
Luca Crastolla
NOTA DELL’AUTORE
Ne “L’indole del Tarlo” di Luca Crastolla (Delta 3 Edizioni, 2025) dimora un viaggio votivo teso ad esplorare il Sud come luogo fisico e intrapsichico. Un viaggio che vuole restituire una cartografia del sentimento e del risentimento verso questa latitudine.
Quello fotografato è un Sud che si issa da tante rovine, molti luoghi d’anima rupestre, assai sacrosante gasteme, ma che sempre si dispone come il sangue di un San Gennaro a fluire di nuovo, a fluire da grumo traumatico e difensivo, a chiedere la potenza di un nuovo rito che abolisca, ci provi, la religione materialistica di questo tempo.
L’indole del tarlo denuncia chi derubrica questa terra come zona di sacrificio o vuoto da occupare con piantagioni fotovoltaiche, con parchi acquatici e, non ultima, con una sequela di nomi impropri.
L’autore risponde a questi sfregi intrecciando memoria, ferite e bellezza. A queste condizioni Le pagine de “L’indole del tarlo” ricercano rizomi identitari ma anche una lingua nuova che, attraverso l’innesco di una scrittura in parte automatica, si prende il rischio di un depensamento come allontanamento dalle stereotipie con cui il Sud viene letto dai non meridionali, ma anche dai meridionali stessi.
L’autore spesso lascia prevalere l’espressione sul dire e non rifiuta un certo barocchismo nel quale intravede la possibilità di opporsi a paradigmi che si vorrebbero chiari e lineari ma che sono frutto di una dimensione utilitaristica, che abolisce quanto non può ricevere immediatamente senso, ciò che non può immediatamente essere guadagnato o speso. Così compaiono nella scrittura di Crastolla forme asimmetriche, sintassi spezzate, affastellamenti, policentrismo delle strutture, preminenza dell’ombra sulla luce. Elementi congeniti della sua parola, ma che si alimentano della lezione sul barocco di Bene e di Bodini.
Tematicamente, se da un lato pesa un sud sacrificato e desertificato, dall’altro, i versi costruiscono pagine assai popolate. Non solo da fantasmi personali, dalle figure care o dalle letture del poeta, ma anche e soprattutto dagli incontri fortuiti o voluti con cantastorie, musicanti, altri poeti della voce e altri restanti.
A tal proposito, si fa aderente un’estrema sintesi della postfatrice dell’opera, Emanuela Sica: “Il Sud di Luca Crastolla è voce e grembo (bifronte) di madre, uno ci nutre con canti di dolcezza, rosari, e mani callose, l’altro ci strega, ci ripudia, con occhi antichi di silenzio e rabbia”. In poche mosse, qui, si restituisce l’essenziale, si sottolinea la dialettica dei poli “sentimento” e “risentimento”, ma si rileva un terzo fulcro: quello fissato al chiodo della magia e della stregoneria. Un’eredità de le “Indias de por acà” anche questa, un daimon che sostiene la liturgia di questo tentativo poetico che si vorrebbe rabdomantico. Nelle formule, certo, ma anche nella poieisis di scovare resti d’acqua in barba ai saccheggi di un territorio e un pensiero carsico.
ESTRATTI
da “L’indole del Tarlo” Delta 3 Edizioni, 2025
*
così che perduti nelle mille e una notte
delle tarante, nelle piazzate lesse
nelle sagre pestilenti di tamagotchi e mutande10
materne e di nonne che scioglievano
trecce e seduzioni dinnanzi ai comò
ai cassettoni di malamagia e tabernacoli
Così che messe a rarità le osterie a Ceglie
i guaritori d’ossa per contrade di rantolo
le rabdomanzie dei musicanti, le sartorie
dei barbieri, senza sale e pazienza
per i nostri soprannomi radicali; spente
le rupicole vicende, la slegata edilizia
affogate le campane d’acqua poca e piovana
le basiliane orme per tutto il nastro acuminato
fino ai paraggi di San Paolo sgretolato a Giurdignano
arruolato alla pietra dei pagani, nella coreutica dei giusti
O che risalga alla gola l’amaro sentimento della cicoria
e sbattezzi questo nomignolo di zucchero filato
__________________________
Note:
Il terzo e il quarto verso alludono al modo di dire: “si venderebbe pure le mutande della madre”. Questa locuzione indica colui che, senza scrupoli e dignità, baratterebbe le cose più care e intime che definiscono la propria identità e origine per un vantaggio meramente materiale.
L’affresco di San Paolo a Giurdignano è uno dei più antichi segni dell’arruolamento
del santo cristiano alle liturgie del tarantismo.
*
che da Via delle Croci e sulle caviglie
toccavi in un fischio d’aria
la Madonna del Pozzo e sotto quei paramenti
le aggrumate grotte lungo la Bari-Lecce
qualche treno, nel caos dei fossili e delle ere
sciame di metallo fomentato a nafta; e le torsioni
quel giorno acuto della scolopendra
matta di malanimo e di veleno
tra le dita come poteva improvvisare la pietra
quel giorno altro finito sul tardi per spericolare
sul labbro monumentale di una terrazza in cava
squarcio di pietrisco in Salamina. Lande
pomeridiane di noi mosche intorno agli inghiottitoi
di ore, dopo i compiti le occasioni per silenziare
le litanie delle madri, le luttuose. I depistamenti
_________________________
Note:
Salamina non è l’isola greca, ma una contrada rurale del Brindisino.
*
la memoria è questo corpo rituale
mezzo pane sotto la calce, una mollica al caolino
Le reincarnazioni erano tutte nel fiato
poca cosa l’estensione: il capo tuo
d’accusa che qui bastasse vorticare il sangue
liberarlo per gironi, in ginniche occasioni
per vicoli e antri di malaffare, di lesa grazia
dozzinale ebbrezza. Si aggirava a rovescio
per un tenero sterno di terra sconfinata
fra nidi di levante e nostre nenie di lento
ponente, lenti segnalibri, un sale di scirocco
addormentato lungo funi tese fra campanule
si svestiva l’elicriso della croce sua di tufo, la ferita
le trafitture, il patrimonio. Aghi e ditali di premura
custodisco in timpani subacquei, merletti di pazienza
arance sfilate al ramo la domenica, dopo la parola
del Signore: le rotondità del gesto, l’odorosa
familiarità che ricuciva i brefotrofi con la madre
della madre che m’invitavo a immaginare
morbida nella ruga sua sino a farsi solco
*
ed io mi vado rammaricando splendendo
sotto portici di voci che danno alla testa
quell’esatta incurvatura: quantità precise
di piovaschi che sottraevi alle magre grondaie
per non lasciare una madre al suo iniquo
pianto. L’inettitudine di dire “cuore” al cuore
senza avvertire una solida serpe di sciocchezze
risalire da un bollore di fave bianche:
l’ancoraggio delle mie derive. L’articolo
determinativo maneggiato con poco mestiere
poco plenilunio. Non si osa decifrare, poi
la folla fantasmagorica dei pronomi:
‒ l’innesco e l’esplosione del congegno alato ‒
o le cortecce di suolo che ospitano i miei primitivi
segni, inalberati per lavare i piedi ai soffitti
dei nostri paesi dell’interno, appollaiati
su nudi calcari, nodi ai fazzoletti per aver dimenticato
I basilischi che siamo sotto le sagre del sole d’agosto
per compiacere, se proprio si vuol dire, con i corridoi
di luminarie e lupini su basolati incamiciati d’asfalto
e doverne fare cartaccia acchiappamosche e sorriderne
Sorridere di costati in cartapesta esibiti e trafitti di nuovo
da lame di idrolitina vacanziera. E le nostre isole di vento
le nostre congiunzioni di mare, e di genti
chiuse in pagine di diario arate a metà
a metà vociate di tanto in tanto agli amici
presso le aie dei nostri padri odorosi di negroamaro e basilico
le nostre lettere inviate a tutti e a nessuno, il nostro cane
sciupato nel mordersi la coda. Tu sai come si allaga
sgranandosi nelle sue terribili pupille
*
avvertiamo un alito
nel clamore della calce
venire da stanze segrete
posarsi labiale alle tende
(udirci cardi e dimenticanza)
Luca Crastolla nasce nel 1974 a Fasano dove risiede. Laureato in Scienze dell’educazione, attualmente coordina una struttura residenziale psichiatrica. Nel 2018, per Controluna Edizioni Poesie, pubblica la sua prima silloge dal titolo L’ignoranza della polvere. Una sua composizione inedita, intitolata Trittico da un cammino lucano, l’anno successivo è accompagnata da una nota di lettura del poeta Alfonso Guida.
Nel 2022 pubblica, per l’editore Gattogrigio, la plaquette “Le sorti dell’incanto”. Dall’opera è stata ricavata una performance di teatro poesia con la regia di Cristina Bevilacqua e Anthony Rosa.
Nello stesso anno dieci suoi inediti compaiono ne “I cieli della preistoria – antologia della nuovissima poesia pugliese”. L’opera è curata da Antonio Bux per Marco Saya Edizioni.
Nel 2023 tre suoi testi sono stati inseriti nella sezione antologica del numero doppio 88/89 della rivista letteraria Aperiodico ad apparizione aleatoria de Il foglio del clandestino edizioni. Nello stesso anno tre suoi inediti compaiono nell’antologia di poeti italiani “Riflessi” a cura di Patrizia Baglione.
Nel 2024, per Delta 3 Edizioni, nella collana Plenilunio diretta da Emanuela Sica, compare nell’antologia poetica con illustrazioni di Gelinda Vitale Proteggi – immagini e utopie per le anime pezzentelle.
Nella stessa collana pubblica quest’anno la sua terza silloge: “L’indole del tarlo”.
Diversi suoi testi sono, infine, comparsi su riviste online, Inverso , Avamposto e Atelier, nonché sulla rivista greca Extirion con traduzione a cura del poeta Sotirios Pastakas.
Attualmente per Les Flâneurs Edizioni, sta curando una antologia di poetesse palestinesi.