Antonia Pozzi, “una giovinezza che non trova scamp

Antonia Pozzi al rifugio Principe di Piemonte 1934

di Monica Acito

 

Ci sono esistenze che sono perle, luminose e selvagge al tempo stesso. Perle che la vita si passa tra le mani, accarezzandole e sgranandole come rosari, fino a lanciarle al di là del confine stabilito da tutte le leggi del mondo.

L’esistenza di Antonia Pozzi è stata come una perla dalla bellezza ingenua e brutale, quasi infantile. La sua storia è sempre stata con me, fin da quando ero piccola: la figura di questa ragazza, per sempre giovane e intrappolata nel suo dolcissimo ricordo, è qualcosa che da sempre mi affascina e terrorizza.

La sua vita è durata solo ventisei anni: nei ricordi di tutti, Pozzi sarà sempre ragazza, anche se con le sue parole è riuscita ad attraversare tutte le stagioni della vita. Bambina, adulta, fanciulla, vecchia: la voce di Antonia Pozzi ha molto da insegnare anche a chi non scrive soltanto poesia.

La sua è una voce spaventosamente limpida, isolata e solitaria nel panorama letterario del Novecento.

Una fiammella conturbante che continua a brillare negli anni, perché l’esperienza di Antonia Pozzi è qualcosa che non può prescindere dalla sua stessa vita, che è essa stessa un pezzo di poesia.  Non possiamo pensare al suo profilo senza partire dalla fine, che contiene e ingloba tutte le movenze di questa giovinezza che non trova scampo.

Quel giorno del 3 dicembre 1938 c’era la neve: il freddo pungeva sulla pelle e deve anche aver pizzicato le guance di Antonia, che aveva deciso di prendere la bicicletta e costeggiare i campi intorno all’abbazia di Chiaravalle, alle porte di Milano.

La neve quel giorno era eterea e silenziosa, più del solito: la neve di dicembre era il manto perfetto per ricoprire le guance, il corpo e la vita di una ragazza di ventisei anni. Antonia Pozzi, il 3 dicembre 1938, salutava la vita terrena nel bianco della neve, mentre un piccolo rigagnolo le scorreva vicino, raccogliendo nell’acqua l’ultimo respiro di un’anima viscerale e disperata.

Milano, 3 marzo 1931
[…]
Sfocia così il tumulto
d’ogni mio male
nel riposo di un’estasi
senza confine
e l’anima ritrova la sua pace,
come un folle balzo di acque
che si plachi, incontrando
la suprema quiete del mare.

(Nel duomo, Antonia Pozzi, Tutte le opere, Garzanti) Continua a leggere

Tanti auguri, Cormac! Aspettando “The Passenger”

Cormac McCartey/ ph. APF

NOTA DI ALBERTO FRACCACRETA

 

Il 20 luglio 2021 Cormac McCarthy ha compiuto 88 anni, probabilmente nella sua casa a Santa Fe, New Mexico. Almeno dal 2009 siamo alla finestra, in attesa che Cormac — Premio Pulitzer nel 2007 con La strada e candidato perenne al Nobel — ci faccia cortesemente leggere The Passenger, il suo nuovo romanzo.

Conosciamo per sommi capi anche la trama.

Siamo a New Orleans, 1980. È la storia di un fratello che ha una sorella geniale (un vero talento della matematica), da poco scomparsa. Il fratello affronta la morte della sorella ripercorrendo le trame della creatività, cercando di capire in che modo l’ingegno possa diventare un ingombro per la persona che ne è investita. Il tema di fondo è che spesso nella vita si avvera quel dittico letale di genio e sregolatezza. L’intelligenza potrebbe voler dire spreco, scialo, dissipazione. Ebbene, sappiamo queste cose sia perché una volta tanto Cormac si è sbilanciato durante (udite, udite!) un’intervista al Wall Street Journal, sia perché a causa di un errore d’archivio alcune pagine manoscritte sono finite nelle mani di Rick Wallach, un ricercatore che lavorava alle varianti di Suttree. Alla fine, McCarthy si è deciso — nell’agosto 2015 — a tenere una lettura pubblica di brevi stralci di The Passenger con il supporto del Santa Fe Institute, ente di cui è socio fiduciario. I brani sono stati letti dal presidente del SFI David Krakauer e dall’attrice Caitlin McShea. Ebbene, in tutta questa storia c’è un paradosso.

La studiosa Dianne C. Luce nell’ultimo numero del «Cormac McCarthy Journal», edito dalla Penn State University Press pochi mesi or sono, ha scritto un saggio di quindici pagine dal titolo Creatività, follia e “la luce che danza nel profondo di Pontchartrain”: scorci di The Passenger dalla corrispondenza privata di Cormac McCarthy nel 1980.

Riportiamo in traduzione l’abstract dell’articolo che ne chiarisce i contenuti: «Le lettere che Cormac McCarthy scrisse nel 1980 a Robert Coles, Deaderick Montague e John Fergus Ryan rivelano che stava lavorando a The Passenger almeno da quell’anno, quando si aspettava che sarebbe stato pubblicato dopo Meridiano di sangue (1985). Il progetto è in parte ispirato da una poesia inedita di Louis Diehl sul clarinettista jazz di New Orleans Leon Roppolo, che si dice abbia gettato il suo clarinetto nel lago Pontchartrain in un atto di suicidio artistico. Il romanzo non doveva concentrarsi su Roppolo, ma la sua origine nella poesia citata da McCarthy suggerisce che il tema tragico del potenziale creativo rovinato o non realizzato fosse centrale per il romanzo, e che inizialmente il dominio della creatività potesse essere artistico piuttosto che scientifico. Le influenze biografiche che informano l’idea di McCarthy riguardo al romanzo includono la sua familiarità con tre uomini che ha incontrato a Ibiza alla fine degli anni ’60, il falsario d’arte Elmyr de Hory e gli scrittori Clifford Irving e Leslie Garrett, i quali hanno seguito percorsi che hanno minato il loro potenziale artistico».

Insomma, The Passenger è nel cervello di McCarthy sin dagli anni Ottanta. La riflessione ruota attorno al «potenziale creativo rovinato o non realizzato». Ma se da principio il nucleo fondativo volge verso l’arte, ora — anche in virtù della presenza al Santa Fe Institute, del contatto con fisici, chimici, epistemologi e matematici (senza dimenticare che l’unico contributo saggistico di Cormac, scritto nel 2017, è dedicato all’origine del linguaggio) — l’attenzione si sposta sul versante scientifico. Ringraziamo la professoressa Luce per il suo contributo davvero chiarificatore. Continua a leggere

Agnoloni, “Internet. Cronache della fine”

Giovanni Agnoloni

NOTA DI LETTURA DI GIORGIO GALLI

Rileggere le cronache della fine di internet di Giovanni Agnoloni, oggi che la vita virtuale è diventata tutta la vita, può essere un’esperienza istruttiva e perturbante. Agnoloni si interroga su ciò che accadrebbe se la Rete crollasse, ed esplora tutte le possibilità pratiche, ma anche etiche, politiche e metafisiche, di un simile evento. Quanto potere avrebbe colui che riuscisse a controllare la Rete? E che tipo di potere sarebbe quello di colui che, padrone della Rete, decidesse a un dato momento di spegnerla? Sarebbe l’umanità capace di tornare a vivere come prima? E l’orologio della Storia tornerebbe semplicemente indietro, o scopriremmo che lo spazio virtuale ha modificato in maniera sorda ma irreversibile non solo il nostro modo di percepire la realtà, ma financo la realtà stessa? È da queste domande che prende inizio il percorso di Internet. Cronache dalla fine, composto di tre romanzi – Sentieri di notte, La casa degli anonimi e L’ultimo angolo di mondo finito – e dei due racconti riuniti nel dittico Partita di anime. Un’opera ponderosa, che tocca temi cari anche all’ultimo DeLillo, ma in anticipo su di lui di qualche anno, dato che l’indagine di Agnoloni è cominciata nel 2012.

Tutti i protagonisti di questi romanzi hanno perso qualcosa: chi la memoria, chi la famiglia, chi un amore sparito nel nulla… Ne La Casa degli anonimi sono spariti nel nulla, e il protagonista li cerca inutilmente, perfino i tre personaggi principali di Sentieri di notte, che esistono soltanto come nomi e ossessioni. Non è venuta a mancare solo la comunicazione fra diverse aree del globo. Anche passato e presente non dialogano più. Alcuni personaggi raccontano in prima persona la loro esistenza atemporale in una Casa – o in più Case? – simile a un limbo, a un intermundus fra la vita e la morte, desiderosi di tornare a vivere ma inconsapevoli di ciò che sono stati. La loro presenza si manifesta solo nei sogni di altri personaggi. Tutti, dunque, hanno perso il contatto con se stessi: con una parte, o con la totalità, di sé. Cosa li salva? L’incontrarsi, il ritrovarsi. Ma è difficile ritrovare se stessi in un mondo di identità incerte, ingannevoli, talvolta perfino fungibili – e qui Agnoloni sembra richiamarsi a tutta la letteratura sulla massificazione, sull’individuo come monade mondiale, alienata e scissa.

Anche la razionalità non è più sufficiente. I personaggi si muovono spinti da intuizioni irresistibili, da pure sincronicità junghiane (vale a dire da coincidenze significative solo per chi le esperisce). Il protagonista della Casa, Kasper, compie le sue azioni “ben sapendo, per motivi a me ignoti”, qual è il suo compito in questo gioco dove nulla è ciò che appare ma nulla è per caso. Le coscienze possono essere persino eterodirette, infiltrate da qualcun altro che vi prende stanza. Il socratico Gnothi seautòn, “Conosci te stesso”, diventa allora il comandamento più importante. Perché è solo ritrovando se stessi, ridiventando completi, che si può svolgere la propria funzione nel mondo. Accanto al motto socratico, c’è – con pari forza – l’esempio di Gesù, che, nel tempio, pur inveendo contro i Farisei, non si lascia distrarre da loro e continua a tracciare dei segni per terra. Cosa scrive? I Testi non lo dicono, ma ai nostri personaggi quel passo del Vangelo invia un messaggio: rintracciare i segni, decifrarli, interpretarli è il loro compito più sacro, perché i segni sono tutto, in un mondo che si è ridotto al suo proprio fossile. I segni sono ciò che sopravvive. Accogliere i segni, “abbandonarsi ai significanti” avrebbe detto Carmelo Bene, è l’unica via per ritrovare quell’unità a cui tutti aspirano, e che è sempre più lontana.

Ne L’ultimo angolo di mondo finito il cosiddetto mondo reale ha perso consistenza: vi si aggirano droni che controllano l’umanità dall’alto, ologrammi in forma umana che rimandano a ciascuno i propri pensieri e a cui ciascuno si rapporta come se fossero reali, senza accorgersi di starsi avviluppando in una spaventosa solitudine. Il paesaggio de La casa degli anonimi era popolato di esseri esausti e arrabbiati, che avevano ceduto agli avatar parte della loro umanità e col crollo di Internet erano rimasti privi di se stessi, privi di una ragione di sé. L’ultimo angolo di mondo finito  fa emergere un panorama in cui il reale e l’irreale convivono al punto tale che i vivi hanno l’aspetto di fantasmi e i morti, col loro essere pure anime, hanno su di loro un vantaggio esistenziale e ontologico. Tutto ciò che appare può capovolgersi nel suo rovescio: gli eroi possono essere falsi, i benefici venir percepiti come minacce e gli eroi veri apparire come traditori e venduti. Continua a leggere

I finalisti del Premio Viareggio Rèpaci


Selezionate le terne dei vincitori del premio Giuria-Viareggio nonché finalisti del premio letterario Viareggio-Rèpaci.

Per la narrativa: Edith Bruck con ‘Il pane perduto’ (La nave di Teseo), Gilda Policastro per ‘La parte di Malvasia’ (La nave di Teseo) e Alice Urciuolo con ‘Adorazione’ (66thand2nd).

Per la poesia Andrea Bajani per ‘Dimora naturale’ (Einaudi), Vittorino Curci con ‘Poesie (2020-1997)’ (La Vita Felice) e Flavio Santi per ‘Quanti (truciolature, scie, onde) 1999-2019’ (I&L industria & letteratura).

Per la saggistica Alessandra Necci con ‘Al cuore dell’impero. Napoleone e le sue donne fra sentimento e potere’ (Marsilio), Walter Siti per ‘Contro l’impegno (Rizzoli) e Gianni Sofri con ‘L’anno mancante. Arsenio Frugoni nel 1944-45’ (il Mulino).

La giuria tornerà a riunirsi in occasione della serata finale proclamando, per ciascuna sezione, il vincitore della 92/a edizione del premio Viareggio-Rèpaci: la cerimonia si terrà il 28 agosto.

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Raymond Carver (1938-1988)

Raymond Carver

Ultimo frammento

E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Sì.
E cos’è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla terra.

Raymond Carver

Quando ha scritto questa poesia, Raymond Carver aveva quarantanove anni, (nel 1987) era malato di cancro e sapeva che sarebbe morto in tempi brevissimi. “Ultimo frammento” è dunque una delle ultime poesie che Raymond Carver ha scritto nella sua vita.

Fu pubblicata postuma nella raccolta “Orientarsi con le stelle”.

E’ diventato l’epitaffio di uno dei maggiori narratori statunitensi del XXI secolo.

IL VOLUME

Antonio Spadaro nel suo nuovo volume “La scrittura di Raymond Carver, (Edizioni Ares, 2020) scrive: “Nella poesia di Carver troviamo la radice profonda della sua ispirazione letteraria, una poesia fortemente concentrata sul quotidiano, di cui, anche attraverso un linguaggio ordinario, riesce a esprimere efficacemente le tensioni fondamentali: un certo spaesamento iniziale, la paura della morte, il bisogno di essere amato, di essere salvato, di comunicare in modo sincero.” Continua a leggere

Giovanni Agnoloni, “Berretti Erasmus”

Giovanni Agnoloni

NOTA DI LETTURA DI GIORGIO GALLI 

 

Una delle cose più difficili al mondo è arrivare a coincidere con la propria vocazione. Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa (Fusta Editore, 2020) è il racconto di come Giovanni Agnoloni ci sia riuscito.

Bisogna per prima cosa chiarire che il titolo è fuorviante: il libro non ha a che fare – se non in parte – con il noto programma di scambio tra le università europee: è piuttosto il racconto di come si forma la mentalità del viaggiatore e di come questa venga a fondersi con la vocazione di scrittore. Un racconto che non esclude – anzi, include a piene mani – momenti di leggerezza in spirito studentesco, ma che guarda a qualcosa di più. Lo percepiamo fin dalle prime pagine, con l’attenzione che lo scrittore rivolge alle periferie delle città che visita. Quest’attenzione però non ha nulla di sociologico: sembra piuttosto un dato esistenziale, e mano a mano che si procede nel libro – che lo scrittore diventa sempre più centrato in sé – la distinzione fra centro e periferia viene a sparire. D’altra parte, il soggiorno in Polonia non ispira ad Agnoloni riflessioni sul sovranismo nascente, né l’Irlanda appare ai suoi occhi quella delle case Magdalene. E non è cecità da parte di Agnoloni, ma il volersi concentrare sulla dimensione esistenziale del viaggio, sull’essere europeo e cittadino del mondo nell’esperienza specifica di un individuo.

È il primo libro in cui Agnoloni si presenta col suo nome. Un memoir, se proprio dobbiamo classificarlo in un genere. Scritto con una prosa da commedia diversissima rispetto alla precedente produzione dell’autore, e che tuttavia incrocia la tragedia: quella di un incidente stradale che si porta via la donna destinata a diventare sua moglie. Un fatto che contribuisce a rafforzare in lui la vocazione solitaria del viaggiatore e dello scrittore. Un fatto raccontato quasi di sfuggita, con discrezione. Sembra che egli abbia voluto usare toni leggeri per girare attorno a questa grande e determinante tragedia, per esorcizzarla aggirandone l’orrore. Il lettore non può che provare gratitudine per tanta discrezione, per la scelta di un simile pudore. Ci si sente grati ad Agnoloni anche per la franchezza con cui si mette in gioco, con le sue debolezze umane, la sua quotidianità eccezionale ma anche molto normale, la sua empatia con lo spirito dei luoghi che visita.

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Nadia Fusini, “María”

«Sono venuta a confessare un delitto». È una creatura docile e gentile a proferire questa frase terrificante. Si chiama María, ha la fissità di una statua e negli occhi una luce ardente, la stessa dell’isola da cui proviene. L’agente di polizia che in Questura redige la confessione, pur intuendone la pericolosa ambiguità, resta ammaliato e desidera immediatamente conoscere ogni cosa di lei – forse perché, a volte, orientarsi nella vita di una donna significa per un uomo avvicinarsi con ostinazione a se stesso. Fra l’aspirazione al divino e la condanna di avere un corpo, María racconta la sua storia. E rievoca quando rinunciò a tutto per andare a vivere con quello che sarebbe diventato suo marito e insieme il suo carceriere: le loro notti di amore accanito e la vergogna del giorno dopo, la gabbia della gelosia e il miracolo della libertà che non si compie mai. Ammette di essere finita nel labirinto di una passione tanto ineluttabile quanto assassina. Adesso sta scappando, alla ricerca del suo unico figlio. Continua a leggere

Antonino Nocito Alloni, “La controra”

Antonino Nocito Alloni

LA CONTRORA  (Guida2018) è l’opera prima di narrativa di Antonino Nocito Alloni , nato a Napoli il 3 marzo 1977. A Portici, dove ha vissuto fino all’età di venticinque anni, ha frequentato l’Istituto dei padri Scolopi Glicerio Landriani di Bellavista. Laureato in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Napoli, dal 2015 lavora in Leonardo alla divisione Elicotteri, presso la sezione staccata di Philadelphia, negli Stati Uniti d’America. Nel tempo libero, come volontario, tiene seminari di storia, cultura e lingua italiana all’America-Italy Society of Philadelphia.

UN ESTRATTO DAL LIBRO

Mola di Gaeta, 11 febbraio 1861

Amata Agata,
è iniziata la trattativa pe’la resa. Nonostante questo, i cannoneggiamenti continuano senza tregua, il nemico continua a fare morti anche se à vinto la guerra. Questa è davvero l’ultima volta che vi scrivo.
Vorrei tanto che non fosse così, ma non lo è e non posso ingannarvi. Non posso farlo, me ne dispiace tanto, questa è l’amara verità.
Cercate di dare un padre a mio figlio. Non crescetelo come un orfano, è il destino peggiore che possa immaginare per lui. E questo pensiero mi avvelena quanto mi rimane.


Forse, farò ancora in tempo a ricevere una vostra ultima lettera. Non indugiate nemmeno un attimo a rispondere. Consegnate anche solo poche parole a chi vi porta questa mia. Rispondetemi che ubbidirete a tutte le mie richieste. Continua a leggere

Franco Buffoni e Marco Corsi

Il libro più che un’intervista al poeta e traduttore Franco Buffoni, è  un bilancio sulla vita del poeta.  Un attraversamento al passato remoto e prossimo, senza dimenticare il presente, né il futuro, sul filo teso di una memoria lucida, analitica e schietta. Conversazioni a tutto campo, che trovano sponda nei terreni di poesia, narrativa, diritto, filosofia, teoria della traduzione, ma anche arte, cinema, società, costume, mai dimenticando l’intenso impegno che Franco Buffoni ha profuso, nell’arco ormai di un cinquantennio, non solo in campo letterario, ma anche politico e civile. Una battaglia per l’affermazione del nuovo, come ben testimoniano queste pagine, ricche di nomi che vanno da W.H. Auden e Allen Mandelbaum, da Mario Mieli a Seamus Heaney. E poi Raboni, Sereni, Giudici, Fortini, Zanzotto… A raccogliere questa testimonianza è stato il  giovane Marco Corsi: un passaggio di testimone, una consegna, un’eredità intellettuale che arriva oggi al pubblico in tutta la sua disarmante, e spesso ironica, sincerità.

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Le “Anime perse” di Umberto Piersanti

Nelle colline dell’alto Montefeltro presso San Leo e San Marino si trovano sei strutture del centro di recupero Atena dirette da Ferruccio Giovanetti.
Qui arrivano ospiti da tutta Italia: si lasciano dietro vicende inquiete, storie spesso atroci: uno psichiatra ha ucciso molti componenti della commissione che lo ha bocciato. Talora aiuta i medici della struttura con gli altri pazienti, ma non potrebbe uscire perché: ¨la lista è lunga¨, deve ancora far fuori quelli che non ha fatto in tempo ad uccidere.
C’è una ragazza tossicodipendente che tenta sempre di fuggire e che scomparirà tra la neve altissima del 2012.
E poi il contadino che ha ucciso con diciassette colpi quello che ha spostato il confine del podere di diciassette metri.
Anime perse edito dalla Marcos Y Marcos raccoglie diciotto racconti scritti ed interpretati da Umberto Piersanti che si riferiscono ad altrettante vicende reali raccontate all’autore da Ferruccio Giovanetti.
C’è un netto contrasto tra la bellezza del luogo e le tragedie di queste vite spezzate. Continua a leggere

Addio a James Salter

James_Salter_p_1_550Il 19 giugno 2015 se n’è andato all’età di 90 anni, lo scrittore statunitense, nato a New York City, James Horowitz, noto con lo pseudonimo di James Salter.

Nota di Giandomenico Vaccari

[…] Il paesaggio era bellissimo, ma passivo. Il vuoto delle cose si innalzava come un canto corale, rendendo il cielo ancora più azzurro e vasto.” […] Continua a leggere

Premio Prata 2013, la Cultura entra nella Basilica

Premio Prata 2013: La cultura nella Basilica
di Enzo Rega
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Si è dunque conclusa la VII edizione del Premio Prata che come sempre ha abbracciato diversi campi della cultura. La manifestazione ha avuto luogo la sera di sabato 13 luglio nella suggestiva cornice della arcibasilica di Maria SS. Annunziata. Giovani e preparate guide hanno illustrato ai convenuti – premiati e membri della giuria – l’importanza storica e architettonica del sito:

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Dell’arte del romanzo

La vostra voce
a cura di Luigia Sorrentino

Dell’arte del romanzo
di Giorgio Galli

Ciò che rimprovero alla narrativa è d’aver falsificato l’essere umano. Il racconto, il romanzo, il dramma hanno costretto la realtà dei fatti, e quella interiore, in delle strutture, e hanno imboccato così un vicolo cieco in cui non possono più indagare, cogli strumenti a loro congeniali, né l’una né l’altra. Oggi la narrativa -quasi tutta la narrativa- non serve più a conoscere. Ma come è accaduto? Continua a leggere

Al Palazzo Reale di Milano una mostra su Giulio Einaudi

Appuntamento

Una riflessione filologica sul lavoro di Giulio Einaudi chiude a Milano le manifestazioni dedicate al centenario della sua nascita. La mostra ‘Giulio Einaudi. L’arte di pubblicare’, promossa dal Comune in collaborazione con la Fondazione Giulio Einaudi e Skira editore, è infatti in corso dal 28 novembre 2012 ( e fino al 13 gennaio 2013) nelle sale al piano terra di Palazzo Reale.
Ingresso gratuito.
L’esposizione indaga ed evidenzia gli intrecci tra arte, tipografia ed editoria, che caratterizzarono l’esperienza di una delle più importanti case editrici di cultura italiana, la Giulio Einaudi editore. La mostra  anche un viaggio nella cultura italiana dagli anni Trenta del Novecento alla fine del
secolo scorso. Continua a leggere

Antonella Anedda vince il Premio Viareggio-Repaci 2012

E’ Antonella Anedda (nella foto) con  “Salva con nome” Mondadori, 2012 la supervincitrice per la sezione Poesia del Premio per Viareggio-Repaci 2012.

Cliccando qui potrete leggere la recensione di Luigia Sorrentino a “Salva con nome” di Antonella Anedda, una delle opere più significative della sua lunga produzione poetica. Continua a leggere

Anticipazione: Premio Viareggio-Repaci 2012

Oggi, 7 settebre 2012 alle 21:00 avrà inizio la cerimonia conclusiva dell’83/esimo Premio Viareggio-Repaci che si svolge a Viareggio, presso il Centro Congressi Principe di Piemonte. La giuria presieduta da Simona Costa procederà nel corso della stessa serata a votare i vincitori per la Narrativa, la Poesia e la Saggistica.

Sempre stasera verrà consegnato il Premio Internazionale Viareggio-Repaci 2012 che la Giuria ha deliberato all’unanimità di assegnare a Luciano Gallino (nella foto) “per la lucidità – si spiega in una nota – la coerenza e l’originalità di una riflessione politica, economica e sociologica, dispiegata nell’arco di più di mezzo secolo in una serie memorabile di libri, saggi e articoli, che trova oggi una esemplare ricapitolazione nel libro-intervista, curato da Paola Borgna, La lotta di classe dopo la lotta di classe, edito da Laterza. Continua a leggere

A metà settembre, il vincitore del Premio Carver 2012

Il Premio Carver – che si autodefinisce “il contropremio dell’editoria italiana” – si differenzia dai premi tradizionali perché vengono semplicemente premiati i libri, a prescindere dal nome dell’autore o dalla casa editrice che ha pubblicato il libro. Maggiori informazioni le troverete su http://www.prospektiva.it/
A metà settembre a Civitavecchia, nella cornice della Cittadella della Musica, all’ex Infermeria Presidiaria Spagnola e nell’ambito del festival ‘Un mare di lettere’  verrà proclamato il vincitore del Premio Carver 2012.

Un’opportunità, questa, per far emrgere autori poco noti, avendo cura, tuttavia, di preservare la qualità nella scelta degli stessi. Questo l’obiettivo principale che si pone il Carver: sempre e ad ogni costo. “Non vogliamo confrontarci con i grandi premi letterari. Continua a leggere

Premio Letterario Viareggio-Repaci, le terne dei finalisti

Sono state selezionate dalla giuria le terne dei finalisti del Premio Letterario Viareggio-Repaci. Per la narrativa sono Antonia Arslan, “Il libro di Mush” (Skira), Nicola Gardini, “Le parole perdute di Amelia Lynd” (Feltrinelli) e Giovanni Greco, “Malacrianza” (Nutrimenti).

I tre finalisti per la poesia: Sauro Albisani, “La valle delle visioni” (Passigli), Antonella Anedda, “Salva con nome” (Mondadori); Nino De Vita, “mini” (Mesogea editrice). Continua a leggere

Premio Strega 2012, vince Alessandro Piperno

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Non è Emanuele Trevi il vincitore del Premio Strega 2012 come tutti si aspettavano, editori compresi, ma Alessandro Piperno. Lo scarto tra i due finalisti è stato davvero minimo, solo due voti: 126 di Piperno contro i 124 di Trevi. Dunque è  Alessandro Piperno ad aggiudicarsi la sessantaseiesima edizione del Premio Strega con il romanzo edito da Mondadori: “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi”. Ma, quando lo scarto dei voti è così minimo, si potrebbe dire che in realtà i vincitori sono due. Continua a leggere

Premio Pulitzer 2012 per la narrativa: «Nessun premio»

Pulitzer per la narrativa: una svolta epocale?
di Nicola D’Ugo

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Pomeriggio grigio a New York il 16 aprile. Seguito dal gelo diradante nella notte buia. Non toccava le case, né le strade della Grande Mela, ma espandeva i suoi fini tentacoli nelle sale dove erano stati appena annunciati i vincitori del Premio Pulitzer, nelle stanze ronzanti delle case editrici sparse qua e là oltre gli Appalachi e le sconfinate radure d’America, dei giornali brulicanti, dei tanti scrittori che speravano di poter vedere il proprio nome o quello del proprio editore tra i finalisti, se non di ambire ad un riconoscimento troppo importante per essere anche solo sperato. Continua a leggere

Al via il Festival dell’inedito

Romanzi, poesie, sceneggiature cinematografiche, testi teatrali, fiction, format televisivi che rischiano di restare nel cassetto hanno una nuova chance. Con il ‘Festival dell’Inedito’, inaugurato con la messa on line del sito www.festivaldellinedito.it., tutte le persone che amano scrivere, nella più ampia accezione del termine, e non hanno ricevuto attenzione, potranno veder pubblicate o prodotte le loro opere.

Fino al 31 maggio prossimo, attraverso il sito, gli aspiranti scrittori, sceneggiatori e autori di format tv potranno inviare i loro testi che saranno valutati dal ‘Comitato lettori’, presieduto dallo scrittore Antonio Scurati e del quale faranno parte, fra gli altri, Carlo d’Amicis, Paola Pascolini, Linda Ferri, Giuseppe Antonelli e Chiara Valerio. Continua a leggere

La segreteria letteraria del Premio Viareggio-Repaci

Simona Costa, neo-presidente del Premio Viareggio-Repaci, ha ufficializzato, come primo atto della sua presidenza, le nomine annuali delle segreterie letteraria e organizzativa e dell’ufficio stampa. La segreteria letteraria è stata affidata a Costanza Geddes da Filicaia, ricercatore di Letteratura italiana all’Università di Macerata, segretario organizzativo è stato nominato l’architetto Lucio Trizzino, mentre dell’ufficio stampa si occuperà il giornalista Enrico Gatta.

In tal modo, spiega una nota, si avvia pienamente la macchina organizzativa di questa ottantatreesima edizione del Premio, per la quale resta confermato, a norma di statuto, che i libri segnalati dai giurati, nelle tre sezioni di Narrativa, Poesia e Saggistica, dovranno essere compresi tra le date di pubblicazione del 1 giugno 2011 e 30 maggio 2012.