Festival della Scienza 2014 & Programma

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Al via all’Auditorium Parco della Musica di Roma, la nona edizione del Festival delle Scienze: I linguaggi. Il Festival si svolgerà dal 23 al 26 gennaio 2014.
 
Il linguaggio è una delle caratteristiche più straordinarie e distintive della specie umana.
Nelle parole del linguista Noam Chomsky, quando studiamo il linguaggio umano ci avviciniamo a quello che potremmo chiamare lo studio della “natura umana”, le qualità della mente che ci caratterizzano come specie e che sono inseparabili da ogni fase critica dell’umana esistenza, individuale e sociale. Lo studio scientifico del linguaggio dagli anni cinquanta del secolo scorso ha acquisito un ruolo nuovo e fondamentale nello studio della mente, con radici in linguistica, filosofia del linguaggio e scienze cognitive. La scienza del linguaggio pone una serie affascinante e unica di domande e le esplora con lo stesso rigore metodologico e gli stessi strumenti matematico-formali delle altre scienze naturali: come riusciamo a comunicare una serie potenzialmente infinita di significati? Quali sono le differenze e somiglianze tra diversi linguaggi? Qual è il rapporto tra linguaggio e percezione della realtà; ovvero, se parliamo lingue diverse percepiamo la realtà in maniera diversa? Come si sviluppa il linguaggio nella mente del bambino? E ancora: cosa ci insegnano le patologie specifiche del linguaggio? Qual è la relazione tra musica e linguaggio? Qual è il ruolo del linguaggio in ambito politico e giuridico? Questi e altri saranno i temi che affronterà il Festival delle Scienze nella sua nona edizione, come sempre dalla prospettiva della ricerca più avanzata, riunendo i grandi nomi della ricerca scientifica italiana e internazionale, ma anche filosofi e storici della scienza, giornalisti ed esperti per capire e discutere cosa ci può insegnare oggi la scienza sul linguaggio.
In collaborazione con Radio3 Scienza
Radio3Scienza, il quotidiano scientifico di Radio3, porta i suoi microfoni all’Auditorium Parco della Musica per raccontare gli eventi del Festival delle Scienze di Roma 2014. Anche quest’anno Rossella Panarese intervisterà alcuni dei protagonisti che prenderanno parte a questa IX edizione.
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In diretta dall’Auditorium Parco della Musica Guardaroba Petrassi
Venerdì 24 ore 11.30 – 12;
Sabato 25 e domenica 26 ore 10.50 – 11.20; ore 15 – 15.30
PROGRAMMA
L’ingresso agli eventi, salvo dove diversamente indicato,
è a pagamento al costo di 2 euro
GIOVEDÌ 23 GENNAIO 2014 – GIORNATA DI APERTURA
Ore 10
Sala Petrassi
Inaugurazione
Intervengono
Massimo Bray, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Ignazio Marino, Sindaco di Roma
Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio
Aurelio Regina, Presidente Fondazione Musica per Roma
Carlo Fuortes, Amministratore Delegato Fondazione Musica per Roma
Vittorio Bo, co-direttore scientifico Festival delle Scienze
Ore 9.30-13
Sala Ospiti
Evento riservato alle scuole medie Scuole
Una virgola salva la vita
Laboratorio tra gli errori e gli orrori della punteggiatura
A cura di Anna Boario e Davide Coero Borga
Vado a mangiare nonna. Oppure. Vado a mangiare, nonna. La punteggiatura può salvare la vita, e non solo a simpatiche vecchine. È parte dell’organizzazione sintattica del testo scritto. Segue regole che nel tempo cambiano. E soprattutto ha il potere di cambiare il senso delle frasi. È così che prima di cannibali, ci scopriamo semplicemente affamati. Benvenuti nel laboratorio dove si scopre che la punteggiatura è sovversiva e ci insegna ad esprimerci meglio. Per comunicare al meglio.
Ore 10-13
Teatro Studio
Evento riservato alle scuole superiori Scuole
La scienza? Io la racconto così
Interviene Valerio Rossi Albertini, fisico e comunicatore scientifico
A cura del CNR
I ragazzi delle scuole coinvolte hanno realizzato brevi video su argomenti di attualità a scelta tra: riciclo dei rifiuti, dipendenze, alimentazione e benessere. Durante l’intervento di Valerio Rossi Albertini i video sono proiettati e commentati insieme agli studenti.
Ore 10.30-12
Sala Petrassi
Evento riservato alle scuole superiori Scuole
Parole e musica
Interviene Roberto Vecchioni, cantautore
“Forse il primo canto dell’uomo fu la parola o forse la prima parola dell’uomo fu il canto: comunque in questo misterioso rapporto espressivo tra vocale e suono vi è tutta la magia della natura e della personalità umana”. Ma come nasce, com’è fatto questo canto umano? Da dove trae origine il rapporto tra suono e significato? Attraverso una meticolosa e avvincente ricostruzione del significato profondo del suono nel corso dei millenni e nelle diverse culture del mondo, Roberto Vecchioni accompagna il pubblico alla scoperta del legame tra musica e parole e di come nel canto di ognuno è insito il destino personale.
Ore 18
Sala Petrassi
Per questo incontro è previsto il servizio di interpretariato ITA/LIS in collaborazione con l’Istituto Statale per Sordi di Roma
Dialogo
La scienza del linguaggio
Intervengono
Andrea Moro, Professore di linguistica generale e direttore del Centro di ricerca in neurolinguistica e sintassi teorica (Ne.TS) all’Istituto degli studi superiori di Pavia
Luigi Rizzi, Professore ordinario di linguistica generale all’Università di Siena
Philippe Schlenker, ricercatore senior all’Institut Jean-Nicod (CNRS) e Global Distinguished Professor alla New York University
Introduce e coordina Vittorio Bo, co-direttore scientifico Festival delle Scienze
Cosa significa sapere una lingua? In che modo un bambino la apprende? E come viene utilizzata per esprimere i pensieri sul mondo circostante? Come vengono perfezionate nel nostro cervello le capacità linguistiche? A partire dagli anni Cinquanta, la rivoluzione cognitiva ha introdotto l’idea che conoscere una lingua significhi possedere un meccanismo di calcolo in grado di generare una serie illimitata di frasi. Oltre mezzo secolo di ricerche nel campo della linguistica formale hanno portato all’identificazione di componenti di base estremamente semplici che sottendono ai calcoli linguistiche e che spiegano forma e significato delle frasi. Applicate in modo ricorsivo, tali unità computazionali sono in grado di generare strutture complesse. Questo sistema è composto da una parte invariabile – che cattura gli universali linguistici – e da una parte variabile che esprime la possibile variazione tra diverse lingue. Sorprendentemente il sistema acquisisce dati sia dalle lingue parlate che da quelle dei segni, e in alcuni casi sono proprio queste ultime a fornire l’evidenza delle proprietà fondamentali del motore grammaticale e logico del linguaggio in generale. Infine, testando la risposta cerebrale all’acquisizione di grammatiche artificiali è stato possibile provare che alcuni principi universali fondamentali scoperti dalla linguistica formale sono in effetti l’espressione dell’architettura neurobiologica del cervello umano.
Ore 18.30
SpazioBArt
Ingresso libero
Caffè scientifico
Piccola grammatica immorale della lingua italiana
Interviene Andrea De Benedetti, giornalista, saggista e traduttore
Introduce e coordina Andrea Grignolio, storico della medicina e divulgatore scientifico
È giusto dire a me mi? È vero che il congiuntivo sta morendo? Si può usare una congiunzione dopo un punto fermo? Gli anglicismi distruggeranno l’italiano? Va bene usare lui e lei come soggetti? Chiunque abbia a cuore le sorti della nostra lingua prima o poi si è posto almeno una di queste domande. Il problema è che le risposte, molto spesso, non sono quelle che ci aspetteremmo. Perché la lingua non è un monolite immobile e intoccabile, perché i cambiamenti, a dispetto del sentire comune, sono un segno di vitalità e perché molte regole che abbiamo imparato a scuola sono semplicemente, e inesorabilmente, sbagliate. Di qui la necessità di ridefinire il concetto di errore, di aggiornare la nomenclatura e la dottrina grammaticale più obsolete, e soprattutto di riabilitare alcune presunte devianze dalla norma. Nella speranza di convincere i numerosi puristi della domenica a prendersi meno sul serio.
VENERDÌ 24 GENNAIO 2014
Ore 9.30-13
Sala Ospiti
Evento riservato alle scuole medie Scuole
Una virgola salva la vita
Laboratorio tra gli errori e gli orrori della punteggiatura
A cura di Anna Boario e Davide Coero Borga
Vado a mangiare nonna. Oppure. Vado a mangiare, nonna. La punteggiatura può salvare la vita, e non solo a simpatiche vecchine. È parte dell’organizzazione sintattica del testo scritto. Segue regole che nel tempo cambiano. E soprattutto ha il potere di cambiare il senso delle frasi. È così che prima di cannibali, ci scopriamo semplicemente affamati. Benvenuti nel laboratorio dove si scopre che la punteggiatura è sovversiva e ci insegna ad esprimerci meglio. Per comunicare al meglio.
Ore 10-12
Sala Petrassi
Evento riservato alle scuole superiori Scuole
Di parole non si muore
Capriole linguistiche e parole tabù
A cura di Silvia Ceriani e Serena Fumero
Come poche altre, “morte” è una parola tabù: nella nostra lingua si spendono mille cure e attenzioni per evitare di nominarla, come se farlo portasse sfortuna o come se il non parlarne ne implicasse la non esistenza. Oggi a parole non si muore più: si passa a miglior vita, si scompare, si manca all’affetto dei propri cari, ci si spegne o addirittura, per dirla con gli alpini, “si va avanti!”. Di questo – ma anche di molti altri tabù verbali – si propone una lettura lieve, per certi versi fantasiosa, esplorando gli alti e i bassi, i sinonimi e gli eufemismi per “non dire la morte”, sia in italiano sia in altre lingue…
Ore 10.30-12
Studio 3
Evento riservato alle scuole superiori Scuole
Ansa Scienza Lab
Laboratorio a cura di Agenzia ANSA condotto da Enrica Battifoglia e Leonardo De Cosmo
Diventa giornalista scientifico per un giorno: scopriamo insieme come nasce una notizia scientifica e conosciamo da vicino gli strumenti per scrivere di scienza sui giornali e sul Web in modo chiaro e comprensibile. Ansa Scienza Lab è un progetto di lavoro-laboratorio di giornalismo dove i ragazzi possono seguire tutte le fasi della lavorazione di una notizia scientifica, dal rapporto con le fonti all’elaborazione di un linguaggio semplice e accessibile, capace di rendere comprensibili anche i concetti più astratti. Un evento che getta le basi per un laboratorio permanente, che potrà proseguire anche a distanza fra i ragazzi delle scuole, guidati dai loro insegnanti, e il canale Scienza e Tecnica dell’Agenzia ANSA. I ragazzi potranno seguire le regole apprese partecipando all’Ansa Scienza Lab per raccogliere notizie, intervistare i ricercatori presenti al Festival della Scienze di Roma e confezionare notizie, servizi fotografici o video da inviare al canale Scienza e Tecnica dell’ANSA, dove potranno essere pubblicati nella rubrica ‘I tuoi articoli’.
Ore 15
Teatro Studio Dialogo
Il linguaggio della ricerca
Intervengono
Pierluigi Antonelli, Senior Vice President e Managing Director di Merck & Co.
Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Regina Elena
Claudio De Vincenti, economista, Sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo Economico
Bruno Manfellotto, direttore de “l’Espresso”
Silvio Monfardini, direttore del progetto di oncologia geriatrica della Fondazione Don Gnocchi di Milano
Introduce e coordina Daniela Minerva, giornalista, responsabile delle pagine di scienze, medicina e sanità per “l’Espresso”
Con la partecipazione straordinaria di Ignazio Marino, Sindaco di Roma
Bisogna essere precisi per ricostruire una storia che ha coinvolto e sconvolto il destino di un intero Paese; bisogna essere abili per restituire con le parole la grandezza di un’occasione sprecata. Daniela Minerva e Silvio Monfardini, autori di Il bagnino e i samurai. La ricerca biomedica in Italia: un’occasione sprecata (Codice Edizioni), raccontano, insieme a Bruno Manfellotto, Claudio De Vincenti, Pierluigi Antonelli e Francesco Cognetti, con il linguaggio del coraggio che richiede un’impresa come la loro, la storia della ricerca biomedica in Italia.
Ore 16
Sala Petrassi Dialogo
La filosofia del linguaggio
Intervengono
Bernhard Nickel, professore di Filosofia all’Harvard University (Cambridge, USA)
Jason Stanley, professore di Filosofia alla Yale University (New Haven, USA)
Introduce e coordina Salvatore Pistoia Reda, dottore di ricerca in Scienze Cognitive dell’Università di Siena
La lingua è il luogo in cui negoziamo le nostre relazioni con gli altri e col mondo. Nonostante linguaggio e pensiero siano fenomeni fondamentalmente distinti essi sono al contrario interconnessi in maniera complessa e la nostra comprensione del linguaggio è progredita al tal punto da potere comprendere alcuni aspetti fondamentali del nostro pensiero analizzando la loro manifestazione semantica. Nel suo intervento, Bernhard Nickel dimostra l’utilità di tale approccio analizzando esempi semplici all’apparenza ma ricchi da un punto di vista teorico: “i corvi sono neri”, “le tigri hanno le strisce” e “i mammiferi danno alla luce piccoli vivi”. Individuando i principi linguistici sottesi a queste affermazioni saremo in grado di vedere esattamente come classifichiamo il mondo in porzioni gestibili e come utilizziamo queste caratterizzazioni per dare un senso a ciò che ci circonda. Di contro, l’intervento di Jason Stanley esplora le modalità secondo le quali il discorso non viene utilizzato per dare un senso al mondo ma piuttosto per distorcere le informazioni allo scopo di promuovere obiettivi puramente ideologici. Gli esempi più noti di questa tipologia sono quelli che fanno uso di termini assolutamente fuorvianti rispetto alle politiche che promuovono. Ad esempio, il disegno di legge che consente di spiare diffusamente i cittadini statunitensi si chiama The Patriot Act, mentre la guerra in Iraq del 2003 è stata soprannominata Operation Iraqi Freedom. Per comprendere i modi complessi e interessanti in cui il linguaggio viene utilizzato allo scopo di ottenere il controllo di una conversazione è necessario fare riferimento alle scoperte della pragmatica formale. Jason Stanley utilizza le risorse dalla filosofia del linguaggio e della linguistica per trattare esempi salienti dei modi in cui il linguaggio viene utilizzato per reprimere il dibattito. Trae infine alcune conclusioni riguardo al ruolo che la libertà di parola dovrebbe svolgere in una democrazia.
Ore 17
Teatro Studio
Lectio magistralis
I linguaggi della sessualità
Interviene Nicla Vassallo, professore ordinario di Filosofia teoretica presso l’Università di Genova
Introduce e coordina Vittorio Bo, co-direttore scientifico Festival delle Scienze
Quando si parla di sessualità, fruiamo di diversi termini, tra cui “sesso”, “genere”, “femmina”, “maschio”, “donna”, “uomo”. A questi termini attribuiamo una valenza descrittiva o una normativa. Nel caso della valenza descrittiva, che esprime come le cose stanno, è difficile cogliere il significato di sesso (ci sono davvero solo due sessi e risultano tra loro complementari?), di genere (la nostra mera appartenenza a un determinato genere che cosa mai direbbe di noi?), oltre che di “femmina”, “maschio”, “donna”, “uomo”, specie se preceduti dall’articolo determinativo: nel mondo esterno non esistono la femmina, il maschio, la donna, l’uomo. Nel caso della valenza normativa, che esprime come le cose devono stare, questi termini si riferiscono a costrutti, talmente impregnati di pregiudizi, da risultare dannosi per la nostra identità personale e la nostra esistenza, non solo sessuale. Quando si parla di sessualità, allora, quali linguaggi, infine, adottiamo, e cosa comporta ciò per noi?
Ore 18
Sala Petrassi
Dialogo
La diversità e l’unità profonda dei diversi linguaggi
Intervengono
Mark Baker, Professore emerito di Linguistica e Scienze cognitive presso la Rutgers University (New Brunswick, USA)
Lisa Matthewson, Professore di linguistica alla University of British Columbia (Vancouver, Canada)
Introduce e coordina Ivano Caponigro, professore associato presso il Dipartimento di Linguistica dell’Università della California (San Diego, USA)
Benché le lingue presentino differenze evidenti a diversi livelli, i linguisti hanno tuttavia svelato una profonda unità tra esse. Attraverso la lente della linguistica, le differenze sembrano più che altro normali variazioni derivate da un piccolo insieme di principi generali. In questa conferenza, Mark Baker fornisce un esempio di tale unità focalizzandosi sulla sintassi. In inglese e nelle lingue affini, il verbo è raggruppato con l’oggetto e con questo forma un’unità. Altre lingue invece sono organizzate in modo del tutto diverso: in alcune il soggetto si associa al verbo, in altre né il soggetto né l’oggetto si uniscono al verbo e così via. Tuttavia Mark Baker dimostra che è possibile trovare uniformità sorprendenti in tutte queste diverse lingue. Lisa Matthewson ci fornisce un ulteriore esempio dell’unità tra le lingue concentrandosi sul significato. A prima vista, le lingue sembrano variare considerevolmente in base al modo in cui viene codificata la fonte dell’evidenza – e se viene codificata. Ad esempio, in inglese si può dire ‘piove a Parigi’, indipendentemente dal fatto che la pioggia sia stata vista, sentita oppure qualcuno ce ne abbia parlato. Nella lingua st’át’imcets (parlata nel British Columbia canadese) si utilizza un elemento palese (o evidenziale) per segnalare una testimonianza non-visiva della pioggia, o una conoscenza de relato. Tuttavia, uno sguardo più da vicino a questi sistemi evidenziali rivela frammenti di significato che si ritrovano in numerose altre lingue mentre altri frammenti di significato, benché logicamente possibili, non sono invece mai codificati. Ciò suggerisce che le lingue utilizzano i fondamentali universali del significato che si combinano in modi diversi entro limiti strettamente definiti.
Ore 18.30
SpazioBArt
Ingresso libero
Caffè scientifico
Linguistica fantastica e lingue immaginarie
Interviene Paolo Albani, scrittore, poeta visivo e performer
Introduce e coordina Andrea Grignolio, storico della medicina e divulgatore scientifico
Di solito quando si pensa alle lingue immaginarie vengono in mente quelle fantasiose inventate da Rabelais nel Gargantua e Pantagruele o presenti nei romanzi di avventura del Settecento ambientati in terre sconosciute, il marziano o il lunare di certi libri di fantascienza o ancora le lingue artificiali tipo esperanto, ecc. Più difficile figurarsi che esista un’invenzione linguistica che riguardi e coinvolga la nostra lingua naturale, quella parlata, come l’italiano. Eppure gli esempi di un italiano immaginario, tema della conversazione, cioè di uno pseudo-italiano o finto italiano che si burla del suo alter ego vero facendone una sorta di parodia, sono numerosi. Si va dalla poesia metasemantica di Fosco Maraini dove le parole perdono il loro significato rimanendo solo come puri suoni ai neologissimi di Luigi Malerba, all’italiano sosia di Julio Cortázar e a quello inventato da James Joyce, al grammelot in italiano di Dario Fo e all’italiacano di Giovanni Testori e a molti altri.
Ore 21
Sala Sinopoli
Posto unico 15 euro Serata speciale
Conversazioni con Chomsky
Le storture del mondo globalizzato nelle analisi di un grande filosofo
Talk-opera con e su Noam Chomsky di Emanuele Casale
Regia di Fabio Cherstich, consulenza scientifica di Simone Gozzano, video Igor Renzetti, testi a cura di Emanuele Casale e Simone Gozzano, musiche e composizione audiovisiva di Emanuele Casale. Con Noam Chomsky, Diana Torto, Studenti dell’Università de L’Aquila, PMCE – Parco della Musica Contemporanea Ensemble, Tonino Battista
Conversazioni con Chomsky è un’opera musicale con personaggi che “interpretano” se stessi, senza recitare una parte, in un palcoscenico virtuale che è il video. Varie figure si susseguono e si intrecciano in un clima in bilico tra realtà ed evocazione: il linguista/attivista Noam Chomsky, studioso di fama internazionale e docente al M.I.T, nomi storici come Margaret Thatcher, Milton Friedman, Ronald Reagan, Salvador Allende e anche studenti universitari. Lungi dall’essere un’opera di propaganda politica, Conversazioni con Chomsky tenta di far confluire alcune tematiche legate all’attivismo dentro un tessuto audiovisivo vagamente ispirato al melodramma. Il tema centrale è l’attuale contrapposizione tra due impulsi presenti nei singoli individui e nelle società: collettivismo e aiuto reciproco da una parte, competizione e individualismo dall’altra.
SABATO 25 GENNAIO 2014
Ore 11
Sala Petrassi Dialogo
Genetica e patologie del linguaggio
Intervengono
Alfonso Caramazza, Daniel and Amy Starch Professor of Psychology all’Harvard University (Cambridge, USA)
Simon Fisher, Direttore del Max Planck Institute for Psycholinguistics e professore di lingua e genetica al Donders Institute for Brain, Cognition & Behaviour di Nimega, Paesi Bassi
Introduce e coordina Stefano Cappa, neurologo, professore presso lo IUSS di Pavia
L’incomparabile facoltà di elaborare linguaggi e discorsi complessi è uno degli aspetti più affascinanti e al tempo stesso inafferrabili dell’essere umano. Nel corso di questo incontro questa abilità viene esaminata a partire da due ottiche complementari. Simon Fisher fornisce una panoramica della genetica del linguaggio, descrivendo i geni fondamentali legati all’abilità linguistica recentemente scoperti. L’indagine di questi geni negli esseri umani, così come negli animali e nei modelli cellulari, può aiutare a far luce sulle complesse connessioni tra geni e lingua, grazie a una ricerca interdisciplinare a più livelli. L’altro punto di vista, basato su immagini e studi clinici, è presentato da Alfonso Caramazza, che descrive come i “deficit selettivi” del linguaggio dovuti a disturbi cerebrali possano fornirci delle informazioni in merito al normale funzionamento linguaggio, rivelando gli intricati meccanismi dell’organizzazione neurale che ne è alla base.
Ore 11.30
Teatro Studio
Lectio magistralis
Imparare dalla luna. Per una nuova estetica dell’era spaziale
Interviene Stefano Catucci, docente di Estetica alla Facoltà di Architettura dell’Università di Roma “La Sapienza”
Introduce e coordina Paolo Conte, giornalista
L’esplorazione della Luna raccontata tramite i linguaggi dell’arte, della filosofia e del gioco a partire dalla proposta della Nasa di tutelare i siti storici degli allunaggi come tesori dell’umanità: i primi parchi archeologici della presenza umana fuori dalla Terra. È questa la sfida di Imparare dalla Luna, libro che ricostruisce le imprese del passato e prova a immaginare il futuro imminente sulla base dei programmi delle prossime esplorazioni spaziali, prime fra tutte quelle del Google Lunar X Prize, previste entro la fine del 2015. Ma cosa vuol dire immaginare la Luna come un parco a tema e trasformare in musei i luoghi calpestati quarant’anni fa dagli astronauti? Esaminando i paradossi che discendono da questa idea si possono ricavare indicazioni preziose su fenomeni che oggi, sulla Terra, rappresentano la faccia nascosta della tecnicizzazione della vita: la logica del turismo, il rapporto feticistico con le tracce e con le cose del passato, la confusione tra testimonianza storica e spettacolo.
Ore 15
Sala Ospiti
Ingresso libero
Per questo incontro è previsto il servizio di interpretariato ITA/LIS in collaborazione con l’Istituto Statale per Sordi di Roma
Proiezione
Segna con me
Documentario sulla LIS, Lingua dei Segni Italiana (durata 50 minuti)
La proiezione è seguita da un incontro con le autrici del documentario Silvia Bencivelli (giornalista scientifica) e Chiara Tarfano (videomaker), Valentina Foa (psicologa), una degli interpreti del documentario e Virginia Volterra (CNR)
C’è una lingua che non si parla con la voce, ma con le mani, e si ascolta con gli occhi. La lingua dei segni italiana è usata da decine di migliaia di persone nel nostro paese, sorde e udenti. In questo documentario si raccontano le storie di alcuni di loro, che hanno aperto le porte delle proprie case e si sono lasciati spiare. Ma questo documentario è anche la storia di una lingua che, a dispetto di quel che dice la scienza e di quel che succede nel resto del mondo, in Italia non è riconosciuta dalla legge. È una riflessione sull’importanza della comunicazione: su quanto questa costruisca la nostra cittadinanza e, a tratti, anche la nostra felicità.
Ore 16
Sala Petrassi
Per questo incontro è previsto il servizio di interpretariato ITA/LIS in collaborazione con l’Istituto Statale per Sordi di Roma
Dialogo
I suoni, i segni e le forme del linguaggio
Intervengono
Diane Lillo-Martin, professore di Linguistica e direttore del Cognitive Science Program presso l’Università del Connecticut (USA)
Andrew Nevins, professore di Linguistica a UCL (London, UK)
Introduce e coordina Kyle Johnson, professore di Linguistica all’Università del Massachusetts Amherst (USA)
C’è una struttura nascosta nelle parti atomiche del linguaggio fatta di gesti e suoni che danno spessore a parole e frasi. Questa struttura è in larga parte responsabile di quella magia che è il linguaggio e permette a suoni e segni di diventare portatori di significato. Essa conferisce alle frasi la possibilità di esprimere letteralmente un’infinità di messaggi ed è la chiave attraverso la quale il linguaggio codifica le informazioni. Grazie anche a esempi mutuati dai linguaggi naturali, si cerca in questo incontro di spiegare il modo in cui la ricerca arrivi a scoprire simili strutture. Kyle Johnson presenta alcune delle più recenti idee sul modo in cui le parole sono strutturate in elementi sintattici di base più ampi. Andrew Nevins mostra invece come i suoni di un singolo discorso siano organizzati in unità fonologiche più ampie e Diane Lillo-Martin ci rivela in che modo le lingue dei segni, nonostante la diversa modalità espressiva, sfruttino i medesimi principi di organizzazione.
Ore 18
Sala Petrassi Dialogo
Costruzione del senso e logicità naturale
Intervengono
Gennaro Chierchia, professore di linguistica all’Harvard University (Cambridge, USA)
Chris Kennedy, professore e preside del Dipartimento di Linguistica dell’Università di Chicago (USA)
Introduce e coordina Jacopo Romoli, co-direttore scientifico Festival delle Scienze
Come giungiamo a capirci l’un l’altro? Perché le informazioni sono istematicamente allegate alla lingua e non ad altre forme di attività umane come, ad esempio, la musica? Di solito ciò viene attribuito al fatto che le parole sono associate ai concetti, quindi insiemi di parole sono in grado di codificare le modalità attraverso le quali i singoli concetti si legano in pensieri. Sebbene vi sia del vero in questa visione tradizionale, ad essa manca però una parte fondamentale: la nostra capacità di ragionamento. Gennaro Chierchia e Chris Kennedy ci spiegano perché nel linguaggio sussiste una spontanea capacità di ragionamento (logica) e perché siamo in grado di trasmettere e decodificare informazioni solo facendo uso della nostra fondamentale logica spontanea. In particolare, Chierchia sostiene che tale logica gioca un ruolo fondamentale anche nel determinare la serie di possibili frasi della lingua che parliamo, parallelamente ad altre caratteristiche grammaticali come, ad esempio, l’ordine delle parole. Kennedy discute la relazione tra le informazioni trasmesse linguisticamente e l’ottica, le inclinazioni o i punti di vista soggettivi, concentrandosi sul significato di quelli espressioni, come i termini estetici e morali, che svolgono un ruolo significativo nella riflessione, nell’argomentazione e nel processo decisionale.
Ore 18.30
SpazioBArt
Ingresso libero
Caffè scientifico
Discorsi bestiali: linguaggio, coscienza, diritti animali
Intervengono
Felice Cimatti, filosofo, insegna Filosofia del Linguaggio all’Università della Calabria
Augusto Vitale, ricercatore all’Istituto Superiore di Sanità, dipartimento di Biologia Cellulare e Neuroscienze
Introduce e coordina Andrea Grignolio, storico della medicina e divulgatore scientifico
Il problema dei linguaggi animali è strettamente intrecciato al problema della coscienza animale. Nel mondo animale, ma anche in quello vegetale, esiste una enorme varietà di sistemi di comunicazione. Il punto in questione è cosa si intende per comunicazione, e se – e se sì in che misura – le lingue umane siano sistemi di comunicazione. La questione è rilevante perché nella nostra specie coscienza e lingua sono legate indissolubilmente; se quindi si scopre che questo legame vale anche per altre specie viventi ne derivano immediate conseguenze etiche. Eppure, da un punto di vista etologico il problema della coscienza negli animali non è risolto, e molte sono le voci e opinioni discordanti fra di loro.
Ore 21
Sala Petrassi
Posto unico 5 euro Serata speciale
Il linguaggio come organo della mente
Intervengono
Noam Chomsky, professore emerito di Linguistica al Massachusetts Institute of Technology (Boston, USA)
Introduce e coordina Andrea Moro, direttore del Centro di ricerca in neurolinguistica e sintassi teorica (Ne.TS) all’Istituto degli studi superiori di Pavia
Secondo Darwin, l’uomo si differenzia dagli altri animali “solo per la sua capacità quasi infinita di associare i suoni e le idee più diverse”. Dobbiamo qualificare questa osservazione in almeno due modi: innanzitutto assumere che l’espressione “quasi infinita” significhi in realtà “infinita”; in secondo luogo, riconoscendo che la modalità di associazione, anche nei casi più elementari, è a quanto sembra del tutto differente. Questa capacità infinita è una sottocomponente del cervello umano, un “organo mentale”. Alla metà del Novecento, il concetto di sistema finito con infinita capacità espressiva era ormai acquisito, e ciò ha reso possibile formulare con attenzione ciò che potremmo chiamare la “proprietà di base” del linguaggio: essa prevede una procedura di calcolo che genera una serie infinita di espressioni strutturate che “associano suoni e idee”. Oggi sappiamo che limitarsi al suono è restrittivo. Vi è inoltre una crescente evidenza che i sistemi fondamentali del linguaggio interiore sono orientati alle idee, producendo un “linguaggio del pensiero”, che come fenomeno secondario si esplicita in una qualche modalità sensoriale. Queste conclusioni hanno molte implicazioni nella comprensione della natura di questo patrimonio unicamente umano, del modo in cui esso viene acquisito e utilizzato e delle sue probabili origini.
DOMENICA 26 GENNAIO 2014
Ore 10.30
Sala Petrassi
Lectio magistralis
Il linguaggio e la musica: un’identità profonda?
Interviene David Pesetsky, professore e capo dipartimento di Linguistica al Massachusetts Institute of Technology (Boston, USA)
Introduce e coordina Mara Frascarelli, docente di Linguistica e Glottologia all’Università Roma Tre
Esiste veramente una profonda relazione tra musica e linguaggio come dicono in tanti? Entrambi sono sistemi cognitivi complessi regolati da leggi, universali e comuni a tutti gli esseri umani pur mostrando alcune differenze da cultura a cultura. Ma le somiglianze sono forse più profonde delle differenze. Benché vi sia una ricca tradizione speculativa, l’attuale posizione dei ricercatori su questo punto è molto prudente. In questo intervento David Pesetsky, che presenta un lavoro congiunto con Jonah Katz, ci mostra il problema dalla prospettiva di un linguista andando contro questo cauto consenso. Infatti, se musica e linguaggio sono diversi nelle loro proprietà formali, secondo Pesetsky tali differenze riguardano gli elementi costitutivi di base – ad esempio: parole e tonalità – perché in tutti gli altri aspetti, come il modo in cui questi elementi vengono adoperati, lingua e musica sono identiche.
Ore 12
Sala Petrassi
Dialogo
Il linguaggio degli umani e quello delle macchine
Intervengono
Tomaso Poggio, direttore del Laboratorio di Intelligenza Artificiale del Massachusetts Institute of Technology (Boston, USA)
Stuart Shieber, James O. Welch, Jr. and Virginia B. Welch Professor di Scienze informatiche all’Harvard University (Cambridge, USA)
È possibile che le macchine siano intelligenti e formulino pensieri? E ammesso che lo siano, come facciamo a capirlo? La questione dell’intelligenza artificiale è annosa e il linguaggio umano vi ha svolto un ruolo centrale forse a partire addirittura dal Talmud babilonese, passando per la filosofia di Cartesio, fino al test di Turing, dal nome dell’omonimo matematico fondatore dell’informatica. Nel suo intervento, Stuart Shieber ripercorre questa storia, illustrando le polemiche che hanno accompagnato il dibattito sul modo in cui è possibile determinare l’intelligenza. Tomaso Poggio ci guida invece in un viaggio nel futuro dell’intelligenza artificiale. Con esempi tratti dalla ricerca che sta conducendo al MIT, Poggio spiega i modi in cui può essere realizzato un efficace progetto di ricerca per comprendere l’intelligenza. Partendo da una discussione sugli attuali sistemi di intelligenza artificiale, come Watson, Siri, Orcam e Mobileye – i quali, benché impressionanti, sono ancora limitati a un settore specifico o a un singolo obiettivo – ci illustra il modo in cui sistemi davvero intelligenti, vale a dire in grado di comprendere più cose, potrebbero cambiare il mondo in cui viviamo.
Ore 15
Sala Petrassi
Dialogo
Tra appreso e innato: come emerge il linguaggio nei bambini
Intervengono
Stephen Crain, direttore dell’ARC Centre of Excellence in Cognition and its Disorders della Macquarie University (Sydney, Australia)
Jesse Snedeker, professore di Psicologia all’Harvard University (Cambridge, USA)
Introduce e coordina Francesca Foppolo, ricercatrice di Linguistica presso il Dipartimento di psicologia dell’Università di Milano-Bicocca
Nei primi anni di vita, i bambini acquisiscono rapidamente il linguaggio diventando comunicatori esperti. In questo incontro viene illustrato il modo in cui riescono a farlo. Stephen Crain inizia con due osservazioni: le lingue sono un sistema complesso di principi astratti e i bambini sono in grado di assimilarlo benché privi quasi completamente, se non del tutto, di esperienze al riguardo. Egli ci mostra le prove del fatto che, in un dato momento dello sviluppo, i bambini riescono a parlare un lingua possibile, anche se non necessariamente quella che viene parlata intorno a loro, suggerendo che l’acquisizione del linguaggio si basi sulla conoscenza innata della grammatica. Jesse Snedeker osserva che i bambini di tutto il mondo nell’apprendere la lingua madre passano attraverso le stesse fasi. Queste fasi potrebbero indicare la maturazione della mente oppure i passi necessari per risolvere il mistero del linguaggio. Per verificare ciò, Snedeker analizza il modo in cui una lingua viene acquisita nei bambini che iniziano il processo in un’età più avanzata.
Ore 15
Sala Ospiti
Ingresso libero
Proiezione
Il sorriso di Candida
Cortometraggio sull’Alzheimer a cura di CNR (durata 16 minuti)
La proiezione è seguita da un incontro con Angelo Caruso (regista del documentario) e Sara Mondini (psicologa)
Una cinquecento rossa ci riporta indietro negli anni, tra sogno e realtà, per farci conoscere Candida. È giovane, bella, piena di vita e d’amore per i suoi tre bambini: va a prenderli a scuola, li accompagna a giocare nel parco. Candida sorride. Lo stesso sorriso che riscopriamo oggi sul suo volto invecchiato. È sempre bella, ma ora lo sguardo è assente, lontano. Candida ha l’Alzheimer. Adesso i suoi figli sono adulti e ognuno ha preso la sua strada. Candida li riconosce appena e anche il dialogo con loro si limita ormai a poche battute. L’impianto poetico del documentario filtra una storia vera, in cui il passato e il presente hanno invertito i ruoli dei personaggi.
Ore 16
Teatro Studio Lectio magistralis
Il linguaggio della fotografia
Interviene Armin Linke, fotografo e cineasta
Introduce e coordina Marco Cattaneo, direttore di “Le Scienze”, “Mente e Cervello” e “National Geographic”
Seguendo una particolare forma di lezione-spettacolo, Armin Linke proietta circa 1000 immagini e video presi dalla propria produzione, da archivi storici o scientifici e da altri progetti e li illustra al pubblico presentando diverse tecniche di montaggio, di narrazione spaziale e temporale, tra documento, immaginazione e ricerca.
Ore 17
Sala Petrassi
Dialogo
Storia e geografia dei linguaggi
Intervengono
Martin Lewis, docente di storia e geografia mondiale alla Stanford University (USA)
Asya Pereltsvaig, linguista e ricercatrice
Negli ultimi dieci anni, un gruppo di biologi e scienziati informatici ben sovvenzionati ha tentato di reinventare la linguistica diacronica su basi apparentemente più scientifiche. Questi studiosi trattano le parole come i teorici evolutivi trattano i geni, e concettualizzano la diffusione delle lingue allo stesso modo in cui gli epidemiologi tracciano modelli di diffusione di un virus. Agire in questo modo, ha permesso loro di risolvere, apparentemente, enigmi di lunga data come, ad esempio, quello dell’origine della famiglia delle lingue indoeuropee. Rifiutando la concezione tradizionale secondo la quale la lingua proto-indoeuropea apparve 4000 anni prima di Cristo tra i pastori nomadi delle steppe pontiche, essi ne anticipano la comparsa a diversi millenni prima tra i contadini dell’Anatolia. Il fatto è che in realtà l’evoluzione linguistica non può essere compresa attraverso modelli non-linguistici che tendono a ridurre la lingua a una sequela di parole. Attraverso l’esame della effettiva geografia storica concernente la divisione e la diffusione delle lingue, Martin Lewis e Asya Pereltsvaig mostrano che la nuova linguistica evolutiva in definitiva non è che uno mero sforzo pseudo-scientifico. In contrapposizione a ciò, Lewis e Pereltsvaig mettono a confronto una serie diversa di testimonianze che va dalle ricostruzioni del proto-indoeuropeo, alla paleontologia linguistica e ad altre tecniche linguistiche all’avanguardia per chiarire la vexata quaestio delle origini della lingua indoeuropea.
Ore 18.30
SpazioBArt
Ingresso libero
Caffè scientifico
L’incomprensione linguistica
Interviene Tullio De Mauro, linguista, professore emerito dell‘Università di Roma “La Sapienza”
Introduce e coordina Andrea Grignolio, storico della medicina e divulgatore scientifico
Comprendere è difficile sempre. Nel mondo della comunicazione globale capire le parole e i discorsi, sempre più complessi, è poi diventata una necessità vitale. Dietro l’incomprensione, e più in generale dietro ogni fenomeno linguistico, si intersecano processi di tipo biologico e culturale che saranno oggetto di discussione. Tentando di esplorare da diversi punti di vista le difficoltà della comprensione si tenta di capire il modo in cui succede – o non succede – che comprendiamo il linguaggio, partendo dai testi letterari per arrivare sino a Twitter.
Ore 19
Sala Petrassi Lectio magistralis
Linguaggio e giustizia
Interviene Lawrence Solan, Professore di diritto “Don Forchelli” e direttore del Center for the Study of Law, Language and Cognition alla Brooklyn Law School (USA)
Introduce e coordina Jacopo Romoli, co-direttore scientifico Festival delle Scienze
Questioni linguistiche nell’interpretazione giuridica. Un numero considerevole di controversie giudiziarie riguarda l’interpretazione di documenti legali. Analizzando una vasta scelta di esempi, diventa possibile determinare quali siano gli aspetti del linguaggio che portano ad alcuni problemi ricorrenti. I risultati di questa indagine sono interessanti sia da un punto di vista giuridico che linguistico. Gran parte di questi casi riguarda i significati delle parole e di questi la maggior parte comporta più un certo grado di vaghezza (casi limite) che di ambiguità (significati diversi o riferimenti ambigui). Pochissimi sono i casi che riguardano problemi derivanti dalla sintassi sebbene i documenti analizzati spesso contengano frasi molto lunghe e complesse. Lawrence Solan discute questo insieme di fatti e le sue implicazioni a livello linguistico e legale. Per quanto riguarda le controversie sui significati delle parole, alcuni interessanti problemi ricorrono spesso. In primo luogo si registra una tensione tra l’approccio definizionale al significato e quello basato sull’utilizzo prototipico della parola. La stessa tensione la ritroviamo nei dibattiti che avvengono all’interno della letteratura linguistica, filosofica e psicologica. Una seconda serie di casi riguarda l’opportunità di classificare come “ambiguità”, all’interno dell’analisi giuridica, le differenze di opinioni sul significato di una determinata parola. L’incontro illustrerà questi fenomeni e altri ad essi associati.
Ore 21
Sala Petrassi
Posto unico 5 euro
Serata speciale
Frequenze del pensiero e parole onde
Intervento di Alessandro Bergonzoni, artista, autore e attore teatrale
La parola, è a prescindere da quello che pronunciamo, da quello che pensiamo. È frequenza, onda che, attraverso il suo “pensiero”, captiamo o dovremmo captare; spesso le antenne non sono alzate, il segnale non lo riceviamo, continuiamo a credere di parlare dire scrivere, noi. Non siamo noi a creare ma è lei, la parola col suo pensiero, a chiederci di portarla, usarla, cantarla, disegnarla, scolpirla, con la potenza che essa emana, con l’energia che spande, anche se noi non la sentiamo, non la avvertiamo. E allora crediamo di essere noi autori gli scrittori, ma siamo solo scritturati autorizzati, ma siamo solo sherpa, che comunque la montagna cominciano a scalarla, il posto imparano a conoscerlo e a condurre tanti su quei sentieri infiniti, inspiegabili, inauditi. È già un bellissimo privilegio, una grande risorsa, un immenso piacere dovere diritto: quindi non è né diminutivo né dispregiativo (forse relativo) “scrivere” o “parlare”, anche solo da autorizzati. È la coscienza dell’incoscienza, la consapevolezza dell’altra arte che crea: è inutile quindi lasciare all’ego, all’io e a tanto altro, la convinzione di essere padroni in casa d’altri. Co-scienza, lumine-scienza, escre-scienza: mistero, gnoto-ignoto segreto secreto.

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