Liliana Zinetti, “I cipressi di Van Gogh”

Nello scaffale
a cura di Luigia Sorrentino
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Li avete mai visti da vicino i cipressi di Van Gogh? Trasmettono un’energia fortissima, che solleva da terra.
A febbraio del 2011, nella mostra allestita al Vittoriano di Roma, dove sono state esposte alcune delle sue opere più famose, vi erano anche i cipressi. La forza di quelle cime svettanti è rimasta impressa nei miei occhi, e ha lasciato un segno indelebile.

Liliana Zinetti, I cipressi di Van Gogh
di Nadia Agustoni

Liliana Zinetti con I cipressi di Van Gogh (Giuliano Ladolfi Editore 2011) aggiunge un tassello importante alla propria opera poetica. Il libro è diviso in due sezioni e diversi testi della seconda parte formano un discorso sugli affetti famigliari. Alberto Bertoni scrive nella prefazione: ” … di un lungo e fecondo processo di apprendistato, che porta qui l’autrice a una sintesi compiuta di varietà linguistica, competente memoria storica, efficacia figurale, riuscito equilibrio ritmico prosodico.” (Pag. 5)
Si sente in quest’opera lo scavo e nello stesso tempo il fermarsi a quella luce che è sul mondo, fino a cogliere il senso dei luoghi, delle persone, delle cose. In particolare le poesie per il padre toccano intimamente, con un significato di restituzione raro. Zinetti dissemina il libro di ragioni profonde con un rigore e un’etica che includono il personale senza fermarsi a quello, e che certo oggi non sono di moda. L’autrice mostra di credere ancora ad una parola poetica con cui può imprimersi una sorta di giustizia per tutti, cui Zinetti non rinuncia.

***

Credeva con le parole
di tenere gli alberi fermi
nella bufera, il paesaggio senza crolli
non sapendo
che solo la perdita si lascia afferrare.
Rispondeva all’appello delle cose
con uno sguardo lontano, oltrepassandole
fino al silenzio. Un silenzio scabro, sottile,
senza pensiero, come un pianto
o un sonno invincibile.

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