La brutta china della democrazia italiana

Mercoledì 11 gennaio 2012 – ore 18:00, a Roma, La Feltrinelli libri e musica, Galleria Alberto Sordi (Piazza Colonna 31/35) Ida Dominijanni e Laura Pennacchi presentano il libro “Prima e dopo. La Brutta china della democrazia italiana” di Nadia Urbinati. Sarà presente l’autrice.

SINOSSI
«Non sappiamo ancora che volto avrà il dopo ventennio videocratico. È lecito sospettare però che l’identità del governo Berlusconi abbia marcato anche quella dell’opposizione. Si è assistito in questi anni, in Italia, a un grande paradosso: persino l’opposizione al populismo può aver maturato una sua propria concezione strumentale e populista delle regole democratiche. Può aver facilitato forme personalistiche. Del resto, il populismo è più il sintomo che la causa: la sua comparsa mette a nudo la crisi dei partiti, la loro incapacità di raccordare le istituzioni con la cittadinanza».


Una democrazia sotto stress è come un laboratorio che ci fa vedere ingranditi i possibili vizi del governo democratico. E non c’è dubbio che l’Italia del ventennio berlusconiano rappresenti esattamente lo stress, la tensione estrema, il rischio di implosione in cui una democrazia può cadere, se smarrisce il suo vero tratto distintivo, che è quello di saper garantire e tollerare le diversità attraverso un rispetto imparziale delle regole del gioco. Ma il caso limite della democrazia italiana ci consente – per paradosso – dimetterne in luce anche la particolare virtù che, in un regime democratico, è rappresentata dal dissenso. Questo volume, che raccoglie le marcate prese di posizione espresse negli ultimi due anni sulle pagine del quotidiano «la Repubblica» da Nadia Urbinati, ci consegna un’analisi impietosa e realistica della società italiana a partire da una concezione procedurale della democrazia che è rigorosamente ancorata all’eguaglianza dei diritti e alla libertà civile e politica dei cittadini. Gli abusi e le manipolazioni della competizione politica e delle norme costituzionali ai quali abbiamo assistito in tutti questi anni diventano altrettante occasioni per dare valore sostanziale alle regole del gioco, per affermare le procedure democratiche come un bene comune e pubblico a tutti gli effetti, e per mostrare quanti danni possono derivare dal loro mancato rispetto. Perciò – sostiene Urbinati rivolgendosi anche a molti degli avversari del berlusconismo – non c’è da invocare stati di eccezione, ma ribadire e praticare il più rigoroso rispetto dei principi e delle regole del gioco democratico.

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