine dal canto suo subì fortemente il fascino per questa strana creatura delle lettere.

Nel 1917 le viene diagnosticata la tubercolosi: inizia così a girare per i vari sanatori europei, tra medici e tentativi di nuove terapie. Nell’ottobre del 1922 la scrittrice tent1 l’ultima cura presso “L’Istituto per lo sviluppo armonioso dell’uomo”, fondato dal russo George Gurdeijeff, secondo alcuni una vera guida spirituale, secondo altri un ciarlatano.

Una nobildonna francese aveva donato al russo un castello nello splendido bosco di Fontainbleu, un tempo luogo di caccia e di svaghi musicali del “Re Sole” Luigi XIV. Gurdeijeff l’aveva arredato con splendidi tappeti persiani, tuttavia vi trascorreva una vita spartana. La cura mirava a far riscoprire il vero “io” dei malati attraverso il contatto con la natura, la musica, la danza ed altro.

Non ci fu niente da fare e Katherine Mansfield morì meno di tre mesi dopo.

Nel 1945 uscì l’edizione completa dei racconti, che la critica non si stanca mai di lodare. Insieme a Virginia Woolf e a James Joyce questa sensibile ragazza neozelandese rivoluzionò la letteratura inglese (e non solo), scrivendo racconti spesso ambientati in un brevissimo lasso di tempo e in luoghi chiusi, utilizzando frequentemente anche flashback di gusto cinematografico; racconti in cui una sola frase o un piccolo gesto sono pieni di un grande, profondo significato.

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