Opere Inedite, Andrea Ruffolo

Andrea Ruffolo spiega così il suo rapporto con l’arte: “il mio legame si è andato focalizzando verso l’ esaltazione del frammento sia in senso visuale che in senso letterario. Probabilmente questo deriva dalla mia formazione di architetto in cui, come è stato scritto da chi ha visto le mie pitture, sia ha – come per un edificio – una visione d’insieme ma definita dalla presenza di dettagli, cioè di una rilettura dell’organismo generale nel suo particolare. Tipo di linguistica fin troppo presente nell’arte italiana. Basti pensare ai grandi cicli pittorici del passato, in cui si può leggere l’intero, o sezionarlo in singoli frammenti autonomi (per citare un esempio ipernoto: la volta della Sistina e i singoli riquadri che la formano).
La lingusitica del “particolare” può portare a una ricucitura dei singoli dettagli in un racconto o a una concatenazione di particolari apparentemente slegati tra loro in una successione produttiva e indipendente del pensiero. Idea sviluppata da Joyce nell’Ulysses.
In altre parole è il pensiero dell’artista che tenta di riprodurre i suoi stessi frammenti e il pensiero del fruitore che è deputato a ricucirli in un unico a lui coerente…”

di Andrea Ruffolo


“Non disdegno di inquinare di sporcare la parola ( come la pittura) di giocarci, di renderla strumento per associazioni di idee….legate a assonanze anche con altre lingue…
Così nelle mie pitture la parola è mischiata all’immagine e l’immagine si mischia alla parole.
In questo senso mi ha sempre affascinato la scrittura ideogrammatica ( ad esempio quella cinese) in cui in un segno si racchiude simbolo e parola.

Benché tra le diverse forme d’arte, la poesia sia la più istintiva e naturale è anche la più rigida e meno universale in quanto si avvale di un linguaggio che non può essere tradotto ( cioè reso comunicabile) se non perdendone la significanza ritmica, musicale o i giochi delle allitterazioni……il suo fonosimbolismo. Non si potrà mai dare il valore che ha per noi italiani la Divina Commedia a chi non conosca l’italiano… e così per altre opere poetiche straniere tradotte in italiano.
Il frammento è il residuo che rimane nella memoria presente che setaccia la massa di informazioni che pervengono alla mente ..altresì , come un reperto archeologico permette di ricavarne deduttivamente il senso dell’intero… Per questo se l’insieme dei frammenti riuniti risulta barocco e non lineare… il singolo frammento per poter rimanere vitale e sopravvivere, deve, per me, essere incisivo e contenere in sé parte del tutto.
Pannello per La Divina Commedia in 100 canti  di Andrea Ruffolo

“Ogni componimento poetico è per me frammento a sè stante. De Architectura, è una raccolta di componimenti essenzialmente descrittivi in cui ho cercato di raccogliere il fascino e il mio amore per le architetture, luoghi o opere d’arte (senza pensare alla loro valenza estetica) che mi hanno comunicato emozioni, riflessioni….pretesti per giochi e commistioni di parole… ironie.”

Pantheon d’ Agrippa
31 luglio 2009

Nei dì empi
Prostilo fosti
periptero ma non
peristilo tra i tempi
Ponteggi alti
opera sicura di
maestranze dure
abituate al gipiglio
al comando da spalti
istanze

aggregato cementizio
disgregato su
studiati puleggi

occhio gigante fisso
al sole, alle ironiche stelle
brucianti
puntato gravato
da rinforzati ormeggi

Pace infonde
il tuo bagliore
e si propaga
per la cupola
vasta che innalza
alle battaglie
alle grida funeste
di sangue e terrore
alla gloria perenne
sfiorita
nell’ ansimo mortale

A quanti
morirono schiacciati
sotto colonne
di marmi splendidi
lucidi immacolati
come vergini donne.

Il prato
di semplici quadrati
che vanta
secoli
passati
tra le generazioni

Stanzone intero
a sugellare
il senso dell’ Impero

e quando
volgo il volto
verso
l’alto spiro
aleggio
sopra l’ ali
e il poderoso tiro
e la tonante folla
acclama
l’opera di tanta immane bolla.

Vola lo spirito
che il truce dittatore
di gloria costruttiva
di fama imperitura
il mondo suo asperse.

Pantheon d’ Agrippa 2
Adriano 124 d.C

Opaion,
ciclopico
occhio proiettato verso infiniti,
siderei
spazi
a un aereo lampeggiante
alla notte del mio peregrinare

passa sul
tuo sedereo
buco
magico volante cocchio.

SANTO STEFANO ROTONDO
(468-483 d.C)

defilata
angusta
porta

porta
nella tua
augusta
beata
concentrica
biciclica
peristilica
semplicità

Campidoglio

Truce
sul
verde cavallo
con bronzeo
braccio teso
Marco
Duce

saluti
della guerra i campioni
e ora
al tramonto
sotto cielo
di indaco opale
iridesco
e sfocano
i lampioni

raggi d’oro
alla voluttà del serotino
ohibò sesso

tra le dritte bianche
intenzioni sfumanti
degli aerei che rigano
solcano
l’Oceano di aria antica
che Roma respira
in lubrìco amplesso

e di là
sfacciato
il bianco fulgido monte
dell’Altare pomposo
s’appronta
trionfante
di bara ignota
facciata
al gioco del potere

gli inveschi
alle terga
d’Aracoeli
dei poveri
frati orapronobis franceschi

il Tevere e il Nilo reclini
si voltano le spalle
ai letti
di confortevole pietra
costretti

balaustre
salgono su
al Parlamento
della città

sorride della sua
adamantina
coreografia
ancora non perso
il vecchio Cola
da coca ribelle preso
e poi a morte steso

e l’infaticabile
Michel
Angelo
in questo
angolo
al centro
un dì
dell’Universo

ora, ora mi stacco
da questo incanto
mentre sul far della notte
al morir del cielo
in nero vanto
brucia più forte
il mio desiderio
per te.

da “De Architectura” Raccolta Inedita

Andrea Ruffolo, architetto, è nato a Grosseto e vive a Roma.
Nel 2010 ho pubblicato “Qui c’è qualcosa che non va – Nel nome del padre e della figlia”. Un suo racconto autobiografico pubblicato su Kataweb 2011 in cui narra la vicenda personale di un padre che si scontra con una società e una giustizia legata a stereotipi che ne perpetuano radici di iniquità e incapacità a risolvere le questioni di affido dei minori. La sua attività di pittore e grafico si è solo recentemente manifestata in 3 mostre personali in cui il filo conduttore è la frammentazione dell’immagine in un mosaico di dettagli che lascino al fruitore la libertà di investigare il singolo particolare o ricucirlo in una percezione olistica.

5 pensieri su “Opere Inedite, Andrea Ruffolo

  1. Già, si tratta di quella lettura d’insieme che si può fare di una poesia oppure delle singole parti che vengono lette man mano, in genere questo compito lo effettua quello sche scrive e rileggendosi effettua quella ‘critica’ lettura della propropria opera, ovviamente anche il lettore, ma solo lo scrittore indaga e sa indagare esattamente sulle proprie opere, come un nuovo che emerge, anche se bisogna di una ‘lettura’ altrui per avere altri punti di vista o per vederne di nuovi che a lui sono sfuggiti; un pò come un’analisi a cui lo scrittore fa sempre gradito piacere, se si tratta della sua anima.

  2. Luigia, intanto grazie per avermi immeritatamente accolto nel tuo ricco Blog di poesia. Ricco non solo di contributi, ma anche di strumenti e di informazioni. Qualcosa degno di te, del tuo amore per la cultura, il buon gusto e la completezza.
    Lasciami dire che la tua idea, quella di inserire nel Blog non solo i prodotti”sofisticati” e ormai accreditati, ma anche quelli di “minore” rilevanza è un’idea che coglie insieme l’interesse per il fresco e lo spontaneo ( come la poesia dovrebbe essere) e quello per una sorta di contro-fotografia – “eletta” -dell’anima nazional popolare. Del resto come accade in altre manifestazioni artistiche il sacro si corrobora sempre più del profano e viceversa ( penso per esempio alla pittura spontanea dei writers o dei murales) dove l’arte si sveste del sussiego per diventare quasi forma di vita.
    Quindi un “bravo” e un augurio di cuore non solo per il tuo Blog, ma perchè questa idea sia raccolta e estesa anche altre manifestazioni artistiche.

  3. Grazie Andrea,
    Hai colto lo spirito dell’iniziativa di Opere Inedite. L’intenzione è proprio quella che riassumi, offrire un’opportunità a tutti coloro che scrivono versi, indistintamente.

    Ognuno di noi ha in sé qualcosa di unico e di speciale, perchè negare l’espressione di questa unicità?

    Questo blog vuole essere anche un punto di ascolto, un punto di riferimento, per tutti coloro che non ne hanno, o che magari desiderano esprimere il proprio pensiero, dire “anch’io ci sono, sono qui, ascoltami”.

    In molti mi scrivono, anche lettere, e.mail, mi raccontano le loro storie.Sono contenta di ‘partecipare’ rispondendo a tutti. Di dare testimonianza dando voce a chi me la chiede.

    Questo blog è una scatola aperta, una finestra sul mondo.Tutti possono affacciarsi da questa finestra.

    Ciao Andrea,
    In bocca al lupo per il tuo lavoro

    Luigia Sorrentino

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