Opere Inedite, Donatella Nardin

Per Donatella Nardin la poesia è un magma oscuro che si fa governare da lemmi e forme decifrate con pazienza certosina e rigore, per articolarsi poi nei temi di tutti e di sempre: l’umana, indecifrabile sofferenza, il conflitto, il disinganno, l’impossibilità, l’assenza. Spesso tale materia si impone improvvisa per rafforzare nel suono la percezione di sé e delle cose intorno quasi a coglierne lo scarto inatteso, l’epifania. Altre volte la parola poetica si cerca in un corpo a corpo contro/verso per liberare gli occhi e il cuore, per portare alla luce una preghiera dolorosa, insistita, un’istanza ripetuta, quasi la voce ultima di qualcuno che senza colpa è rimasto fuori, escluso, perduto.
Con molto pudore, con grande pena. Nel suo vario articolarsi, si modula in una continua, inattingibile ricerca di senso, nel tentativo inesausto di decifrare le linee sottese alla trama, la loro essenza precisa, incarnata.
A volte si intona alla serena armonia del respiro, con un linguaggio piano, assertivo. Nella continua pretesa di forme e assunti migliori, più autentiche e di una maggiore consapevolezza poetica, negli ultimi anni ha accostato molti autori classici, moderni e contemporanei in una lettura disordinata e onnivora.
Donatella Nardin rifugge “la trimurti poetica della scrittura consolatoria, del sentimentalismo lirico sdolcinato e dell’eccessivo concettualismo.” Si porta nel cuore le considerazioni dei grandi sulla poesia come quella del poeta francese Yves Bonnefoy che osserva ” la poesia è la presenza viva di ciò che incombe, nell’illusione profonda di avere la meglio sulla morte “.

                          “Tutto ciò che fa vibrare liricamente la vita è poesia”.
                                             di Donatella Nardin

L’agave del mistero

L’agave spinge le sue preistoriche
punte
verso il cielo a penetrare inutilmente
l’ombra del mistero.
L’ultimo ciliegio
prende luce dai respiri del sole
e noi siamo qui vigili e feroci
nel sonno
che non dorme nei giorni
esiliati dalle ore
a contemplare i gesti esitanti dei fiori

qui ci pensava l’amore
e invece
viviamo di una saliva dolorosa
impastando col rosso dei papaveri
la pietà la finzione

parlo dal taglio verticale
dove stiamo
che lascia infine cadere ad uno ad uno
i mutevoli corpi che abitiamo.

Gli orologi molli di DalìBattono in noi le ultime ore d’estate
le linfe
e le rugiade nel ticchettio muto
degli orologi molli di Dalì
che sembrano
sciogliersi per abbandonarsi sfiniti
ai sigilli eterni
come tutto ciò che viene passa e si perde
nella precarietà dei corpi

 

 

ardono in noi le storie d’amore perdute
dietro ai volti
sconfitte dalla brama delle nuvole abbassate
chine
a proteggere i meridiani azzurri
i bianchi paralleli del mistero

ardono in noi le foreste vergini
sospese
gli uccelli di mare e di laguna venuti
ad annunciare
la danza finale dei canneti e delle viole
delle terre perdute inoltrate nell’austerità
del cuore
a dirci che la morte è ovunque
inattesa
silenziosa confusa nel movimento
eterno della vita.

Primavera

Cova nuova d’acqua nel turbamento
e s’infila
nella grigia cromia dell’occhio
col garretto nervoso alla partenza

la forma che stava chiusa tra le pieghe
del sonno
col sorriso beffardo di chi non chiede
ma colmando il suo gelo si rivela

cresce tornita nella mente
nella zolla
e poi dilaga in rivoli verdi
e viola
figli naturali di un’idea madre
dei codici caldi dell’ascesa

lievita dolce al tramonto d’Orione
nella polpa
nei semi offerti al canto
degli uccelli

è un fiorire antico di voglie dai seni colmi
che vince il male ostinato della crepa

e tra i capelli una messe di farfalle rosse.

Nel potentato in fiore

Chiusa nel sigillo parco e misurato
lei non avrebbe voluto ma l’altra dominava
tellurica e sovversiva nella sepolta vita
clandestina

sbagliando l’ascoltava
perché parlava lingue nuove
un lessico furente fuggiasco alle parole

facendosi scandaglio dentro di lei parlava
senza voce e senza nome
diceva tutto il dolore del vuoto che comprime

fu lungo il corteggiamento
di meropee suadenti
pian piano la introdusse ai suoni dell’assenza
ai varchi di passaggio tra orrore e bellezza
tanto che si perse
tra le parole più scoscese
di lontano universi

e quando non ci fu più nulla
da dire da sognare seppe di dover andare
tanto la terra paziente ricopre ogni errore
anzi per meglio dire fu l’acqua a ricoprire
nella stagione viola un tratto di laguna
ricolma di artemisie
così si sfilò le scarpe le allineò sul bordo
si sfilò i vestiti li ripiegò con cura

l’acqua si chiuse a cerchi
nel potentato in fiore
di giunchi gialli e uccelli.

Biobibliografia
Dopo gli studi classici, Donatella Nardin ha lavorato nel settore turistico con incarichi dirigenziali.
Ora, a riposo, continua a coltivare la passione per la scrittura, soprattutto poetica. Ha vinto una trentina di premi e riconoscimenti negli ultimi due anni.
Alcune sue poesie sono pubblicate in numerose Antologie di piccole e medie Case Editrici come LietoColle, in rete e in alcune riviste letterarie.

32 pensieri su “Opere Inedite, Donatella Nardin

  1. Non posso non notare: 3 poeti e… temi forse differenti, ma siamo, (almeno in apparenza) lontani dalla gioia di vivere.
    Sono l’unico rimasto a credere ad Hikemt che la vita è una ”gran bella cosa?”; che la poesia potrebbe, se non dovrebbe, scrivere anche d’altro,che sia un impasto in cui l’ingrediente principale non sia la sofferenza? ciao

  2. Luca, la vita è una gran bella cosa, e proprio per questo ciascuno può esprimere, liberamente, secondo la propria esperienza, gioia o dolore, ma anche altro, qualcosa che non è così facilmente definibile aprioristicamente. Di una cosa sono quasi certa: che la poesia, quasi sempre, porta in sè un segreto.

  3. ciao, mi sembra altezzoso l’atteggiamento di chi si mette su un balcone e canta: voglio vivere cosììììììì col sole in froooonteeee…
    specie se tirando la testa fuori di casa vedo scene di povertà razzismo e miseria, quotidianamente vedo il diritto all’istruzione degli handicappati andare in fumo,
    cosa devo denunciare, la bella vita “sottilsole”?
    non mi sembra triste mescolare la realtà con l’interiorità…
    non mi sembra triste un uomo ubriaco vestito di latex anzi lo trovo molto divertente e per qualcuno è anche attraente
    la vita è una gran bella cosa per chi respira e se la gode eanche per chi lotta per la libertà l’amore per gli uomini ed il suo popolo come Hikmet, (che lottava e denunciava la miseria della condizione umana urlando che la vita è bella e la libertà pure)
    ognuno è figlio del suo tempo
    ognuno ha la dignità di esprimersi
    qualcuno diceva per le pecore che nn la percepiscono nemmeno la bella vita che fanno.
    e non mi sembra triste e serioso lo scrivere di donatella…
    poi è ovvio che ognuno scrive di ciò che vuole e che ognuno legga ciò che vuole e che magari tu Luca preferisca leggere di amori imprese eroiche e feste sotto la luce della primavera, o che preferisca lo svago letterario che piace anche a me! la poesia è libertà e la libertà spesso non ha il sorriso, pensa al mostro contro cui Hikmet stesso ha lottato parlando di amore e libertà.

  4. Vincenzo, anche Luca scrive poesie.
    Si può esprimere in poesia la gioia di vivere, non è mica vietato! E’ un bellissimo atto d’amore verso se stessi e gli altri, verso chi non riesce a vedere il lato bello delle cose. Ma si possono scrivere anche poesie come quelle che scrive Donatella, che vede da un’angolatura diversa. Riflettiamo insieme nel rispetto e nella reciprocità della diversità. Proviamo anche ad uscire dai nostri confini.

  5. Certo
    mi sembrava doveroso ribadire che ognuno scrive di ciò che gli resta fissato dentro come su una pellicola fotosensibile, ad alcuni piace il positivo della foto ed espongono quello, ad altri il negativo e si comportano di conseguenza.
    Di volta in volta ci lasciamo trascinare nel dolce o nel salato!
    Però se si scrive in toni di grigio questo non vuol dire che non si apprezzi la vita con la sua libertà di dire-scrivere-fotografare ciò che ci sembra opportuno in quel momento.
    Esistono bellissimi scritti inneggianti alla vita! E bellissimi scritti che ne tracciano solamente i contorni oscuri. L’importante è non rinchiudersi dentro alcun contorno.
    La bellezza di uno spazio condiviso con il topic “poesia” risiede proprio nella possibilità di confrontarsi mettendosi costantemente alla prova nel confronto con le idee degli altri.
    E’ proprio questa la caratteristica magica degli spazi online: al contrario della pagina di un libro ci permettono di essere tutti attorno al fuoco a parlare di una cosa!

  6. grazie a Luigia, concordo con lei quando osserva che ogni poesia – essendo vita aggiungo io-, si porta dentro i suoi misteri e pure le sue libertà e i suoi dolori. Forse la misura di questi ultimi è maggiore in chi, come me, ha vissuto di più. O forse,più semplicemente, alcuni sono più inadatti di altri, non so ( o forse lo so anche troppo bene… ) E in tutto ciò, per fortuna,la poesia aiuta e consola. Senza alcuna retorica.
    Ringrazio anche Luca perchè ogni opinione è rispettabile e preziosa, induce a considerare le cose da altri punti di vista.
    Ringrazio tanto Vincenzo e mi siedo attorno al fuoco con tutti voi, speriamo che insieme la fiamma risplenda meno fredda.

    Donatella

  7. Vorrei, semplicemente vorrei, che mi parlaste delle vostre letture, di cosa accade la sera, ad esempio, al termine di una lunga giornata di lavoro, o di studio, cosa fate, o pensate di fare, cosa vi sta a cuore, cosa vi fa dispiacere, cosa vi dà gioia.

  8. Luigia…a me danno gioia gli altri esseri umani. Non tutti, ovvio. Ma quei pochi che mi fanno scivolare il mondo grigio addosso, che mi fanno innamorare ogni volta dell’inutile e della vita. Amo un romanzo come ”L’amante di Lady C.” perché rappresenta il massimo del rapporto e la possibilità dell’impossibile, di fregarsene ,come fa il guardiacaccia, della ”macchina”. E non chiedo ad un assetato di non bere: la sofferenza fa parte della vita; è il ”male di vivere” che non mi piace…non vorrei che fosse data per assodata l’idea che per poter essere creativi, bisogna soffrire. Riduce gli artisti ad una cerchia di strani, di emarginati, ben poco belli e tanto dannati. Un poeta come Hikmet, chiuso in un carcere mi dimostra tutto questo, ma all’ennesima potenza: come ci sia(Primo Levi?!) anche nell’orrore che si vive la possibilità(sottolineo possibilità) di rimanere innamorati, di soffrire, ma non star…”male”. Possibilità che ognuno realizza a suo modo, nelle sue possibilità.
    Basta. Ho rubato anche troppo spazio.
    Ciao.

  9. cara Luigia eccoti accontentata. Sono appena passata dalla biblioteca comunale e sono tornata a casa con la preziosa raccolta de L’Opera poetica di Giovanni Raboni edita ne I Meridiani della Mondadori.Per puro caso, aprendo il corposo volume di 1845 pagine, ho letto questo che trascrivo: da ” Cadenza d’inganno ” Come in un libro o all’opera / sembra un trucco squisito la tua morte / preparata nei gesti della vita / con mille dolcissimi addii.
    Come vedi ci risiamo…
    Donatella

  10. ah Luca la possibilità dell’impossibile che si fa possibile con la volontà. Tutti ci siamo passati credo ma spesso anche la volontà è impedita, magari senza colpa e allora che si fa ? Comunque in quanto osservi c’è del vero e credi anche a me l’idea del poeta maledetto piace poco.
    Donatella

  11. Ciao, rispondendo alla richiesta,
    ogni mercoledì (sono metodico…e che ci posso far!) entro in una libreria dedicata ai ragazzi e ai bambini e, senza alcun titolo nella testa, a mo’ di pescatore getto la canna e pesco un libro, guardandolo da vicino, un libro illustrato che mi catturi, un autore con il gusto della calamita; ieri mi ha catturato moltissimo un testo che oggi si è trasformato in un piccolo sogno illustrato quando l’ho letto ai bambini. Shaun Tan in Piccole storie di periferia, mi ha catapultato in una nuvola illustrata, mi ha regalato tanti piccoli mondi dove portare i miei piccoli ospiti di ogni giorno.
    La cosa buffa è che proiettando le sue storie su di un muro, i bambini disabituati a certe cose chiedevano: – ma non si muovono?
    La mia risposta: -si muovono solo se chiudete gli occhi!
    Una bellissima scoperta..

  12. Ancora non riesco ad inquadrare Luca. Sembra che si possa star male ma senza esagerare. I creativi sofferenti riducono gli artisti ad una cerchia di strani, di emarginati, ben poco belli e tanto dannati?! Non chiedi ad un assetato di non bere, e ad un ubriacone?

  13. Donatella e Raboni. L’opera di questo poeta ha qualcosa di unico. Patrizia Valduga poeta e compagna di vita ha scritto di Raboni che “la forza della sua realtà interiore era la sua sola forza”. Raboni credeva che la letteratura era “la dignità dell’uomo nel mondo, era comprensione del mondo e responsabilità nel mondo”.

    Questo è un altro tema centrale.

    Donatella, cos’è per te la realtà? come passa la realtà nella tua poesia?

  14. Vincenzo, tu lavori con i bambini ed è per questo che ti regali nuvole e storie da raccontare ai tuoi piccoli?
    Mi parlavi di Penna… Come entra nella tua poesia questo straordinario poeta?

  15. Walter, per te!
    Lascia andare Luca…
    Non è che si possa ‘inquadrare’ una persona che non si conosce personalmente. Fermiamoci al dialogo sulla poesia, in modo costruttivo.

  16. Non lo trattengo, ciao luca, a dopo la nostra conoscenza, quando mi farai rivivere le bellezze del mondo. Ora non mi resta che girare la camera su me stesso, inquadrarmi in un bel primo piano e partire con un monologo silenzioso fatto solo di cadenze ritmate delle palpebre.

  17. Caro Luca,
    una per tutte. Nel 1925, in “Ossi di seppia” Eugenio Montale scriveva:

    Spesso il male di vivere ho incontrato:
    era il rivo strozzato che gorgoglia,
    era l’incartocciarsi della foglia
    riarsa, era il cavallo stramazzato.
    Bene non seppi, fuori del prodigio
    che schiude la divina Indifferenza:
    era la statua nella sonnolenza
    del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

    Come riscriveresti questa poesia?

  18. ciao,
    Penna descrive come un pennello quando delinea i tratti di una situazione intensa, senza nessuna asperità,
    mi piace perché usa parole soffuse ma parla di realtà a volte decise e forti, forse anche impronunciabili, censurabili dalla morale comune. Scrive tanto di cose accadute per strada, in angoli di strada, scrive di solitudini tanto urbane, sempre con un velo delicato gettato sulle parole.
    Lo trovo rassicurante nel ritmo,
    mi piace perché parla di desideri,
    mi piace perché quando lo leggo non riesco a non immaginare marciapiedi, pochi uomini che passeggiano da soli guardandosi i piedi.
    Parla con la franchezza di un bambino di temi universali come i desideri, l’amore, il piacere.
    scrive poco, dice molto e parla chiaro, senza risultare mai scontato.
    sono certo che un dio greco lo abbia preso con se per scrivere poesie sull’Olimpo.

  19. Molto bello il tuo post Vincenzo.
    Mi interesserebbe capire, a questo punto, come relazioni la tua poesia all’opera di Sandro Penna. Quale traccia lascia in te, nella tua poesia?

  20. ancora ciao,
    da Penna ho rubato la non vergogna di parlare di ciò che voglio
    il coraggio di dire le cose che mi vengono in mente
    di dirle con un lieve sorriso anche se qualcuno potrebbe disapprovare,
    ho scoperto che si può dire tutto se si riesce a restare in una medietas tecnica, lessicale ma non ideale, ovviamente ognuno è figlio del suo tempo e la linea mezzana dell’accettabile si è un po’ spostata (e non so da quale lato ma di certo il mondo mi sembra che sia un po’ cambiato) rispetto agli anni di Sandro Penna.
    Da Penna ho preso l’ironia che sorregge il senso delle sue poesie(che colgo nel suo lessico e nel ritmo)
    Ho iniziato a scrivere delle cose tempo fa che cercavano di ricalcare quel lessico e quelle ritmiche per provare a vedere se potessi ricavarne delle idee, delle situazioni nuove e mi è stata molto utile come esperienza.
    Le poesie di penna lasciano spazio al respiro e questa forse per me è stata la lezione più importante che mi son preso da lui.

  21. Luigia, perché dovrei riscriverla? Rappresentare qualcosa significa quasi sempre prenderne una certa distanza. La poesia è misteriosa, dici. A me piace pensare, che in maniera misteriosa si possa scrivere qualcosa senza esserne troppo cosciente, qualcosa che nasconde una serie di letture diverse ognuna coperta da quella più in superficie. La rappresentazione è spesso qualcosa di geniale che anticipa e legge il presente. Picasso e Guernica. Caravaggio e il Davide e Golia. Rappresentare anche qualcosa di terribile, ma senza rimanerne invischiati. E’immediatamente una dichiarazione d’amore, per la vita e per gli altri esseri umani. Dico semplicemente che alcuni autori mi dimostrano che è possibile, è un ideale che si può rincorrere. La cultura, e spesso gli artisti stessi sono complici, ci appiccica alcune etichette poco incoraggianti, dallo scemo, al pazzo, a colui che è costretto a vivere fuori dal consesso umano per poter sguazzare nella propria sofferenza e scriverne.Non chiedo di non bere agli assetati, non chiedo qualcosa di non reale. Esiste il lutto, le tragedie…Ognuno le viva con la forza di cui dispone. Ognuno rappresenti ciò che sente, purché 1)rappresenti 2)cerchi di mantenere quel minimo di distanza dalla rappresentazione, in modo che non sia lo specchio di un qualche fallimento, ma la crisi da cui ricominciare 3)sia sempre pronto a mettersi in discussione, non abbia sullo stomaco un moloch che a priori ti impedisce ogni idea di cambiamento o rinascita… ca suffit?…ciaociao

  22. questi post intrecciano, snodano e riannodano fili in modo ondivago e le suggestioni sono molte. Per esempio devo confessare che non conosco bene Penna, come detto nella presentazione, le mie letture sono disordinate e colme di lacune. Ma Vincenzo ha largamente stimolato la mia curiosità. Anche per me il mercoledì ha la sua aura buona. Ogni secondo mercoledì’ del mese frequento infatti un gruppo di lettura di poesia in biblioteca. In tali lietissime ore ci inerpichiamo per dissonanze e consonanze, per assenze e presenze molto vive e palpitanti, ritrovandoci alfine in modo incorcibile come dislocati.
    Anche questa, soprattutto questa, è per me realtà. Quanto di tutto ciò e del molto che resta, pur dissolvendosi, passi poi nella poesia mi è difficile dire. So però con sempre maggiore chiarezza, che lo sgurdo non deve solo vedere -e vedendo eludere- ma deve cercare, scavare,immergersi e guardarsi e ripiegarsi attorno ai perchè e ai come, agli oggetti, al sé e agli altri, per attingere – a strappi a lampi-al cuore ultimo delle cose.
    E comunque sono fortemente convinta della capacità salvifica della poesia. Malgrado come sostiene Claudio Magris ” il suo linguaggio impervio ” così estraneo al presente.
    Quanto a Raboni e alla Valduga, alla prossima!

    ciao a tutti. Donatella

  23. dalle poesie di Donatella emerge un forte e ancestrale legame con la natura che può essere più o meno “matrigna” ma che comunque si impone e/o domina.
    Sono d’accordo sul fatto che la poesia non può prescindere da aspetti reconditi e segreti che ognuno esprime secondo la propria creatività e attitudine evocativa

  24. Parole levigate dallo scorrere dell’acqua che scorre dentro ognuno di noi. Diverse, ma non così distanti da quelle di Vincenzo.
    Un modo di raccontare e raccontarsi attorno al fuoco.
    Quanto è importante, avere un fuoco, un posto, dentro e fuori di noi dove condividere e partecipare.

  25. Chiedo scusa se rispondo solo oggi a tutti.
    Come vedete il dibattito sulla poesia si allarga sempre più, ne sono felice.
    Rispondo a Luca, sulla poesia di Montale: riscrivere la poesia di un grande poeta – scrivendola come vorremmo noi, con i nostri occhi – aiuta a stabilire un rapporto con la realtà (bella o brutta) ed è un meraviglioso esercizio di stile.
    Non voleva essere una provocazione, semplicemente uno stimolo a ri-vedere, con i propri occhi.
    Ringrazio tutti.

  26. grazie a Monica e Vincenzo Celli, avete ben colto. Vivo tra le acque, con la laguna di Venezia intorno e negli occhi e dunque…
    Però si tratta solo di tre poesie e, per forza di cose, lo sguardo restituito è limitatissimo.
    Quanto al fuoco spero che tale immergersi collettivo continui, trovo lo scambio in poesia vitale anche per il nascere di idee e progetti comuni che contribuiscono tutti alla diffusione della parola poetica.
    Contro lo spirito buio del tempo l’imperativo deve essere: allargare il più possibile il contagio.

    ciao a tutti e grazie di cuore a Luigia Donatella

  27. e per quanto attiene alla questione posta da Luca ( nello spazio di Vincenzo ) riguardante il rapporto più o meno stretto di ognuno con la realtà e la concretezza della vita, allego questa mia:

    Il tempo del fango

    Qui non respiro bene
    sale un dolore d’acqua che si spegne
    una deriva greve di menzogne.

    E’ il tempo del fango
    del sale sparso a ferro e a fuoco
    sui sommersi
    privati di lavoro e dignità.

    Così stanno le vite clandestine
    pipistrelli nel buio di una gora

    e noi ripiegati nei silenzi
    cuciti persino gli occhi
    in faccia ai sogni

    nulla sapendo del vero e delle piogge.

  28. La tua poesia PER NON MORIRE mi ha molto emozionato penso che tu sia veramente brava. Auguri sinceri perchè tu possa esprimere e donare sempre belle emozioni.Un compagno di scuola.

  29. sono passata di qui dopo un certo tempo, grazie molte dell’apprezzamento sia a vivi che a italo.

    un caro saluto a Luigia che continuo a seguire nella sua meritoria opera a favore della poesia.

    ciao e grazie Donatella

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