Marco Bini, da New Jersey

Marco Bini

Un racconto, impossibile. La provincia è così: non si afferra, non ne prendi esattamente tutti i contorni. E lo sai, l’insicurezza è l’approdo che la poesia t’insegna. Sono queste le due colonne d’ingresso al libro, parole di Luigi Ghirri e di Iosif Brodskij. Ci salutano, ci dicono: forza, entrate, ecco il nostro–vostro New Jersey. Sa di Terra promessa, questo libro di Marco Bini, anzi di terra e di promessa, «mattone–memoria della terra» e promessa di vita, avvertita tanto da volere, un tempo e forse ancora, «che smettesse tutto quanto» e allo stesso tempo che davvero non finisse. Sentirete, tocca ognuno di voi questo bilico, voi che state per entrare. Vedrete, vi riguarda, se tentati come credo tutti lo siamo di narrare la nostra storia, la nostra benedetta terra.

Dalla prefazione di Cristiano Poletti

Da New Jersey, Interno Poesia, 2020

Dovremmo credere ai cartelli quando come costole
spalancano al cuore spazio per pulsare,
se l’alluminio rifrange in cifre la misura
del divario fossile che basta a sentirci persi

o vederli come sfregi verticali al modo che abbiamo
di sbirciare l’orizzonte del nostro New Jersey
ma senza ponti per il centro dove agglomerarsi
nel nucleo vulcanico dove fabbricano la luce?

*

Forse più la prima, specie quando le statali
affondano, si fanno radici, vengono a prenderci.
Le aspettiamo, si facciano avanti:
ci tengono a distanza.

Al capo estremo del tracciato siamo
dove ai giorni non si attaccano aggettivi,
siamo deposito e sedimento,

siamo i pezzi che nell’esplosione volano lontano.

*

Poteva finire peggio e la parabola ancorarci al punto
cieco della carta dove l’attrazione non arriva,
il sospiro non serve, la felicità è perfetta e non si regge

invece di farci piovere qui nell’esatto contrario del mare
tra l’erba bassa e il tormento insostenibile dei tralci
nell’alluvione dei campi a matita morbida e tratto leggero.

*

Bologna città–stalagmite, fuori le mura
è quasi più acciaio che pietra.
Novecento puro la torre dell’Unipol impressa
dal logo liquido del sole
(Rothko, Gramsci, Montale tutti assieme)
nella calma minerale presidiata dai server.

Ci sono anche i fiori, ma nessuno li capisce
aggrappati ai terrapieni, al riparo dei guard–rail:
ci lasciano andare, non dicono niente.
Crinali di colline al ritorno, cielo, cose che non so.
Continuate a darmi limiti,

spingetemi a frugare nel mucchio del visibile.
Diventate scrittura, accenti sul libro del mondo.
Parole:
fatevi scrivere, tenetemi in vita.
*

A riassumerla non serve che lo spazio tra lampo e tuono,
otto secondi di sera autunnale per dire picchi
e inespresso di una vita che è bellezza, spavento, carbonio.

Vengono a riprendersela come gli olandesi le terre basse
e rimangono la cosa più stupida mai fatta, dettagli
sul trapasso, l’asfalto di un vicolo cieco pagato con le tasse.

Poi ci si divarica fino a spezzarsi e mancare diventa il pane
finito prima di cena, la fitta riordinando il cassetto.
Cosa rapiscono le palpebre, cosa ritengono e poi rimane,

amuleto egizio per il dopo? Forse il sorso di un rosso
buono o l’ebbrezza per una poesia che vorrei fosse mia;
di sicuro pre–sento mancare la sera sulle strettissime esse

per Castelvetro, l’immagine di sfondo salvata in memoria.

*

Al Museo di storia tedesca

Mi vedo come li guardo, con quale smarrimento
di ultimogenito gli ultimi vent’anni
che siano valsi la pena, lo sfasciume inquieto
come in attesa del colore, la salita

di gruppo sul podio prefabbricato della storia:
è lo sguardo di chi ha mancato l’istante dell’eclissi.
Vedo cosa accade quando il tempo alza il ritmo
e si raggruma in un punto esclamativo:

la frase dopo vaga in aria in cerca di registro,
è incessata riscrittura, come la città oltre queste stanze.

Marco Bini (1984) vive a Vignola (MO). Suoi testi sono apparsi nelle antologie La generazione entrante e Post ’900 (entrambe Giuliano Ladolfi Editore, 2011 e 2015) e in diverse riviste cartacee e online come “Nuovi Argomenti”, “Poetarum Silva” e “Poesia del Nostro Tempo”. Ha pubblicato le raccolte di poesie Conoscenza del vento (Giuliano Ladolfi Editore, 2011) e Il cane di Tokyo (Giulio Perrone Editore, 2015). Collabora con Poesia Festival in provincia di Modena.

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